lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le ambigue critiche di Flake e Corker a Trump
Pubblicato il 06-11-2017


jeff-flake“Non sarò complice a comportamenti spericolati e vergognosi” che rappresentano una “minaccia alla democrazia”. Queste sono solo alcune delle parole impetuose che il senatore dell’Arizona Jeff Flake ha pronunciato al Senato attaccando Donald Trump ma allo stesso tempo il Partito Repubblicano che continua a supportare l’attuale inquilino della Casa Bianca. Un discorso potente e in un certo senso coraggioso smorzato però dall’annuncio che Flake non si ripresenterà alle elezioni l’anno prossimo.

Flake aveva già espresso il suo disappunto per i comportamenti scorretti di Trump durante l’elezione del 2016 come ci conferma il suo rifiuto di offrire l’endorsement all’allora candidato repubblicano. Dopo l’elezione però Flake aveva accettato la vittoria di Trump ed aveva persino cantato le lodi per il cabinet del 45esimo presidente. Inoltre il senatore dell’Arizona aveva supportato le nomine giudiziarie di Trump, specialmente quella di Neil Gorsuch alla Corte Suprema.

Flake nei dieci mesi della presidenza di Trump ha sostenuto l’agenda legislativa dell’inquilino della Casa Bianca al 91 percento votando per le nomine giudiziarie, la marcia indietro delle agenzie regolatrici, ed altre iniziative del presidente. L’American Conservative Union gli ha dato un voto del 95 percento per i suoi voti al Senato, cifra quasi identica a quella di Jeff Sessions, quando l’attuale procuratore generale era anche lui al Senato. Flake ha supportato anche il disegno di legge per la revoca dell’Obamacare, silurato però dal suo collega dell’Arizona John McCain, Lisa Murkowski (Alaska) e Susan Collins (Maine).

Flake dunque non obietta all’ideologia politica di Trump ma al suo comportamento che lui vede come minaccia al suo partito ma anche alla democrazia. Il senatore aveva anche confermato le sue preoccupazioni su Trump in un libro pubblicato questa estate dal titolo “The Conscience of a Conservative” (La coscienza di un conservatore) nel quale reitera le sue distanze da Trump. Come si sa, Flake è mormone e nel suo libro ricalca gli attacchi a Trump mettendo in rilievo i valori della sua fede sul decoro e il rispetto che lui vede totalmente assenti dai comportamenti di Trump. Non ha tutti i torti ma Flake non è un buon messaggero perché il suo discorso e la sua denuncia a Trump sono state condizionate dalle sue pessime possibilità di rielezione l’anno prossimo. Infatti, l’ala destra del partito, incoraggiata da Stephen Bannon, avrebbe supportato Kelli Ward nelle primarie repubblicane, la quale, secondo i sondaggi avrebbe sconfitto Flake (58 a 31 percento). Anche se Flake fosse riuscito a ribaltare la situazione e avere la meglio sulla Ward, l’eventuale avversaria democratica Kyrsten Sinema gli avrebbe dato filo da torcere.

In effetti, Flake, non vedendo una strada per la sua rielezione, ha deciso che inizierà il discorso per le denunce a Trump che in realtà altri, specialmente Hillary Clinton, avevano fatto durante la campagna elettorale dell’anno scorso. Anche il senatore Bob Corker del Tennessee ha recentemente evocato temi simili a quelli messi in rilievo da Flake ma anche qui si tratta di un altro senatore che ha deciso anche lui di non correre per la rielezione.

Ambedue senatori fanno parte dell’establishment repubblicano che non è ideologicamente opposto a Trump ma vede l’attuale inquilino della Casa Bianca come immeritevole del loro partito e della presidenza. Ci saranno probabilmente altri che concordano ma con l’eccezione di John McCain la maggioranza rimane silenziosa e continuano a lavorare con il 45esimo presidente per questioni di realpolitik. Lindsey Graham, senatore della North Carolina, è tipico. Dopo essere stato sconfitto da Trump alle primarie e i ripetuti tweet velenosi reciproci Graham ha deciso che collaborerà per implementare la visione politica repubblicana.

In effetti, Trump ha preso il controllo del suo partito e nonostante le sue critiche spesso personali contro la leadership che lui vede responsabile per l’incapacità di mettere in atto l’agenda legislativa, sono rari gli interventi come quelli di Flake e Corker. Infatti, i due senatori sono stati criticati per la loro arresa sostenendo che se il loro impegno fosse genuino dovrebbero ripresentarsi alle elezioni e lottare per i loro principi.

Ciononostante Flake e Corker avranno 14 mesi rimanenti nel loro mandato per ostacolare Trump come presidente e la sua agenda politica. Questa ipotesi non farà perdere sonno all’inquilino della Casa Bianca. L’incubo di Trump, però, esiste e si chiama Robert Mueller, il procuratore speciale sul Russiagate. Paul Manafort, Robert Gates e George Papadopoulos, tre dei collaboratori del 45esimo presidente, sono infatti agli arresti domiciliari accusati di cospirazione. Il tam tam del Russiagate che si avvicina alla Casa Bianca continua ad aumentare di volume.

Domenico Maceri
PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Commenti all'articolo
  1. “Crediamo in Trump per arrivare alla pace tra Israele e Palestina”. È quanto dichiara Riad al Malki, ministro degli Esteri dell’Autorità Nazionale Palestinese, in una intervista alla Stampa. Afferma al Malki: “Durante gli anni di Obama Netanyahu ha fatto il bello e il cattivo tempo, si è divertito. Obama è stato un leader esitante e Netanyahu, contando sull’appoggio del Congresso, lo metteva continuamente in difficoltà. Con Trump è diverso, il nuovo presidente ha il Congresso dalla sua e asseconda Netanyahu ma gli ha fatto anche capire che c’è un limite”. Secondo il ministro, Israele sembra non rendersi conto “che il tempo sta finendo, che siamo come due gemelli siamesi e che lo Stato d’Israele non resisterà ancora a lungo senza la nascita di quello palestinese”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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