martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Riina. Martelli. Morte Falcone gli si è ritorta contro
Pubblicato il 17-11-2017


riinaIl ‘capo dei capi’ della Mafia, è morto nella notte a Parma. Aveva appena compiuto 87 anni ed era ricoverato in coma farmacologico nel reparto detenuti dell’ospedale del capoluogo emiliano, dopo il secondo intervento chirurgico nel giro di pochi giorni. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, Riina era considerato ancora il boss indiscusso di Cosa nostra, malgrado da allora sia rimasto rinchiuso in carcere in regime di 41 bis per scontare i 26 ergastoli a cui era stato condannato. Il legale di Riina, Luca Cianferoni, raggiunto telefonicamente ha chiesto il massimo riserbo. Riina era malato da anni, ma negli ultimi mesi le sue condizioni si erano aggravate tanto da indurre i legali a chiedere a luglio un differimento di pena per motivi di salute. Il tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva però respinto la richiesta finché ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha concesso ai familiari un incontro straordinario col boss.

Riina non si era mai pentito per le decine di omicidi compiuti (il primo a Corleone negli anni ’50) e le tante stragi da lui ordinate, tra cui gli attentati del 1992 in cui furono uccisi Falcone e Borsellino e quelli del 1993, nella penisola. Fu suo l’ordine di scatenare un’offensiva armata contro lo Stato nei primi anni ’90. Riina era ancora imputato nell’ultimo processo a suo carico, quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, che lo vede accusato di minaccia a Corpo politico dello Stato.

“Penso di aver tenuto fede a quella promessa che feci il giorno dell’assassinio di Falcone: in una dichiarazione ai media italiani e stranieri, ricordo la Cnn, dissi ‘dimostreremo che assassinando Falcone Cosa nostra ha fatto il peggiore affare, e cosi è stato”. Ha commentato Claudio Martelli, ministro della Giustizia ai tempi della cattura di Toto’ Riina. Secondo l’ex Guardasigilli, “la guerra militare con la mafia è vinta”, mentre rimane da condurre la lotta contro la “mafiosità”.

“Gli omicidi di Falcone e Borsellino – ha detto aggiunto Claudio Martelli parlando a Radio Anch’io su Rai Radio1 – furono un colpo al cuore. La mafia perforò il meccanismo di protezione dei magistrati. Falcone in particolare fu protetto come le più alte cariche dello Stato. Purtroppo però i frequenti viaggi a Palermo nell’ultima parte della sua vita e l’uso sistematico dei servizi di scorta furono un errore. La smagliatura fu quella. Bastò controllare gli spostamenti della scorta”. “Il giorno della cattura di Riina fu la fine di un lungo incubo. Ancora oggi non si è trovata una spiegazione su come Totò Riina abbia trovato rifugio a Palermo, abbia potuto viaggiare e così via. Ci sono state delle omertà. Lo Stato non si è rivelato efficace. Sono stato Ministro della Giustizia per 2 anni: abbiamo toccato il punto più basso con gli attentati a Falcone e Borsellino e il punto più alto subito dopo con la reazione e l’arresto di più di mille latitanti fino a Riina e poi Provenzano”

“La morte di un uomo dovrebbe portare al silenzio ed alla riflessione. E’ difficile, però in questo caso” ha affermato il Presidente del PSI Carlo Vizzini. “Non pensare in questi momenti alla tante vite spente ferocemente in tanti anni dal boss duro e glaciale ed anche al dolore di tutte le loro famiglie. A coloro che vorrebbero succedergli – ha concluso Vizzini che è stato relatore dell’ultima modifica del 41bis e delle confische dei beni – prima o poi saranno anche loro assicurati alla giustizia e finiranno al carcere duro con la confisca dei beni”.

Il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, ha definito folle la sua guerra allo Stato. “Lo Stato ha sconfitto l’idea folle di Riina e altri esponenti mafiosi di fare la guerra allo Stato e vincerla. Lo Stato ha vinto continuando a rispettare la legge e la Costituzione”. “L’attacco allo Stato – ha aggiunto – è stato il più grosso errore strategico di Riina e ha avuto ripercussioni pesantissime su Cosa Nostra, di cui alcuni mafiosi si sono ben resi conto”. “C’e’ da chiedersi, e da chiedere agli uomini di Cosa Nostra, se valga la pena finire in carcere o venire ammazzati, fare questa vita e imporla ai propri familiari, o se non sia meglio piuttosto decidere di intraprendere un’altra strada”. E’ la riflessione, del procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi. E sulla mafia ha aggiunto: “Muore Riina ma non finisce Cosa Nostra. Scompare quello che tuttora, nonostante la detenzione, era il capo della mafia, e si apre una nuova stagione. Ma Cosa Nostra non è finita”.

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