martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

IL CONFRONTO
Pubblicato il 03-11-2017


confronto pensioni sindacati

Nessun ripensamento del Governo sul principio dell’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita. Tuttavia è stato aperto un tavolo per esentare dall’automatismo le categorie con lavori più gravosi. Il Confronto partirà martedì prossimo e dovrebbe concludersi il 13 novembre con un nuovo round politico tra governo e sindacati sui temi previdenziali per stabilire dettagliatamente la platea dei soggetti che potranno beneficiare di una deroga al principio generale della pensione a 67 anni con decorrenza dal 2019.

L’intenzione è quella di introdurre correttivi e metodi di calcolo alternativi delle pensioni per quei lavoratori che svolgono le attività più usuranti. In particolare, si vorrebbero esentare dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni previsto dalla riforma Fornero  le 11 categorie di lavoratori già ammesse all’Ape social: insegnanti di asilo nido e scuola materna; infermieri e ostetriche con lavoro organizzato in turni; macchinisti, conduttori di gru, camion e mezzi pesanti; operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; facchini; badanti che assistono persone non autosufficienti; addetti alle pulizie; operatori ecologici e conciatori di pelli. Per questi lavoratori, a cui potrebbero aggiungersi i siderurgici, i marittimi e gli agricoli, non scatterebbe l’adeguamento di 5 mesi dal 2019, ma potrebbe essere concessa un’uscita anticipata dal lavoro. Il nuovo sistema con tutte le categorie incluse potrebbe essere contenuto in un emendamento alla Legge di Bilancio 2018.

Quindi, non un rinvio ma un confronto in tempi stretti sul nodo pensioni. Le aperture del governo si limitano alla possibilità di correggere il meccanismo di calcolo che porta ad adeguare l’età di uscita all’aspettativa di vita, escludendo dallo scatto a quota 67 anni nel 2019 le categorie di lavoratori impegnati nelle mansioni più gravose e rischiose. Il principio dell’automatismo però non si tocca. Questo l’esito dell’incontro a Palazzo Chigi tra il premier Paolo Gentiloni, i ministri del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, dell’Economia Pier Carlo Padoan, della Pubblica amministrazione Marianna Madia ed i sindacati.

Cgil Cisl e Uil dicono sì al confronto ma esigendo risposte concrete, forti dell’appoggio del Parlamento. Già al Senato sono stati presentati emendamenti al decreto fiscale da molti partiti, compreso il Pd, per rinviare la decisione sullo scatto. Il presidente del Consiglio ora si fa carico direttamente della questione, si ragiona in ambienti della maggioranza, avviando una delicata mediazione con i sindacati. Non recede dall’obiettivo primario, volendo evitare il rinvio dell’innalzamento dell’età pensionabile, ma apre al confronto per cercare una sintesi mediana che non arrechi danno ai conti del Paese. Una operazione che porterebbe l’Esecutivo a recuperare la relazione con il sindacato dopo lo stallo avvenuto negli ultimi tempi. Un rilancio politico i cui effetti saranno tutti da valutare ma che ha comunque consentito l’apertura del dialogo a tutto tondo con un settore importante del Paese. Entro fine anno è atteso il decreto direttoriale (Lavoro-Mef) che certifica l’innalzamento di cinque mesi dell’età pensionabile da 66 anni e 7 mesi a 67 anni nel 2019 per tutti. Il Presidente del Consiglio, Gentiloni ha detto ai sindacati: “Il rinvio non credo sia la strada. Ci può costare in Ue. I principi generali della norma restano validi. Il Parlamento è sovrano, ma non escludiamo si possa correggere qualcosa al tavolo con le parti sociali. Possiamo discutere subito di categorie specifiche, individuando i lavori più gravosi, e ragionare anche sui metodi di calcolo dell’aspettativa, fatto salvo la sostenibilità finanziaria”.

Anche il ministro Padoan ha evidenziato la necessità della tenuta dei conti e del sistema previdenziale. Al termine della riunione, spiegando la posizione del governo, ha detto: “Abbiamo concordato che al tavolo tecnico si consideri la possibilità di modificare e migliorare i meccanismi che attualmente determinano la cadenza di adeguamento dell’età pensionabile, sotto il vincolo che eventuali modifiche non intacchino la sostenibilità del sistema previdenziale, che è un pilastro fondamentale della sostenibilità finanziaria del Paese. Al tavolo si esaminerà la possibilità di estendere le categorie assoggettate ai lavori gravosi per vedere di staccarle dal meccanismo di aumento automatico, che come principio resta confermato”.

Se il confronto con le parti sociali darà i suoi frutti, le modifiche saranno inserite nella legge di bilancio, ultimo atto prima della fine della legislatura. Cgil, Cisl e Uil sono pronti al confronto, che si snoderà in tempi ragionevolmente stretti, ma mantengono il punto e non abbassano la guardia.

Il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, ha avvertito: “Il 13 novembre verificheremo se davvero c’è la disponibilità a cambiare i meccanismi dell’età pensionabile e a differenziare i lavori, oppure se non c’è, altrimenti bisognerà scegliere altre strade”.

Il numero uno della CISL, Annamaria Furlan ha detto: “Bene il confronto, vedremo tra una decina di giorni se c’è volontà di condividere l’obiettivo”. Carmelo Barbagallo, leader della UIL, ha dichiarato: “E’ positivo il fatto che continui la discussione. Padoan ha messo dei paletti che per noi sono tutti da verificare e che non esauriremo la nostra pressione sia sul Parlamento sia con i lavoratori e pensionati proseguendo la mobilitazione”. I sindacati aspettano di tirare le fila anche su altri temi della previdenza, dal lavoro di cura alle pensioni dignitose per i giovani.

Inoltre, bisognerà quantificare le persone delle categorie usuranti che non andranno in pensione a 67 anni nel 2019. L’accordo con i sindacati per non penalizzare i lavoratori ‘usurati’ potrebbe aprire alcuni problemi sulla quadratura dei conti. Andrebbe quantificato l’onere che però non influirebbe sulla finanziaria del 2018 ma a partire da quella del 2019. Insomma, nel corso del 2018, una maggiore crescita dovrebbe determinare maggiori entrate e si potrebbe calibrare meglio la manovra per il 2019.

Tra dieci giorni, la cartina tornasole sarà rivelatrice degli effetti derivanti in merito al confronto tra Governo e Sindacati.

Salvatore Rondello

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Commenti all'articolo
  1. Quando ho iniziato a lavorare si andava in pensione con 35 anni di contribuzione a qualsiasi età. Per alcune categorie con molto meno. Ora, che 40 anni di contributi per tutti non siano sufficienti, me lo si deve spiegare, perchè il mio livello culturale non mi è sufficiente. Se questo è quello che formazioni politiche con riferimenti al socialismo democratico ( il PD aderisce al PSE) si sentono di propinarci, mi chiedo cosa stiano facendo nei loro sepolcri i fondatori di quello che fu il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani da cui tutto ebbe origine. Ho letto in questi giorni dell’opportunità di creare un partito laico, socialista, radicale, ecc. ecc. Ok, ma come facciamo a risolvere il problema dei cinquantenni licenziati o dei loro figli che non hanno alcuna opportunità di trovare un lavoro? Tenendo le persone bloccate nei loro posti fino a 67 anni? E’ bello crogiolarsi nella consapevolezza di avere fatto la scelta giusta abiurando il comunismo e scegliendo la democrazia, ma questa autocelebrazione non serve a nulla se non vi sono idee pratiche, semplici, percorribili, per ridare una speranza a tutti, per “portare avanti coloro i quali sono nati indietro”.

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