giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

ESONERATI
Pubblicato il 23-11-2017


pensione-gravosi-638x342Occhi puntati di nuovo sulla Manovra e ancora una volta al centro della questione le pensioni, andando un po’ contro gli avvisi dell’Europa che aveva invitato il Governo a riformare il sistema pensionistico italiano ‘troppo generoso’. Nel 2019 saranno esonerati dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni 14.600 persone impegnate in lavori ‘gravosi’, così si legge nella relazione tecnica all’emendamento del governo sulle pensioni con i sindacati.
In base all’emendamento, contenente nella Manovra che potrebbe così slittare in Aula del senato da lunedì a martedì, si prevede per il primo anno un costo di 100 milioni e nel triennio 2019-2021 quasi 385 milioni. L’adeguamento dell‘età pensionabile dal 2021 sarà calcolato ogni due anni tenendo conto della media dell‘aspettativa di vita del biennio precedente. “L‘eventuale riduzione della speranza di vita nel biennio di riferimento viene assorbita in riduzione dell‘adeguamento successivo”, spiega la norma.
Sul tema della previdenza complementare, l’intesa con i sindacati prevede l’introduzione di incentivi idonei per incrementare l’adesione dei lavoratori del settore pubblico attraverso la parificazione della tassazione sulle prestazioni al livello di quella dei privati; forme di adesione basate anche su sistemi di silenzio-assenso, come definite dalle parti istitutive dei Fondi, destinate ai pubblici dipendenti che saranno assunti in futuro.
Rispetto alle 11 categorie di “lavori gravosi” previsti dall’ape social diventano 15 le categorie tutelate e che vengono esentate dall’innalzamento automatico dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019, sia per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia che quelle di anzianità. Si aggiungono infatti quattro categorie, come anticipato dal governo al tavolo con i sindacati, che sono quelle degli gli operai dell’agricoltura, della zootecnica e pesca; i pescatori dipendenti o soci di cooperativa; lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature; marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed nelle acque interne.
Inoltre per rientrare nei requisiti bisogna avere svolto le mansioni gravose “da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento” e avere “una anzianità contributiva di almeno 30 anni”. È anche previsto che per i gravosi che saltano lo scatto del 2019 non si applichi “il vincolo di conseguire necessariamente il requisito anagrafico dei 67 anni dal 2021” previsto come clausola di salvaguardia dalla riforma Fornero. Quindi “il beneficio di 5 mesi” rimane “strutturale”.
Ma nel frattempo pesa sul Governo la lettera di Bruxelles in cui si mette sotto osservazione l’Italia per il mancato obiettivo di contenimento del deficit. In questo senso sono stati chiari i moniti dal vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e dal Commissario agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, in cui si paventa uno scostamento rispetto agli obiettivi ed un rallentamento nell’iter delle riforme, in particolare quella sulle pensioni. “Noi pensiamo sia necessario che l’Italia resti fedele alle riforme, che le attui perché importante per la sostenibilità del bilancio a lungo termine e per il debito”. Tuttavia dal Dicastero di via XX settembre fanno sapere che non ci sarà una manovra correttiva in primavera. “Gli interventi proposti dal governo ai sindacati che saranno recepiti in emendamenti al disegno di legge di bilancio – spiega il ministero dell’Economia, Pier Carlo Padoan – tutelano le categorie che svolgono attività particolarmente gravose, senza però mettere a rischio la sostenibilità del sistema”.
“La lettera della Commissione europea sottolinea i grandi sforzi ed i risultati ottenuti” dall’Italia “in termini di riforme strutturali che stanno aiutando la crescita di lungo periodo”, afferma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un’intervista al TG1. Sulle pensioni poi precisa che il meccanismo di adeguamento automatico oggi in vigore “avrebbe fatto saltare parametri che la Commissione europea ritiene fondamentali per il contenimento del debito”.

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