mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nuovo cd per Stefano Ianne, le emozioni
del caso Chernobyl
Pubblicato il 28-11-2017


roli & meUn nuovo disco, dopo “Iamaca”, per Stefano Ianne. Il settimo, sempre in trio. Anche nell’ultimissimo “Duga-3”, canta con altri due colossi della musica: il “veterano” e “compagno d’avventure” di sempre Mario Marzi e poi il vero “asso nella manica” Terl Bryant. I sintetizzatori, poi, danno quell’in più che fa la differenza con gli altri dischi. Nell’album ha voluto soprattutto descrivere le emozioni che il film “Il complotto di Chernobyl” di Chad Gracia gli ha lasciato. La tragedia della strage successiva al disastro nucleare di Chernobyl in musica, diventa musica, che fa da base a un viaggio descritto dalle parole in rima di Franco Costantini. Ha voluto provare a cambiare cifra stilistica per essere più incisivo e impressivo sulle coscienze popolari, per smuovere l’opinione pubblica e dare un contributo al cambiamento sociale. Un impegno e una missione non da poco. Ianne sicuramente è una persona – almeno ci appare dalla chiacchierata che abbiamo fatto con lui per l’intervista – una persona eclettica che ama mettersi in gioco e sperimentare. Sicuramente sempre in movimento e occupato, molto creativo, non sa mai stare fermo e mette mano a innumerevoli progetti: “Sono davvero tanti. Tutti molto curiosi, elaborati e rischiosi. A volte penso di mettere in una scatola tanti foglietti quanti i progetti che vorrei realizzare ed estrarre a sorte, perché so già che non riuscirò a farli tutti. E ciò mi dispiace molto” – ci confessa -.

Tra i prossimi impegni di sicuro spicca l’imminente appuntamento del 7 dicembre al teatro del Centro Culturale di Quero (BL), in cui presenterà un nuovo rivoluzionario strumento che ha inventato. Non vuole dare anticipazioni, perché tutto è “ancora in fase di studio ed elaborazione”; in fase di lavorazione, ma l’idea è già stata brevettata. “Il pubblico di Quero sarà protagonista – ci dice solo – per primo di questa sperimentazione”. Ci preannuncia poi solamente: “muoverò le mani nell’aria e produrrò suoni, plasmandoli come voglio”. Cosa dobbiamo aspettarci allora dopo l’esperienza del 2012 quando è stato il primo compositore al mondo a comporre per un robot con “Rain Again”, prima opera in assoluto per robot e pianoforte, espressamente scritta per TeoTronico, il robot ideato da Matteo Suzzi e che sfida nei concerti il pianista Roberto Prosseda? Staremo a vedere. Intanto di quell’esperienza afferma simpaticamente: “Ricordo solo che io parlavo al robot e lui non mi rispondeva”.

Invece sicuramente il pubblico risponderà benissimo al suo nuovo disco “Duga-3”…
Sì credo proprio di sì e lo spero fortemente. Ci tengo particolarmente; già in passato i miei album hanno riscosso successo con mia (e dei miei compagni di musica) grande soddisfazione; qui ho voluto fare addirittura qualcosa di più e di nuovo. Basti pensare che il titolo è basato sulla storia vera di un’antenna costruita a 12 km dalla centrale nucleare di Chernobyl e che è stata senza dubbio la causa “morale” del disastro nucleare. Ho voluto leggere con i miei occhi musicali questa tragedia. Una volta non mi piacevano tanto i musicisti impegnati socialmente; adesso, invece, la vedo in maniera diversa: se qualcuno può fare qualcosa di buono nel sensibilizzare l’opinione pubblica, quelli sono proprio gli artisti. La mia cifra stilistica è sempre riconoscibile, come sul precedente Iamaca; anche se questi due album differiscono parecchio. Ascoltarli, per credere e poi poter dire.

ianne webUn album che vede inoltre la collaborazione con Terl Bryant.
Terl ha già suonato con me in “Piano Car”, il mio quarto album. Un album pieno di collaborazioni felici: Nick Beggs, Ricky Portera, Trilok Gurtu, John De Leo. Rispetto al precedente “Iamaca”, che aveva preso una strada che sfiorava a tratti il free jazz, ho preferito rimanere qui sul mio binario progressive e Terl Bryant è un ‘Caterpillar’ in tal senso. Con in più tanto gusto ed eleganza.

Il CD è ispirato a “Il complotto di Chernobyl” di Chad Gracia: cosa c’è del film nel disco?
Il docu-film è un’inchiesta giornalistica e politica. Io ho voluto introdurre le emozioni in musica che mi hanno coinvolto vedendo il film, aggiungendovi la voce narrante di Franco Costantini che in endecasillabi accompagna questo “viaggio”.

E poi, Mario Marzi nuovamente. È proprio un vizio allora…
Eh sì! Ma in realtà è lui che mi ha viziato. Quando lo ritrovo uno così, che suona come lui e che capisce perfettamente le mie intenzioni? Lasciando stare il prestigio di avere in ‘ensemble’ uno che è il primo sax dell’orchestra La Scala. La verità è che ci completiamo perfettamente. E un po’ della mia musica è anche sua.

