martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

LO STRAPPO
Pubblicato il 21-11-2017


sindacati

Oggi, al tavolo negoziale con il Governo, i sindacati non sono più uniti sulle pensioni. In merito al documento conclusivo con cui il governo ha chiuso la partita su sistema pensionistico e blocco dell’età pensionabile, la posizione più dura è quella della Cgil.

Il leader della CGIL, Susanna Camusso, durante la conferenza stampa al termine dell’incontro con l’esecutivo, ha affermato: “E’ stata un’occasione persa dal governo. La vertenza previdenziale per noi resta aperta e gli interventi fatti non chiudono il capitolo previdenziale. Per sostenere questo giudizio il prossimo 2 dicembre avremo una mobilitazione generale”.

Di segno decisamente opposto la posizione della Cisl. Annamaria Furlan ha commentato: “Diamo un giudizio positivo del percorso e del lavoro fatto e lo inseriamo in un altrettanto giudizio positivo sulla legge di bilancio”. Per la Uil, infine, sotto il profilo delle risorse, il lavoro fatto è stato il massimo. Il leader, Carmelo Barbagallo, ha detto: “Abbiamo aperto una breccia nella rigidità della riforma Fornero. Abbiamo messo a punto tutti i capitoli per intervenire. Evitiamo il gioco al massacro di chi fa di più e meglio. Siamo passati da 7 a 12 punti e se ci fossimo fermati prima non avremmo ottenuto quanto fatto. Il Parlamento è sovrano e se riusciranno a migliorare i capitoli mi fa piacere. Vigileremo che non li peggiorino”.

All’incontro con i sindacati, il governo ha messo sul tavolo delle pensioni un documento con delle nuove proposte, ma per la Cgil non è sufficiente. L’incontro si è concluso, quindi, senza una condivisione unitaria dei sindacati. Al tavolo delle trattative, per il governo oltre al premier Paolo Gentiloni, c’erano anche i ministri Madia, Padoan e Poletti, mentre per i sindacati c’erano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Furlan e Barbagallo.

Durante l’incontro, il premier Gentiloni ha detto: “Siamo convinti che nell’ambito di una Legge di Bilancio che già, pur con risorse limitate, viene incontro a numerose esigenze sociali e espresse dal mondo del lavoro, abbiamo messo insieme in queste tre settimane un pacchetto di misure molto rilevante e sostenibile. Dal nostro punto di vista è un buon risultato. Un risultato di cui la condivisione del mondo sindacale è requisito importante. Parliamo spesso dell’importanza del dialogo con le parti sociali, un dialogo che è forte quando produce risultati. Più sostegno il pacchetto avrà dalle forze sindacali, più sarà forte nel trovare spazio compiuto nella Legge di Bilancio. Il documento di sintesi del governo che vi abbiamo consegnato oggi contiene i contenuti che abbiamo illustrato nelle riunioni precedenti, con l’inserimento di alcuni elementi emersi nella discussione con i sindacati. Il dialogo sociale è forte nella misura in cui produce risultati. Riteniamo che la vostra adesione sarebbe un contributo molto positivo.  Sappiamo che ci sono posizioni e valutazioni differenziate tra di voi, di cui prenderemo atto. Il mio auspicio è che queste posizioni differenti rimangano in una dialettica non conflittuale. Ognuno è naturalmente padrone delle proprie scelte e decisioni. Per quanto riguarda questo pacchetto il governo si impegna a tradurlo in un emendamento alla legge di bilancio. Più forte sarà il sostegno delle organizzazioni sindacali, più forte sarà questo pacchetto di misure, e come si dice in gergo, più blindato sarà in Parlamento”.

