martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Manovra, l’Italia sotto la lente della Commissione Ue
Pubblicato il 22-11-2017


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Dopo gli incontri sulle pensioni con i sindacati, arriva l’opinione dell’UE sulla legge di Bilancio per il 2018. Il vicepresidente della Commissione UE, Valdis Dombrovskis, ha anticipato: “Dopo aver preso in considerazione i fattori rilevanti come l’incertezza sulla stima dell’output gap, il bisogno di bilanciare l’aggiustamento con il sostegno alla crescita, siamo dell’opinione che serve un aggiustamento fiscale di almeno 0,3 punti l’anno prossimo. E’ lo stesso pianificato dall’Italia, ma attualmente non lo vediamo ancora interamente presente. C’è un rischio di non rispetto del Patto, e quindi la Commissione invita le autorità italiane a prendere le misure necessarie nell’ambito del processo di bilancio per assicurare che sia in linea con il Patto. Il Governo deve usare le entrate impreviste per ridurre il debito. L’economia italiana crescerà quest’anno e il prossimo, ma resta ancora sotto la media Ue, la disoccupazione scende ma resta sopra la media Ue, il debito resta fonte di vulnerabilità che toglie al Paese nel 2017, solo per il suo servizio, il 3,8% del Pil. La situazione economica sta lentamente migliorando ma è importante mettere il debito pubblico su un sentiero discendente. Il debito italiano è un grande costo per l’economia. Al momento viviamo in un ambiente di tassi bassi, ma se c’è un cambio nella politica monetaria, se l’inflazione risale, questo si somma ai costi e può essere fonte di instabilità. Perciò è importante usare questa congiuntura economica per far scendere il debito. La bassa crescita e la scarsa produttività sono un problema strutturale che l’Italia sta affrontando con le riforme. Eppure, se paragoniamo esperienze di altri Paesi fortemente colpiti dalla crisi come Irlanda, Spagna, Paesi Baltici, pure impegnati in un’agenda ambiziosa di riforme, al momento essi sono tra le economie che crescono più rapidamente, a differenza dell’Italia che resta sotto la media Ue”.

Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ed il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici hanno avvisato che la Commissione intende riesaminare il rispetto dell’Italia dell’obiettivo di riduzione del debito nella primavera del 2018. Lo ha reso noto la Commissione europea, nell’ambito del pacchetto di autunno del semestre europeo, approvato oggi dal collegio dei commissari.

Dombrovskis e Moscovici hanno chiesto al governo di spiegare alcuni aspetti delle misure di bilancio adottate per il 2017 e per il 2018. Secondo i commenti di fonti del Mef, il governo è fiducioso che attraverso il dialogo costruttivo con la Commissione potranno essere chiariti i diversi punti di vista, senza la necessità di ricorrere ad ulteriori interventi. Le stesse fonti hanno aggiunto: “La Commissione europea apprezza i risultati del processo di consolidamento dei conti pubblici messo in atto dal governo negli ultimi anni e per il 2018 riconosce la misura dello 0,3% per l’aggiustamento strutturale del bilancio”.

Dombrovskis ha affermato: “Oggi forniamo le opinioni sui documenti programmatici di bilancio ed esortiamo gli Stati membri che rischiano di non rispettare il patto di stabilità a prendere le misure necessarie a correggere il loro percorso di bilancio”. Pierre Moscovici ha aggiunto: “Abbiamo appena inviato una lettera al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in cui sottolineiamo che l’adozione delle sue misure chiave senza alcun annacquamento è cruciale. Manovra che deve essere attuata rigidamente, per realizzare uno sforzo strutturale pari almeno allo 0,3% del Pil. La Commissione europea non è mai qui per porre dei problemi o per additare dei colpevoli, ma per trovare soluzioni nel dialogo. E un buon dialogo si fonda sui fatti”.

Moscovici e Dombrovskis hanno anche detto: “Il debito pubblico italiano nel 2016, era al 132% del Pil, confermando quindi che sono stati fatti progressi insufficienti verso il rispetto del criterio del debito in quell’anno. Guardando avanti, prevediamo che il rapporto debito/Pil dell’Italia si stabilizzi nel 2017 e cali leggermente, al 130,8% nel 2018. Ci sono rischi inerenti alle previsioni per il 2018, connessi a prospettive di crescita nominale peggiori del previsto, ricavi più bassi dalle privatizzazioni e la prevista registrazione statistica delle operazioni di sostegno al settore bancario, come pure un grande stock rimanente di debiti commerciali arretrati della Pubblica amministrazione. Complessivamente, le sfide sulla sostenibilità per l’Italia restano alte nel medio termine. Malgrado il fatto che l’Italia non ha rispettato il criterio del debito nel 2015, la Commissione ha concluso, dopo aver esaminato tutti i fattori rilevanti, che una procedura per deficit eccessivo fondata sul debito non dovesse essere aperta, a patto che l’Italia assicurasse un complessivo rispetto dei requisiti del braccio preventivo (del patto di stabilità, ndr) nel 2016”.

Si tratterebbe di tenere i riflettori puntati, con rinvio ad altra data, quasi certamente a dopo le elezioni, per eventuali decisioni. Invece, è stata scongiurata l’ipotesi più grave, circolata nei giorni scorsi, specialmente dopo le parole non concilianti di un altro vicepresidente della Commissione UE, il finlandese Jyrki Katainen, di un avvio formale di procedura europea per deficit eccessivo che si sarebbe trascinata in piena campagna elettorale. Questo procedimento al momento riguarda solo Francia e Spagna (che hanno già votato).

Anche alla luce di questo scenario molto realistico prospettato dalla Commissione UE, appare sempre più inopportuno lo sciopero deciso dalla CGIL per il 2 dicembre prossimo. Uno sciopero con mere finalità di propaganda elettorale i cui effetti non saranno certamente costruttivi per l’arco politico della sinistra.

Salvatore Rondello

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