Quanto valore aggiunto danno i sintetizzatori e le chitarre che ha usato?
Tantissimo; nell’ultimo anno il mio studio è stato completamente assorbito dalla chitarra e dal synth. Un conto è suonicchiare uno strumento ed un conto è conoscerlo bene. Come in tutte le cose, ci vogliono impegno, sacrificio e dedizione. Per conoscere il variegatissimo mondo dei sintetizzatori, per esempio, ci vorrebbe veramente una vita. Ma anche quel poco che ho imparato ha portato qualcosa di profondamente diverso a DUGA-3, integrandosi perfettamente con noi tre. Inoltre confesso che vorrei tanto provare a portare ‘live’ un mio concerto “solo con sintetizzatori”: è uno dei miei “sogni nel cassetto” che mi piacerebbe realizzare per primo; lo desidero davvero molto.

Come intendete promuovere “Duga-3”?
Fino ad adesso ho sempre fatto tutto io, da indipendente: televisione, radio, stampa, internet, concerti. Ma non nascondo che sarei ben lieto di avere qualcuno che mi sollevi da tutto il resto che non sia espressamente la musica. In passato avevo provato con qualcuno, che però si è dimostrato inadeguato. Proprio in questi giorni mi trovo in una trattativa interessante con un’etichetta discografica che sta decidendo di prendere in mano la situazione, occupandosi del booking, dell’ufficio stampa, delle edizioni, della promozione. Spero che si riesca a trovare un accordo. Ci stiamo lavorando. Vediamo quello che succederà.

È stato anche editore e ideatore, con Roberto “Freak” Antoni, del fumetto bimestrale “Freak” ispirato alla vita del leader e cantante del gruppo rock demenziale Skiantos. Pensa di continuare su quella strada e riprenderla anche in futuro, magari con un prodotto per il Romics? Che cosa offre di più il fumetto rispetto alla musica oppure quanto sono complementari e affini?
Difficile che io riprenda a fare fumetti di qualsiasi tipo. È stata una bella esperienza, ma è stato anche un bagno di sangue. Sembra che quando fai qualcosa di originale e inaspettato il pubblico abbia bisogno di molto tempo per capirlo; nel frattempo le casse si svuotano. Con il Freak abbiamo provato a fare una cosa mista, ma non ci siamo riusciti poiché lui se ne è andato prima. Spesso, poi, gli appassionati di fumetto sono anche musicisti, come nel caso del mio caro amico Giancarlo Berardi, l’autore di Ken Parker e Julia.

È laureato in Conservazione dei Beni Culturali. Tra questi ultimi è stata inserita anche la musica e i prodotti discografici: quanto ciò è importante? Viceversa, per quanto riguarda la normativa sul diritto d’autore che ne pensa: dovrebbe cambiare qualcosa secondo lei?
Ci stanno lavorando da un po’. In Italia le cose vanno sempre a rilento. Per dire: per smuovere quelli della Siae è dovuta nascere Soundreef (l’ente di gestione indipendente, nato nel Regno Unito nel 2011, che permette agli utenti di tracciare le utilizzazioni, rendicontare i compensi al 100% in modo analitico e pagare velocemente gli aventi diritto; diffusa in 20 Paesi del mondo, la società è punto di riferimento di 10mila autori/editori in Italia e 25mila nel mondo, ha 250 milioni di ascoltatori e gestito fino a 215mila brani). Nel nostro Paese – prosegue Ianne – si fa tutto mai per propria sponte, ma per riflesso. Segno di uno scarso pensiero laterale. Ogni tanto nasce qualche dirigente illuminato ed è su questi rari eventi che dobbiamo contare.

È laureato in Musicoterapia con indirizzo neuro-riabilitativo (GCA). Quanto la musica può aiutare a guarire o a stare meglio? Ha avuto esperienze in tal senso?
Tante sono state le evidenze scientifiche. Certo! Io le ho vissute in prima persona, avendo avuto a che fare con diagnosi di tutti i tipi e situazioni anche molto difficili. È in ospedale che si imparano le cose, informandosi, leggendo cartelle cliniche e poi agendo. Non come musicisti eruditi, ma come “persone”, con tanta attenzione, ascolto, empatia. Oggi, poi, è sorto Pubmed: è un contenitore scientifico al quale si può accedere molto semplicemente su Internet; più nello specifico, è un motore di ricerca gratuito, basato principalmente sul database Medline, di letteratura scientifica biomedica dal 1949 ad oggi (la sua prima versione online è del gennaio del 1996 ed è stata prodotta dal National Center for Biotechnology Information, NCBI; sono in tutto oltre 24 milioni i riferimenti bibliografici derivati da circa 5.300 periodici biomedici inclusi e forniti, resi disponibili dal motore di ricerca). Non servono tante chiacchiere quando abbiamo la possibilità di leggere quanto la musica può fare per determinate patologie. Certo, il contenitore di evidenze scientifiche è in inglese. Ebbè, fate uno sforzo.

Per quanto riguarda il suo sostegno a Sea Shepherd che cosa può dire? Come noto è un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini ed è registrata negli USA. I membri si autodefiniscono ‘eco-pirati’ e l’associazione no profit è stata fondata nel 1977 con il nome di Earth Force Society da Paul Watson, in precedenza membro di Greenpeace.
Sea Shepherd è come un faro isolato che illumina un territorio piuttosto buio. Se accendete la luce vi rendete conto del disastro che il nostro mondo sta sopportando. In particolare nei mari. Supporto Sea Shepherd nei miei concerti e desidero portare a conoscenza di questa nobile associazione quante più persone possibili. Perché loro possono rivelarsi una soluzione culturale, ma non solo.

Barbara Conti

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