lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

MERITI E BISOGNI
Pubblicato il 09-11-2017


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“Insisto: se non vogliamo consegnare l’Italia ad un fronte antieuropeo oppure a un centro destra egemonizzato da Salvini, urge la formazione di una lista che si richiami al riformismo europeo, laica, aperta alla buona tradizione del civismo democratico. Spetta al Pd assumere immediatamente l’iniziativa per convocare un tavolo con tutti i suoi alleati”. Lo ha detto a Milano il segretario del PSI, Riccardo Nencini, a margine dell’evento “Meriti e Bisogni 2.0”, la kermesse socialista dove si discute di programmi di governo e coalizioni future.

“Sarà l’occasione – ha aggiunto Nencini – per presentare la proposta politica dei socialisti: una formazione laico-riformista, di taglio europeo, per non consegnare l’Italia alla destra”. Alla due giorni socialista si parlerà di nuovo welfare, immigrazione, capitale umano, occupazione, innovazione e riforme e per fare il punto sulle alleanze elettorali possibili a sinistra dopo i risultati in Sicilia e in vista delle elezioni politiche. I lavori si svolgeranno nella sede Fast (piazzale Rodolfo Morandi, 2) e si apriranno il 10 novembre con la relazione di Luigi Covatta ‘Governare il Cambiamento’ e con l’intervento, tra gli altri, di Claudio Martelli. I lavori della prima giornata si chiuderanno alle ore 19 con contributi di parlamentari e amministratori del Psi, intellettuali, docenti universitari, rappresentanti di associazioni e imprese.

L’evento proseguirà l’11 novembre, a partire dalle 9.30,e si concluderà con l’intervento del segretario del Psi previsto per le 17. Tanti gli ospiti che arricchiranno la kermesse di contributi e analisi, il vice segretario del Pd Maurizio Martina, il vice ministro al Mef Enrico Morando, il segretario dei Radicali Italiani Riccardo Magi.

In attesa di conferma la presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti, del leader di Campo progressista Giuliano Pisapia e del capogruppo S&D al Parlamento europeo Gianni Pittella. Il titolo del convegno richiama i contenuti della sintesi che Martelli fece nel corso della storica conferenza programmatica del Psi di Rimini del 1982, quando il gruppo dirigente del partito ebbe modo di confrontarsi pubblicamente con molti degli uomini di cultura che negli anni precedenti avevano proposto il tema della modernizzazione del Paese.

Il Psi invitò la sinistra a dare vita ad una “alleanza riformatrice fra il merito e il bisogno”, cioè fra “coloro che possono agire” mettendo a frutto i propri talenti e “coloro che devono agire” per uscire dall’emarginazione. Una lettura che oggi il Psi ripropone in chiave contemporanea. È possibile seguire i lavori dell’evento con ladiretta Facebook e su www.partitosocialista.it.


I meriti e i bisogni oggi

di Mauro Del Bue

Due giorni dedicati a progettare il futuro, partendo dalle intuizioni di quella conferenza programmatica di Rimini di 35 anni fa. Allora il perno su cui ruotò l’assise fu l’intuizione di Martelli sull’alleanza tra il merito e il bisogno, così eretica rispetto a tutte le clausole della sinistra del tempo, così poco ortodossa rispetto ai crismi del marxismo a cui erano ancora largamente affidate le letture della società italiana. Martelli propose due categorie, non due classi, che si ritenevano punti di riferimento fondamentali di una moderna cultura riformista. Ricordo che al riformismo il Psi era pervenuto solo l’anno prima col congresso di Palermo. Quel riformismo aveva bisogno di un contenuto, che a Rimini si elaborò con intelligenza e successo. Molti intellettuali parteciparono a quella conferenza, seguitissima dai giornali e dalle televisioni. Da due anni il Psi era divenuto forza di governo, dopo il tramonto delle maggioranza di unità nazionale. Da qui l’idea di “governare il cambiamento”, tema della conferenza.

Martelli pensò non solo all’esistenza del bisogno a prescindere da una specifica classe, ma anche al merito, categoria inusuale a sinistra. E, di più, a un’alleanza tra merito e bisogno, anticipando la crisi del welfare pubblico e lanciando un’idea di nuova società solidale. Il ragionamento di Martelli era teso a declinare il concetto di uguaglianza in quello di equità. Eravamo all’uscita di anni bui, in cui i dogmi avevano indotto alcuni ad imbracciare le armi e altri a sbattere la testa contro il muro dello statalismo e dell’egualitarismo. Martelli non parlò, se non ricordo male, di previdenza (anche se più tardi lanciò primo di tutti l’idea
di un patto tra le generazioni intuendo l’avvento di una società di anziani garantiti e di giovani senza speranze). Avrebbe potuto citare il paradosso delle pensioni baby. Parlò dei servizi gratuiti per tutti, in una società disuguale, invero dagli effetti contraddittori. Chi ha la possibilità non paga, e quel che non paga viene pagato anche da chi non ha alcuna possibilità. Così l’uguaglianza diventa iniqua. Il messaggio di Rimini fu una ventata di salutare rifondazione culturale versato sulle stanche membra di un Pci e di un sindacato (con l’eccezione della Uil di Benvenuto) incapaci ormai di leggere la società che da industriale si era ormai trasformata in post industriale. Molte di quelle intuizioni, sui meriti, sulla uguaglianza iniqua, sulla società solidale, sono stati successivamente presi a prestito da altri e oggi paiono patrimonio comune, se non di tutti, almeno di molti.

Son passati 35 anni e una nuova Rimini, un aggiornamento della teoria e dell’alleanza merito-bisogno, appare interessante, se non opportuna. Iniziamo a farlo, sinteticamente e annunciando i nuovi temi che nel 1982 o non esistevano nella realtà o erano appena accennati. Quasi tutto è cambiato. Non ci sono i partiti di allora, non ci sono più i leader di allora, e non voglio soffermarmi sulla rassegna infinita di cose perdute. Mi concentro su tre temi. Il primo é quello della nuova equità. Allora si parlava di nuove povertà. Oggi siamo alle prese con le povertà tradizionali. Quelle del primum vivere. Allora non si parlava di globalizzazione, di finanziarizzazione, di immigrazione. Questi sono oggi, invece, i temi fondamentali in cui leggere la nuova categoria del bisogno.

Ma c’è una nuova risposta e cioè l’Europa, che allora faceva piú da sfondo alle nostre identità (l’eurosocialismo e l’eurocomunismo) che non da scudo del nostro sviluppo. Bisogna passare dall’Europa monetaria e dei vincoli all’Europa politica, dai tanti governi statali europei all’unico governo europeo, magari agli Stati uniti d’Europa, e il primo passaggio dev’essere, come propone Macron, la nomina di un ministro dell’economia e di un ministro degli Esteri europei. La terza novità, rispetto al 1982, é l’esplosione della questione ambientale. Sono convinto che le tre E (equità, Europa, ecologia) saranno la base su cui costruire una proposta elettorale all’altezza. I due giorni di Milano serviranno ad approfondire questi ed altri temi con ospiti di riguardo e dibattiti tematici. Le conclusioni di Nencini, dopo la mia relazione del primo pomeriggio e il seguente dibattito, sono previste le 17 e 30 di sabato. Poi inizierà il percorso per dare alla nostra presenza un significato non solo identitario, ma di proposte concrete, facendo della proposta della nuova lista socialista, radicale, verde, progressista, una scommessa di futuro.

Mauro Del Bue

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