martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’occasione per Di Maio di ‘delegittimare’ Renzi
Pubblicato il 06-11-2017


di maioLuigi Di Maio torna sui suoi passi e dopo aver chiesto un confronto pubblico con Matteo Renzi che aveva raccolto il guanto di sfida, ritratta: “Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione”. Ha fatto sapere il candidato Premier in pectore dei pentastellati. Una mossa astuta che fa riguadagnare terreno e gioco al giovane M5S che in questo modo non solo coglie la palla al balzo per delegittimare il segretario del Partito al Governo, ma può anche avere la revanche contro un Pd da sempre ‘margine’ di un populismo targato M5S. Tuttavia mentre ha evitato il confronto con Renzi annuncia che sarà ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” domenica sera su Raiuno.
Una presa di posizione che ha sorpreso tutti, anche se non è la prima volta che i Cinquestelle evitano un confronto, soprattutto in Tv. Anche se la mossa dell’esponente del Movimento 5 stelle è stata scorretta nei confronti di Renzi è un modo per guadagnare ancora tempo e per delegittimare definitivamente un avversario che dopo la debacle siciliana ha ancora le ossa rotte per la frattura con l’altra sinistra, quella di Mdp. Dal Pd intanto la prima reazione con un post su Facebook: “Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie, cioè la democrazia interna. Non lo decidono le correnti, non lo decide il software di un’azienda privata, non lo decide Di Maio”. Anche il presidente del Pd, Matteo Orfini, risponde a Di Maio: “Di Maio. Dopo essersi svincolato dal confronto con la Boschi, dopo aver sfidato Renzi e fatto i capricci su dove tenere il confronto, oggi lo annulla con una scusa ridicola. Per carità, è un giorno difficile anche per lui: in Sicilia vince la destra, a Ostia M5S perde una marea di voti grazie all’effetto Raggi e la Appendino viene indagata per reati gravissimi (omicidio colposo e disastro colposo). Capisco che non è facile andare in tv quando le cose vanno male. Vale anche per noi. Ma noi ci siamo sempre. E non scappiamo mai. Ecco una delle differenze”.
Senza volerlo (o forse consapevolmente) Di Maio ha attirato sul segretario Dem le ire mai sopite degli altri avversari, a cominciare da Giorgia Meloni. “Ho visto la prima reazione coraggiosa di Luigi Di Maio di rifiutare il confronto con Matteo Renzi. Sarebbe stato divertente vedere Pd e il Movimento Cinque Stelle commentare la vittoria del centrodestra. Propongo a Di Maio di andare io a confrontarmi con lui visto che a vincere siamo stati noi”. Ma la Meloni dimentica che se c’è stata una lezione dalla Sicilia è che a vincere a destra è ancora una volta Berlusconi e che se ci sarà un candidato premier dal centro destra sarà probabilmente lui stesso.
Nel frattempo il Pd prova a riagganciare l’alleanza a sinistra e in un comunicato ammette la sconfitta siciliana, ma apre alla possibilità di nuove coalizioni: “Da oggi il Partito democratico riparte. Ribadendo forte e chiaro che non sarà mai il partito di quelli che vogliono ‘bruciare vivi’ gli avversari, quelli delle urla, quelli che soffiano sul fuoco della paura e vivono nella protesta perenne. Per chi vuole discutere con il Partito democratico delle idee per rilanciare il Paese, dentro questo modello, la porta è sempre aperta. Per portare ancora il centrosinistra al governo del nostro Paese”.
A ribattere sulla possibilità di aprire ‘a sinistra’ Cesare Damiano, leader dell’area laburista del Partito Democratico: “Adesso serve una analisi circostanziata del voto e l’apertura di un confronto con le forze progressiste. Va presentata una proposta politico-programmatica che sia condivisa e alla base della costruzione di una coalizione di centrosinistra per le prossime elezioni”. “Il PD – precisa Damiano – deve accentuare il suo profilo di sinistra e smetterla di inseguire i voti della destra che, come abbiamo visto, si orientano per conto loro e sono tutti tornati a casa: le elezioni europee appartengono a un’altra era geologica”.

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