martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nord Corea. Russia contro Usa: “Azioni provocatorie”
Pubblicato il 30-11-2017


lavrov 2Nella crisi perenne tra Nord Corea e Stati Uniti d’America, ma stavolta a mettere un freno ci pensa la Russia. Per il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, le azioni degli Stati Uniti contro la Corea del Nord sono “intenzionalmente provocatorie”, sottolineando che la via delle sanzioni “è ormai esaurita”.
Donald Trump ha infatti annunciato “altre massicce sanzioni a carico della Corea del Nord” e, in un comizio nel Missouri, allunga la serie di insulti personali rivolti a Kim Jong-un, definendolo “un cagnolino malato”.
Una dichiarazione che arriva subito dopo l’ultimo lancio di missili da parte del Leader di Pyongyang nella notte tra il 27 e il 28 novembre. “Questa azione avvicina il mondo alla guerra, non lo allontana. Anche se è un conflitto che gli Usa non cercano”, afferma l’ambasciatrice Usa Nikki Haley durante la riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ha poi specificato: “Se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto”. Haley ha anche chiesto alla comunità internazionale di “tagliare tutti i rapporti con Pyongyang”: da quelli diplomatici, alla cooperazione militare, scientifica e commerciale, passando per lo stop a tutte le importazioni ed esportazioni. In particolare si è rivolta alla Cina perché intervenga per tagliare la fornitura di petrolio.
Proprio per questo arriva il freno di Mosca. “I passi recenti di Washington – ha detto Lavrov – sembrano deliberatamente diretti a provocare Pyongyang e spingerla ad azioni dure”. “Adesso gli americani hanno dichiarato che in dicembre si terranno esercitazioni militari massicce, straordinarie; l’impressione è che tutto sia stato fatto apposta per far perdere la calma a Kim e spingerlo a una nuova azione spericolata”, ha aggiunto. “Gli americani devono spiegare a tutti che cosa vogliono ottenere. Se vogliono trovare un pretesto per distruggere la Corea del Nord, allora che ce lo dicano schiettamente e che lo confermino le autorità supreme Usa: allora prenderemo la decisione su come potremo reagire”. Pechino dal canto suo ha cercato di abbassare i toni: il ministero della Difesa cinese ha espresso “profonda preoccupazione” per la situazione, ma ha ribadito che “l’opzione militare non è un’opzione”. La soluzione, hanno fatto sapere, non può che maturare “attraverso il dialogo e le consultazioni. La Cina vuole la pace e la stabilità nella penisola coreana”.

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