Cgil, Cisl e Uil alla fine non hanno quindi firmato il documento formalizzato dall’esecutivo al termine di mesi di confronti, tavoli tecnici e vertici politici. Una soluzione voluta dal governo stesso che ha evitato così di sancire la spaccatura avvenuta sul documento tra i sindacati stessi. Invece la Camusso usa parole aspre: “Il documento sintetizza una posizione del governo e se la sottoscrive il governo stesso”. Diversamente la pensa la Furlan spiegando: “Il governo ha chiesto quale fosse la posizione dei sindacati sul suo documento finale e noi gliela abbiamo rappresentata”. A rappresentare la situazione, con la consueta ironia, è stato Carmelo Barbagallo: “Che avremmo dovuto fare? Uno firmava, uno ci metteva una mezza firma e un altro ancora non firmava?”.

Al termine dell’incontro, la  Cgil ha quindi chiesto un incontro urgente ai presidenti di tutti i gruppi parlamentari. Nella lettera inviata, si legge: “In vista del prossimo avvio dei lavori parlamentari sulla Legge di Bilancio siamo a richiedere un incontro urgente per poter esporre le nostre considerazioni e le nostre proposte in particolare sulle norme che riguardano il lavoro e la previdenza”.

Nella nuova proposta dell’esecutivo, sono stati inclusi anche i siderurgici di seconda fusione ed i lavoratori del vetro tra i lavori gravosi ed esclusi dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019. I requisiti per accedere al beneficio che resta confermato per le 15 categorie già individuate nei giorni scorsi restano di aver svolto un lavoro gravoso di almeno 7 anni negli ultimi 10 ed avere 30 anni di contributi.

Il governo ha offerto, inoltre, a Cgil Cisl e Uil, la prosecuzione prioritaria di un dialogo su come assicurare una pensione adeguata ai giovani. Nella nota dell’Esecutivo, si legge: “Il governo concorda sulla necessità di dare priorità alla discussione sui temi della sostenibilità sociale dei trattamenti pensionistici destinati ai giovani al fine di assicurare l’adeguatezza delle pensioni medio-basse nel regime contributivo , con riferimento sia alla pensione anticipata che a quella di vecchiaia”. Così l’esecutivo ha confermato, in sostanza, il percorso tracciato con i sindacati nel 2016 sulla necessità di proseguire un dialogo nel rispetto dei vincoli di bilancio e della sostenibilità di medio e lungo periodo della spesa pensionistica e del debito.

Nella nota si legge anche: “Allargamento dei requisiti di accesso alla prestazione per le lavoratrici con figli al fine di avviare il processo di superamento delle disparità di genere e dare un primo riconoscimento al valore sociale del lavoro di cura e maternità svolto dalle donne”. Questo è stato l’impegno per il 2018 che il governo avrebbe formalizzato relativamente all’Ape social nel documento presentato a Cgil Cisl e Uil unitamente alla garanzia che sempre per il prossimo anno avrebbe ampliato la platea alle nuove categorie di attività gravose. Il documento, inoltre, conferma , con l’obiettivo di consentire in prospettiva la messa a regime dell’Ape social al termine della sperimentazione, l’accantonamento in un apposito fondo dei risparmi di spesa, come eventualmente accertato nel 2019 attraverso la rideterminazione delle previsioni di spesa nell’ambito dei limiti di spesa programmati.

Anche i sindacati siederanno nella Commissione che studierà, ai fini dei una rilevazione scientifica anche in relazione all’anzianità anagrafica dei lavoratori, la gravosità delle attività lavorative e che dovrà concludere i lavori entro il 30 settembre 2018. La Commissione tecnica sarà presieduta dall’Istat e sarà composta da rappresentanti del Ministero dell’Economia, del Lavoro, della Salute, di Inps, di Inail con la partecipazione di esperti indicati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative dei datori di lavoro e dei sindacati.

Dunque, come si legge nel documento dell’esecutivo, il Governo ha accolto quasi tutte le osservazioni fatte dalla CGIL nell’incontro di sabato scorso, ma la Camusso continua a dire di no. In realtà, è stato il Governo ad offrire delle opportunità ai sindacati, ma che la CGIL non ha saputo o voluto cogliere.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento