lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quel mercato degli schiavi
Pubblicato il 15-11-2017


E’ stato tutto filmato. E quel che si vede e si sente é agghiacciante. Non solo nei campi libici i migranti bloccati sono tenuti come in una grande e sudicia prigione, ma si svolgono veri e propri mercati di vendita e acquisto degli uomini. In perfetto stile schiavismo americano pre ottocentesco. Era evidente che non ci si poteva fidare della volontà o capacità della Libia di vigilare, gestire, umanizzare questi luoghi di momentaneo rifugio dei migranti bloccati. Era evidente che un paese con due governi, decine di tribù, la guerra al terrorismo, le bande dei traghettatori alla Caronte magari assoldati per il lavoro sporco, non prometteva nulla di buono.

Sapevamo anche che questa era la preoccupazione principale del ministro Minniti, che abbiamo appoggiato nella sua strategia che punta al governo italiano ed europeo di un fenomeno prima sottovalutato e poi spesso colpevolmente ignorato. Adesso si muove, finalmente, il commissario per i diritti umani. Ma non é trascorso troppo tempo? Da quanti mesi andiamo ripetendo che il respingimento in Libia deve essere governato dall’Onu e che alla gestione Onu vanno affidati i campi? L’emergenza deve portare a un immediato cambio di rotta. Non è possibile ignorare i diritti umani di tante persone, uomini, donne e bambini, dei quali ignoriamo le modalità di trattamento. Vanno immediatamente bloccati questi ignobili mercati di esseri umani, individuati e puniti coloro che li hanno messi in atto.

La strategia di contenimento dei flussi migratori non può cambiare di fronte a tali abnormità. Non possiamo permetterci di rinnovare i vecchi flussi, di divenire di nuovo attracco di navi della disperazione, quando il mare non le abbia prima sommerse e affondate. Non possiamo tornare a divenire fonte di guadagno dei mercanti di morte, che approfittano della volontà di migliaia e migliaia di poveretti di uscire dall’inferno delle guerre e della povertà per sfruttarli, arricchirsi, ingrassare enti e cooperative, fuoriuscendo spesso dalla legalità e contribuendo a generare conflitti, paure, disagi. Però abbiamo il dovere di intervenire in Libia dove si gioca la partita della libertà, della dignità, dei diritto di tutte le donne e gli uomini del mondo. “Aiutiamoli a casa loro” da oggi significa per noi evitare che, non rischiando più la morte nel Mediterraneo, costoro rischino la vita e il loro destino tra le malversazioni e le ignobili aste di esseri umani, quasi fossero oggetti e non persone, in un’insopportabile e scioccante oasi di medioevo. Una buona dose di internazionalismo umanitario ci spinge a non alzare mai le spalle di fronte ai drammi ovunque si consumino.

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Commenti all'articolo
  1. Quello che oggi succede in Libia è solo la pallida immagine di quello che è avvenuto da sempre, nella storia recente e antica, da parte delle comunità dominanti contro quelle deboli, destinate, con ogni mezzo, ad essere soggiogate e ridotte in schiavitù. Nel peggiore dei casi sterminate con atroci torture: dove le urla delle vittime procuravano divertimento od esorcismo. Le pratiche atroci dei costumi delle comunità conquistate divennero il pretesto, come nel caso dello sterminio dei nativi americani, per punizioni di analogo livello, o anche peggio. Per non parlare delle religioni e dei religiosi che arrostivano in pubblico, nelle nostre piazze, le streghe e gli eretici e impalavano gli infedeli nelle piazze del vicino oriente. Atrocità in crescendo che ebbero, come per magia, un crollo verticale con la sconfitta della Germania di Hitler, alleata dell’Italia fascista e del Giappone imperiale. L’antropologo Steven Pinker, nel suo libro pubblicato anche in Italia col titolo Il Declino Della Violenza, ci dimostra che negli ultimi settant’anni le morti violente, in rapporto alla popolazione, sono diminuite di vari ordini di grandezza. Dimostrazione ne è che la popolazione mondiale ha avuto un’impennata straordinaria: da allora è passata da due a oltre sette miliardi.
    I fascisti sostengono che così non può durare, che senza la rottura di queste dinamiche andremo a sbattere. La Casaleggio, trainer dei cinque stelle, teorizza la necessità della terza guerra mondiale per riequilibrare i conti, per riportare la popolazione a non più di tre miliardi.

    In questo scenario abbiamo riparlato, lo scorso weekend, di alleanza fra merito e bisogno.
    Mentre ascoltavo gli interventi mi figuravo un’umanità capace ti trovare la quadra perché capace di sposare la rivoluzione digitale. Un’umanità consapevole che l’intelligenza artificiale sarà la nostra salvezza semplicemente in quanto risultato primo dell’intelligenza umana del nostro tempo. L’intelligenza artificiale non discende dai vincitori della lotta feroce fra i dominanti (più adatti) a spese della moltitudine soccombente. L’intelligenza artificiale è il risultato di un progetto ed è, per definizione, etica. La selezione naturale è invece il risultato del caso.
    Isac Asimov immaginò le tre leggi della robotica:
    “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
    Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
    Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.”
    Questa settimana, all’ONU, è in corso un’iniziativa per impedire che vengano fabbricate armi intelligenti, capaci di decidere autonomamente se, quando e che cosa colpire. E’ un’iniziativa tesa ad impedire un abominio analogo all’abominio dell’utilizzo dell’energia nucleare per fabbricare bombe in grado di distruggere la Terra invece di usarla per raggiungere le stelle. Le tre leggi della robotica di Asimov saranno una buona guida per l’ONU come dovranno essere guida per tutti i militari di tutti gli eserciti.
    Solo così lo schiavismo e la barbarie, in Libia come altrove, potranno essere sconfitti. Solo se l’umanità saprà utilizzare la nuova soglia del nostro tempo per lanciarsi verso un futuro dove sette, dieci, venti … miliardi di cervelli umani sapranno progettare in simultanea con l’aiuto delle tecniche digitali. Realizzare così l’alleanza fra Merito e Bisogno per produrre ricchezza senza fatica, in un mondo dove gli schiavi sono inutili perché obsoleti.

  2. Unione Europea e Italia sotto accusa da parte delle Nazioni Unite per aver frenato gli arrivi di immigrati in Europa finanziando le autorità della Libia per bloccarli o riaccettarli sul suo territorio. A drammatizzare ulteriormente la denuncia dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, scrive tra gli altri il Corriere, un video-choc diffuso dalla Cnn sui migranti venduti all’asta come schiavi in Libia. Forte l’irritazione del governo per questa accusa. Scrive ancora il Corriere: “Nello staff del ministro Marco Minniti, come in quello del capo del governo, la posizione italiana è articolata in più punti, ma con una linea di confine che rivendica il lavoro fatto finora. Se oggi le organizzazioni internazionali sono in grado di fare ispezioni nei centri di detenzione libici ‘è anche merito di Roma’”.Il video ha avuto comunque un forte impatto nell’opinione pubblica. Scrive su Repubblica Marco Belpoliti, in una riflessione intitolata “Se questo è un uomo” (che si apre tra l’altro con la riproposizione dell’incipit dell’opera di Primo Levi): “Di là dal mare che bagna le nostre coste, non lontano da noi, appena più a sud del mondo cosiddetto civilizzato, la guerra, i conflitti tribali e religiosi riportano d’attualità un costume obbrobrioso che credevamo cancellato. Tutto questo – osserva Belpoliti – ci riguarda direttamente, non è remoto, non è uno scherzo della storia”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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