giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Meriti e bisogni 2.0 per un programma di governo
Pubblicato il 13-11-2017


quarto-stato modernoSi è conclusa a Milano la due giorni sui “Meriti e Bisogni 2.0”, organizzata dal Psi per discutere del programma di governo e poi coalizioni future.
“I socialisti lavorano incessantemente alla formazione di una coalizione alleata del Pd, europeista, che raccolga il voto degli indecisi”- ha detto il Segretario durante la relazione di chiusura. “Ma spetta al Pd prendere l’iniziativa convocando urgentemente un tavolo dove si discuta un Patto con gli Italiani e lo si riempia di contenuti partendo dalle buone cose fatte dai governi in questa legislatura”, ha aggiunto.
“C’è un preoccupante ritardo. Gli italiani ancora non sanno ne’ come la sinistra riformista si presenterà alle prossime elezioni ne’ con quale programma. Del centro destra e dei grillini, invece, sanno tutto”- ha proseguito. Per Nencini “serve una “Forza Tranquilla e Rassicurante”. È questa la priorità. Non la Leopolda e nemmeno la rottamazione. Quanto al programma – ha detto ancora Nencini – sono quattro le priorità: riforme istituzionali – dell’elezione diretta delle città metropolitane alle macroregioni al voto ai sedicenni nelle amministrative – da affrontare con una Assemblea Costituente; inserire la casa tra i pilastri del nuovo welfare tassando la rendita fondiaria per migliorare i servizi nelle città e costituendo un fondo per un piano casa più ampio; misure perché il lavoro a tempo indeterminato costi meno del lavoro parziale; Europa federale ed un unico ministro del tesoro europeo”, ha concluso.


L’alleanza tra il merito e il bisogno per l’affermazione del socialismo liberale

L’intervento di Claudio Martelli

Rivolgo un sentito ringraziamento agli organizzatori di questo incontro per avere tolto dagli armadi impolverati un’idea, quella che lanciai alla conferenza di Rimini del 1982. Mi interrogo spesso sulle ragioni della sopravvenuta longevità di questa intuizione sul merito e il bisogno (che vanno usati al singolare perché fenomeni sociali) che rappresentano un criterio per leggere la società e per intraprendere un cammino. Il punto di novità non era tanto la rappresentazione dell’esistenza del merito e del bisogno, ma la proposta di un’alleanza tra il merito e il bisogno per un governo riformista. Si trattava in realtà di una suggestione di carattere liberale (tipica di questa cultura era la categoria del merito) e socialista (caratteristica dii questa tradizione é quella del bisogno). La mia proposta era di connetterli in una prospettiva comune, unificando dunque politicamente il meglio delle due culture.

Una società come la nostra vive sul mercato, ma non può vivere solo di mercato, che non è certo di per sé un regolatore di giustizia. Occorre una misura e un equilibrio tra il dinamismo delle società di mercato (in Germania si é parlato di economia sociale e la Spd ha praticato la cogestione delle aziende) e la sua regolazione a fini di giustizia e di responsabilità dei lavoratori. Certo se noi volessimo rifarci alle esperienze delle socialdemocrazie e in particolare di quella tedesca, dovremmo ricordare che il cancelliere Schroeder, nelle sue proposte (Agenda 2010) contemplò la richiesta di due ore in più di lavoro sul comparto pubblico senza retribuzione. Pensate a cosa sarebbe successo in Italia. La verità é che la sinistra italiana non è mai stata socialdemocratica. Se non all’inizio del secolo passato, quando i riformisti di Turati erano alla guida del Psi e dialogavano coi liberali di Giolitti. Quel Psi amministrava i comuni, però. Non governava l’Italia. Proprio in questi giorni ho lettp che il Pd ha deciso di riappropriarsi della tradizione riformista. Tuttavia nella tradizione del Pd c’é in massima parte quella comunista e non mi pare che i comunisti siano mai stati riformisti. Oggi dobbiamo chiarire la natura dell’incontro tra socialisti e democratici. Discutere insieme é un bene. Erigere steccati oggi é inutile. Ciascuno conserva le sue memorie. Ma questo non può evitare l’incontro.

Chiediamoci piuttosto se non stiamo facendo di tutto per far vincere il centro-destra. Partiamo dal tema più sentito e cioè quello dell’immigrazione. Occorre molta chiarezza. Ho ascoltato Salvini dichiarare in tv: “I migranti regolari sono miei fratelli e li accoglierei in casa mia”. Affermazione nuova, perfino sconvolgente. Dal fronte sinistro silenzio. Non si ricorda neppure che sull’immigrazione irregolare Napolitano, per cinque anni ministro dell’Interno, ha varato provvedimenti duri su questa materia, cosi come la mia legge prescriveva modalità precise di controllo. La verità é che in questi anni è svanito il tema del controllo e gli immigrati arrivano in numero sempre maggiore. Certo in Germania sono di più. Ma a parte il fatto che la Germania ha 84 milioni di abitanti e non 60, ricordiamo anche che questo paese ha assunto ben 10mila addetti per l’integrazione e poi ha varato un provvedimento per il rimpatrio volontario e assistito. Non è vero che tutti gli immigrati si trovino bene, anzi una parte di loro, dopo alcuni mesi, è a disagio e sfrutta la possibilità di un rientro a casa magari utilizzando un gruzzolo per poter ricostruirsi una vita. Secondo i dati sono circa 400mila i rimpatri volontari. E noi continuiamo a parlare della favola dell’accoglienza. Cosi andiamo a sbattere. Se in un piccolo centro arrivano cento senegalesi si sconvolge il senso di una comunità. Vivere un disagio non è razzismo.

La sinistra che ha approvato il Wto, ha celebrato la globalizzazione, ha esaltato l’immigrazione, o cambia strada o deraglia. Non c’é da pescare revisioni e coerenze nell’area che, penso a Prodi, ha enfatizzato il tema dell’allargamento dell’Unione europea. Prima si doveva riformare il sistema di governo e poi eventualmente allargare. Invece prima si è allargato e non si é riformato nulla. Non c’è da pescare lì e nemmeno nell’area massimalista. Ogni volta che la sinistra ha tentato di governare i massimalisti hanno prodotto una scissione. Dalle divisioni politiche si sono poi sempre sviluppate divisioni personali. E’ la prima volta, oggi, invece, che dalle divisioni personali sono nate divisioni politiche. Ho letto questa frase di Bersani: “Grasso ci va da Dio”. Ricordo di avere avuto Grasso al Ministero della Giustizia. Lo rammento come bravo magistrato. Non avrei mai immaginato avesse queste doti taumaturgiche. Ho letto una dichiarazione di Emma Bonino che sollecita di riaprire i flussi legali. Giusto, ma contemporaneamente bisognerebbe chiudere quelli illegali. Vogliamo una sinistra senza popolo? Se la sinistra ha perso il popolo non sarà perché non ha affrontato all’inizio i rischi della globalizzazione e dell’immigrazione? E non ha poi saputo governarli? Avevamo di fronte a noi il caso Francia, dove Marine Le Pen aveva già sottratto fette di popolo alla sinistra. Potevamo trarne conseguenze. Niente. Adesso tutti concentrati sullo ius soli. Lo chiamano ius soli, ma in realtà si tratta di ius nativitatis, diritto di nascita. In Europa non esiste. Esiste negli Stati uniti. Ma non c’entra con l’immigrazione. Esiste perché nonostante gli unionisti avessero vinto negli stati del Sud non si concedevano diritti ai neri. Lo ius nativitatis era dunque per gli americani, non per gli immigrati. Qui la cittadinanza, invece, precede l’integrazione. E il buon senso se ne sta in disparte. Ho parlato con Minniti e l’ho sostenuto. Qualche risultato ha prodotto. Certo è complicato dopo aver preso a bastonate l’alveare libico. Ma era giusto rivedere il ruolo delle Ong. Se vai a prendere gli immigrati vicino alla costa non operi per salvarli e addirittura commetti un reato. Tutti argomenti di buon senso lasciati alla destra.

Sono invece molto netto sul referendum lombardo-veneto. Bisognava denunciare l’imbroglio e invece il Pd ha balbettato. Si doveva spiegare una contrarietà e invece si é manifestata una quasi condivisione, un sì però. Un po’ di ipocrisia. Come quella dell’accoglienza secondo Alfano. Noi siamo accoglienti con gli immigrati che poi vanno in casa d’altri. Fino a che gli altri minacciano poi di chiudere le frontiere.

