lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

NULLA DI NUOVO
Pubblicato il 15-11-2017


0422_migrants-detained-1000x666Il Sogno europeo si è trasformato in un vero e proprio incubo non solo per chi ha rischiato la vita durante gli sbarchi, ma anche di chi nel passaggio in Libia è stato ‘trattato’ come uno schiavo. Aste di esseri umani, come all’epoca della tratta degli schiavi: avvengono in Libia, secondo la Cnn, che in un reportage in esclusiva mostra un filmato in cui due ragazzi vengono venduti dai trafficanti.
Grazie a telecamere nascoste, la Cnn ha ripreso una vendita a Tripoli, in cui si vende “uno scavatore, qui abbiamo uno scavatore, un omone forte, in grado di scavare”, secondo quanto dice il ‘venditore’. Dopo che l’agghiacciante transazione è conclusa, i giornalisti avvicinano due dei ragazzi ‘venduti’, che appaiono “traumatizzati.. intimoriti da qualsiasi persona”. I filmati sono stati consegnati dalla Cnn alle autorità libiche, che hanno promesso un’indagine.
Adesso l’opinione pubblica inorridisce di fronte a queste notizie, eppure era stato già tutto anticipato e denunciato. La prima a farlo è stata la leader radicale Emma Bonino che già agli inizi di settembre dichiarava: “Il modello Minniti ci si ritorcerà contro. L’accordo rafforza le milizie libiche e chiude gli occhi sui lager dei migranti”
Oggi torna tristemente sull’argomento e in un’intervista rilasciata a La Stampa afferma “Si sapeva tutto e da tempo. Ma gli ispettori erano pochi e io passavo per una visionaria. Poi è arrivato il rapporto di Médecins Sans Frontières e poi il ministro Minniti ha dichiarato che i campi in Libia erano la sua ossessione e che l’Oim e l’Unhcr ne avrebbero “migliorato” le condizioni. Il risultato è che la Libia permette a mala pena di visitare di tanto in tanto qualcuno dei 29 centri ufficiali di detenzione, quelli di cui abbiamo letto i reportage giornalistici. Il resto, a cominciare dai centri illegali, è terra di nessuno”. Inoltre punta il dito contro l’Ue e un accordo giudicato peggio di quello con la Turchia: “Per quanto io sia critica con Erdogan e il suo Stato autocratico è pur sempre uno Stato e ha il controllo del territorio. In Libia ci siamo accordati con un governo che non controlla neppure i suoi uffici e, direttamente o indirettamente, ha appaltato la questione alle milizie. Abbiamo anche assistito a una cruenta guerra tra bande per la gestione dei migranti”. Ma Bonino difende anche l’Italia: “Gentiloni ha ragione nel ripetere che l’Italia ha avuto, rispetto ai migranti, la politica più decente d’Europa. Ad eccezione della Grecia e un po’ della Germania tutti gli altri sono rimasti indifferenti o hanno fatto ostruzionismo”.
Adesso anche l’organizzazione delle Nazioni Unite mette sotto accusa l’Unione Europea e l’Italia, che hanno frenato gli arrivi di immigrati in Europa finanziando le autorità della Libia per bloccarli o riaccettarli sul suo territorio. Per l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, il giordano Zeid Raad al-Hussein, il concreto sostegno accordato da Bruxelles (e dall’Italia che vive in prima linea la cronica emergenza della migrazione verso le proprie coste meridionali) alla Guardia costiera di Tripoli si risolve in “un oltraggio alla coscienza dell’umanità”, perché è noto che le condizioni di vita nei centri di detenzione libici sono “terrificanti”. Definendo “disumana” la politica della Ue e dell’Italia di finanziare le autorità libiche, perché “rischia di condannare molti migranti a una prigionia arbitraria e senza limiti di tempo, esporli alla tortura, allo stupro, costringerli al lavoro, allo sfruttamento e al ricatto”. L’invito è a “non essere testimoni silenti della schiavitù moderna, di stupri e altre violenze sessuali, di uccisioni fuorilegge per evitare che persone disperate e traumatizzate raggiungano le coste dell’Europa”.
