martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Italia perde i Mondiali, Ventura la faccia
Pubblicato il 14-11-2017


Dramma azzurro: ai playoff vince la Svezia. Per la terza volta nella storia non parteciperemo alla competizione iridata, non accadeva dal 1958 (per uno scherzo del destino, si giocò proprio in Svezia). Buffon in lacrime dà l’addio alla Nazionale, con lui anche De Rossi e Barzagli. Tanti colpevoli, su tutti il ct Ventura: perché non si è dimesso?

ventura (1)MILANO – Disfatta, debacle, apocalisse. Gli aggettivi si sprecano per definire la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale 2018. In Russia ci va infatti la Svezia dopo lo 0-0 di lunedì sera a San Siro e grazie alla vittoria 1-0 di venerdì scorso a Stoccolma. Dunque niente sogno di alzare la coppa del mondo per gli azzurri, che per la terza volta nella storia non parteciperanno alla competizione iridata: non accadeva dal 1958, si giocava (per uno scherzo del destino) proprio in Svezia.

I RESPONSABILI – Una sconfitta troppa grave, inaccettabile. E inevitabilmente è subito partita la caccia al colpevole. Nel calcio, si sa, paga sempre l’allenatore. E forse è proprio Gian Piero Ventura il maggiore responsabile. Dargli addosso in questo momento è un po’ come sparare sulla croce rossa e dispiace perché si tratta di una brava persona. Sicuramente la scelta di affidarsi a lui per il dopo-Conte è stata una decisione scelerata perché parliamo di un tecnico privo di esperienza internazionale e che non ha mai allenato una grande squadra. La fortuna non ci ha aiutato nei sorteggi, essendo capitati nel girone di qualificazione con la corazzata Spagna. Sulla carta secondo posto doveva essere (e quindi spareggio) e secondo posto è stato, anche se più volte Ventura ha tenuto un atteggiamento troppo arrendevole nei confronti degli iberici, dimenticando che appena un anno e mezzo fa li abbiamo battuti nettamente all’Europeo 2016, e non c’è stata una partita che sia stata convincente contro le modeste Albania, Macedonia e Israele. Male quindi nel girone, malissimo nello spareggio. Anche qui poco fortunati con le palline dell’urna, perché la Svezia è un avversario tignoso. Ma siamo l’Italia, eravamo più forti e dovevamo vincere. E’ giusto ricordare che la dea bendata non ci ha baciati e che le decisioni arbitrali (soprattutto nella gara d’andata) hanno lasciato parecchio a desiderare, ma sono i perdenti a cercare alibi. Al povero Ventura bisognerebbe chiedere perché ha cambiato così tanti moduli, perché scegliere lo spregiudicato 4-2-4 in Spagna e prendere tre sberle, perché nella doppia sfida contro la Svezia sono stati utilizzati con il contagocce Insigne ed El Shaarawy, i due giocatori attualmente più in forma. Ma la vera domanda è: caro Ventura, perché non ti sei dimesso nel post-partita? Era il minimo che avrebbe dovuto fare dopo una batosta simile e soprattutto, dopo la disfatta tecnica, avrebbe almeno salvato la faccia. Ha chiesto scusa agli italiani (almeno quello), ma ovviamente non basterà: il suo destino è comunque segnato.

LE LACRIME DI BUFFON – Sarà inevitabilmente rivoluzione. A partire dall’allenatore (in cima alla lista c’è Ancelotti). Ma anche la squadra cambierà: alcuni grandi “vecchi” hanno già dato l’addio. Gigi Buffon, in lacrime ai microfoni Rai dopo la partita, si è dimostrato un grande uomo e ha confermato che quella di lunedì sera è stata la sua ultima partita in azzurro. Discorso uguale per Daniele De Rossi e Andrea Barzagli. Da valutare invece il futuro di Giorgio Chiellini, che invece potrebbe continuare fino all’Europeo 2020. Siamo ben lontani qualitativamente dall’Italia di Usa ’94 o di Germania 2006, ma il talento non manca così come le giovani promesse. E chissà che non possa tornare utile anche Mario Balotelli… Se allarghiamo invece il discorso, urgono alcune riforme federali. A partire appunto dai giovani: nelle formazioni Primavera bisogna limitare l’utilizzo di stranieri altrimenti la crescita di nuovi campioni azzurri resterà utopia. E poi diminuire il numero di partecipanti nei campionati: la Serie A con 20 squadre non è più sostenibile, troppi club si accontentano di raggiungere il proprio obiettivo e snobbano così la valorizzazione dei nostri talenti. Riforme che potrebbero essere portate avanti non più dal presidente della Figc, Carlo Tavecchio, anche lui a serio rischio dopo le dichiarazioni di Malagò, numero uno del Coni, che lo ha invitato a dimettersi.

Francesco Carci

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