Avevo in mente il partito democratico già negli anni ottanta. Ne parlai con Craxi che osservava che si sarebbe dovuto intervenire a livello internazionale. Pensava all’Internazionale democratica, che comprendesse il partito degli Stati Uniti. Ne parlò con Mitterand e Gonzales che respinsero l’idea, forti dei loro trenta per cento. Io insistetti. Pensavo a un partito democratico che nascesse sull’incontro tra socialisti, ex comunisti, radicali, laici. Poteva essere questa una meta più gradita anche dagli ex comunisti che a varcare la frontiera che li separava dal Psi non erano troppo propensi. E cosi per i laici che non volevano diventare socialisti. Le cose sono andate come sappiamo. E si é creata una frattura. In Italia si é proceduto sempre con fratture. Prima il Risorgimento, poi i liberali, i fascisti, l’8 settembre, la morte della patria, che determinò la frattura con la destra che viene sanata solo quando Berlusconi la reinventa, dando nel contempo accoglienza anche ai partiti della Prima repubblica. E mette insieme i leghisti al Nord e i post fascisti al Sud in nome di una rivoluzione liberale irrealizzata, anche per la congiura di Bossi. Una parte di elettori socialisti scelse Berlusconi per difesa dall’aggressione dei post comunisti. La ferita non si è più sanata. Il Psi era l’incontro tra la sinistra storica e i ceti poi berlusconiani. Le cose, oggi, sono cambiate. Manca un partito di frontiera e il Pd non lo é diventato.

Ho avuto modo di definire il Pd il partito Frankestein. Mettere insieme una parte dell’ex Pci e una parte della Dc era cosa complicata. Veltroni è stato costretto alle dimissioni. Renzi é nelle condizioni che conosciamo. All’inizio mi ispirava simpatia. Poi ho formulato critiche. Sapevo che nell’incontro tra comunisti e democristiani alla lunga avrebbero vinto i democristiani. D’altronde non hanno voluto diventare socialisti, che altro potevano diventare visto che non erano più comunisti? Anzi, se dai del comunista a un ex comunista, questo si offende. A me se danno del socialista fa piacere. A La Russa hanno gridato “fascista”, e lui ha risposto: “Lei mi sta lusingando”. Almeno ha un’identità. Renzi mi pare che oggi vada difeso. Non vedo di meglio. D’Alema é meglio? Lasciamo perdere.

La via giusta è liberalsocialista. Inventammo le società di mutuo soccorso, le leghe, le cooperative, i sindacati, quel sistema riformista che si fa stato nella società. Tutte cose che ancora sopravvivono. Anche a Milano e questo avvenne grazie a quel grande sindaco che fu Caldara e che sperimentò una sua particolare e costruttiva attenzione ai poveri e ai meno garantiti e che fu definito fuori linea dalla maggioranza del Psi per avere ospitato i reduci di Caporetto. Prima che ci fossero i comunisti sperimentammo i danni del massimalismo.

Non riesco a capire cosa si debba chiedere a Renzi per offrigli l’unità. L’abolizione del job act? L’articolo 18? Mi sembra di tornare molto indietro nel tempo. Anche sulle banche ha ragione Renzi, non ha senso la difesa della Banca d’Italia, che é diventata una banca privata, quasi fosse l’altare della patria.

Noi, alla fine degli anni ottanta, riprendendo un’intuizione di Craxi di fine anni 70, lanciammo la proposta di una riforma dello stato presidenziale, federale, con sistema elettorale uninominale e maggioritario. Lo vogliamo rimuovere questo tabù sul presidenzialismo cari amici del Pd? E ristabilire un’autorità eletta dal popolo che rilanci il potere democratico della politica? Quando leggo che l’ufficio del ministero del Bilancio prende posizione sulla riforma delle pensioni trasecolo. Noi costoro li avremmo fatti volare dalla finestre. Ognuno doveva fare il suo.

Insisto sull’Europa dove vedo solo alcune luci che traspaiono dalla Francia, ove tra la triste trimurti dei repubblicani e le follie dei socialisti, almeno si é fatto largo Macron. Era meglio avesse vinto la destra, magari con le bandiere e gli slogan debordanti della sinistra in piazza? Questo Macron che ha dichiarato di non essere socialista, ma di essere di sinistra perché liberale, non riesco a capire dove andrà a finire. Però affermare che l’origine del liberalismo é di sinistra é apprezzabile. Come sostenere che il meglio del socialismo è liberale.

Leggi l’intervento di Luigi Covatta

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