Alle pesanti accuse dell’Onu all’Italia ha replicato il viceministro degli Esteri Mario Giro dai microfoni di Radio Anch’io, su Radio Uno. “Queste notizie mettono in imbarazzo l’Onu perché è una cosa che si sapeva da tempo. Non è una novità. Non è perché adesso lo scrivono i giornali anglosassoni o lo dice un responsabile Onu che non sapevamo quale fosse il problema – afferma Giro, che ha la delega alla Cooperazione -. Già l’8 agosto scorso ho definito la Libia un inferno”. L’Onu non ha il permesso di entrare nei campi perché interviene solo se il Consiglio di sicurezza trova un accordo, ha aggiunto Giro: “L’Italia è l’unico paese che sta cercando di mediare tra le forze libiche che sono fortemente contrapposte perché l’Onu possa entrare. È un po’ ipocrita scoprire adesso ciò che sappiamo da tempo”, ha concluso il viceministro .
Prima dell’emittente americana Cnn, la situazione libica era stata denunciata anche dai media italiani, tra questi l’Avvenire sul quale l’11 aprile 2017 Daniela Fassini scriveva: “L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in Libia e in Niger ha raccolto orribili storie accadute lungo le rotte migratorie del nord Africa, veri e propri racconti che parlano di un ‘mercato degli schiavi’ che affligge centinaia di giovani africani che si recano in Libia”. Nel dettaglio si legge: “Non solo casi di detenzione, violenze e ricatti. Un migrante senegalese che tornerà a casa dal Niger dopo mesi di prigionia in Libia racconta anche di un vero e proprio ‘mercato degli schiavi’ a Sahba, nel sud ovest della Libia. Qui il giovane, proveniente dal deserto – viaggio per cui aveva già pagato 250 dollari – è stato accusato dal conducente del pick-up di non aver mai pagato la somma pattuita dal trafficante, ed è stato portato insieme a tutti gli altri compagni di viaggio in un’area di parcheggio. ‘In quel luogo migranti subsahariani erano venduti e comprati da libici, con il supporto di persone di origine ghanese e nigeriana che lavoravano per loro’, spiega il senegalese allo staff Oim”.
Nonostante tutto, l’Europa sembra non essersene mai accorta. La Commissione europea ha chiesto la chiusura di queste prigioni e il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha annunciato per oggi la costituzione di una delegazione di eurodeputati da inviare in Libia per verificare le violazioni dei diritti umani.
Oggi poi la Guardia costiera libica ha chiesto maggiori aiuti all’Europa per organizzare la sua flotta ormai obsoleta, avvertendo che altrimenti nel 2018 non sarà più in grado di soccorrere i migranti nel Mediterraneo.”La Guardia costiera libica ha salvato oltre 80mila migranti clandestini dal 2012 e circa 15mila solo quest’anno” ha dichiarato il generale Ayub Kacem, portavoce della Marina libica. “L’anno prossimo non saremo in grado di organizzare missioni di ricerca e soccorso nella acque territoriali libiche se dovremo impiegare la stessa flotta”, ha avvertito il colonnello Abu Ajila Abdel Bari, comandante della prima brigata della Marina libica. “Le nostre navi hanno grossi problemi e devono essere sottoposte a complesse operazioni di manutenzione” ha concluso.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Unione Europea e Italia sotto accusa da parte delle Nazioni Unite per aver frenato gli arrivi di immigrati in Europa finanziando le autorità della Libia per bloccarli o riaccettarli sul suo territorio. A drammatizzare ulteriormente la denuncia dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, scrive tra gli altri il Corriere, un video-choc diffuso dalla Cnn sui migranti venduti all’asta come schiavi in Libia. Forte l’irritazione del governo per questa accusa. Scrive ancora il Corriere: “Nello staff del ministro Marco Minniti, come in quello del capo del governo, la posizione italiana è articolata in più punti, ma con una linea di confine che rivendica il lavoro fatto finora. Se oggi le organizzazioni internazionali sono in grado di fare ispezioni nei centri di detenzione libici ‘è anche merito di Roma’”. Il video ha avuto comunque un forte impatto nell’opinione pubblica. Scrive su Repubblica Marco Belpoliti, in una riflessione intitolata “Se questo è un uomo” (che si apre tra l’altro con la riproposizione dell’incipit dell’opera di Primo Levi): “Di là dal mare che bagna le nostre coste, non lontano da noi, appena più a sud del mondo cosiddetto civilizzato, la guerra, i conflitti tribali e religiosi riportano d’attualità un costume obbrobrioso che credevamo cancellato. Tutto questo – osserva Belpoliti – ci riguarda direttamente, non è remoto, non è uno scherzo della storia”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

Lascia un commento