martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ragionevoli dubbi
Pubblicato il 14-11-2017


Il commediografo americano Arthur Miller scrisse nel 1953 un dramma, “Il crogiuolo”, ambientato nel Massachussets del XVII secolo in cui si narra l’insorgere in un piccolo paese della provincia americana della psicosi della stregoneria divenuta poi un’endemica caccia alle streghe conclusasi tragicamente per l’innocente protagonista John Proctor.
Miller come molti altri scrittori, sceneggiatori e registi fu vittima del maccartismo, la campagna della commissione parlamentare sulle (supposte) attività antiamericane condotta dal senatore Joseph McCarthy con il supporto del potente capo dell’FBI Edgar J. Hoover che, all’inizio degli anni 50 del secolo scorso, in piena Guerra fredda, sprofondò il sistema scientifico culturale e in particolare Hollywood in un clima plumbeo.
Era sufficiente un sospetto di filocomunismo, una diceria, una delazione per condurre il sospettato innanzi alla commissione presieduta dal senatore del Wisconsin ed essere successivamente emarginato poiché il “ragionevole dubbio” di colpevolezza si trasformava in una sicura condanna.
Tra le vittime del “ragionevole dubbio” vi furono celebri personalità del mondo dello spettacolo ma non solo: da Charlie Chaplin al compositore Elmer Bernstein fino ad Albert Einstein. Neanche a dirlo, ebrei.
Le ricadute dell’affaire Weinstein, il moltiplicarsi di chiamate in correità di altri personaggi dello star system hollywoodiano, appaiono molto simili a quella lontana vicenda del secolo scorso. Almeno per un aspetto: dopo Weinstein sono stati coinvolti tra gli altri Dustin Hoffmann e Richard Dreyfuss. Neanche a dirlo, ebrei. Per ora si sono salvati dalla gogna Ben Stiller e Barbra Streisand, quest’ultima forse perché donna.
Insomma, tra i miasmi di storiacce più o meno verosimili, di molestie sessuali denunciate a scoppio ritardato si avverte l’emergere dell’odioso afrore dell’antisemitismo su cui non poteva esimersi di soffiare Dario Argento, padre di Asia, che ha addirittura evocato il “ragionevole dubbio” che la figlia possa divenire oggetto delle sbrigative attenzioni del Mossad.
Come se il servizio segreto israeliano non avesse problemi ben più gravi a cui fare fronte.
Un “ragionevole dubbio” dunque si può insinuare: che Argento senior stia preparando un remake del film del 1940 “Suss l’ebreo”, uno dei film preferiti da Heinrich Himmler che tra gli sceneggiatori annoverava un certo Joseph Goebbels.

Emanuele Pecheux

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