giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Lettera aperta a Vittorio Feltri
Pubblicato il 10-11-2017


No, caro Vittorio Feltri, quello che ha scritto, prima delle elezioni in Sicilia, non è per nulla condivisibile e necessita di alcune considerazioni perché l’immagine che Ella ha della Sicilia e del Sud è costruita su stereotipi sedimentati da anni e senza alcun aggiornamento, e soprattutto perché il suo scritto semina sfiducia ed alimenta la rassegnazione. Quella rassegnazione, frutto sia di decenni di cattiva gestione, che per l’assenza di uno Stato che si è accontentato, nel dopoguerra, d’aver ‘domato’ il ribellismo e scongiurata la guerra civile, lasciando all’isola lo status di ‘Regione a statuto speciale’ senza puntare alla reale integrazione economica col resto del Paese.

A che serve scrivere che “Gli enti locali sprecano, investono in cose inutili, che i trasporti fanno orrore, non funzionano…” quando queste situazioni si trovano anche in molte zone del ricco Nord (basta vedere i trasporti ferroviari regionali nella stessa Lombardia o nella Toscana)? E perché aggiungere anche che “il voto serve soltanto a perpetuare una situazione ambientale scandalosa”? No, illustre giornalista, questo distrugge nella gente anche la speranza di poter cambiare qualcosa. E tutto viene poi amplificato aggiungendo, tra l’altro, come ciliegina sulla torta, che “Non ci importa chi vincerà e chi perderà. Quale sia l’esito dello spoglio, non muterà alcunché né a Catania, né a Palermo né altrove”.

Lei non è un uomo qualsiasi, è un penna importante ed amareggia vederla impegnata solo per ‘sfasciare’ quel poco che ancora resiste in questa terra. Per lo sfasciare ci pensano già, e con efficacia, sia Grillo che, con la sua ‘decrescita felice’, può sperare di vincere solo in un deserto economico e sociale; sia Renzi che, sperando di acciuffare il consenso perduto, non sa fare altro che distribuire bonus e mancette di ogni tipo, aumentando a dismisura il debito pubblico che peserà sulle spalle dell’intero Paese. Da quanto ha scritto certamente non sa che la rassegnazione ha già causato grossi danni provocando la fuga dei cittadini dall’impegno civile e la loro ritirata sotto la propria tenda.

I siciliani non sono, purtroppo, come afferma Lei, “appassionati di politica perché non avendo alternative sperano che i partiti risolvano i problemi da loro stessi creati”. Appassionati di politica? Ma se è da anni che disertano i seggi elettorali facendo registrare un astensionismo record. Nell’ultima tornata elettorale ha votato solo il 46,75% scendendo di un ulteriore 0,60% sull’affluenza alle urne registrata nel 2012. Si rende conto, illustre Direttore che, ogni 100 elettori, più di 53 non ha voluto votare? E Lei continua a raccontare la favoletta che la maggioranza vive solo di clientelismo.

Mi permetta, infine, di invitarla ad approfondire il suo pensiero sul Ponte di Messina che Lei pensa sia solo un capriccio di Berlusconi e non una necessità per il Paese, e non risponda che c’è ‘ben altro da fare’ perché quaggiù non siamo in vena di porre il dilemma se sia nato prima l’uovo o la gallina. Senza il Ponte, lo dice anche Lei, non si è fatto alcun ‘benaltro’. Il Ponte serve anche a dar vita a quanto concordato con i Comuni di Messina, di Reggio e di Villa San Giovanni. Stop al Ponte, stop a tutto.

Il Ponte non è altro che l’anello fondamentale di uno dei corridoi previsti, da altra classe dirigente europea, per fornire gli Stati dell’Unione Europa di Alta Velocità in riferimento ai passeggeri e di Alta Capacità in riferimento alle merci. Per quanto ci riguarda si parla dell’ex corridoio Berlino-Palermo pensato per le merci da e verso l’Estremo Oriente. Ma a Lei certamente sfugge che nel profondo Sud vivono oltre 9 milioni di cittadini che patiscono l’isolamento, mentre nel Mediterraneo transitano ben 60 mln di container all’anno (ben 5 mln/mese), un fiume di merci che l’Italia finora ha voluto ignorare.

Pochi di quei container entrano nei porti italiani. Ad essere penalizzati non sono solo Augusta, Gioia Tauro, Napoli e Taranto, ma anche tutti gli altri porti del nostro Paese come Trieste, Venezia e Genova che vengono risarciti con poche briciole. Non deve sfuggirLe che insieme con l’attività dei porti si sfrutterebbe molto la posizione naturale dell’Italia per il trasporto ferroviario dei container verso l’Europa accorciando i tempi che oggi sono necessari per superare il Mare Nostrum, Gibilterra e circumnavigare la penisola iberica per approdare ai porti del Northern Range.

Non Le sfuggirà neppure che non basta dire ‘il Sud sfrutti il turismo’ se non si dota il Sud del minimo per poter far affluire i turisti. Quanto servirebbe a questo Sud, che non vuol vivere di sovvenzioni, il suo aiuto e la sua penna. Se dovesse accogliere il nostro appello, se ci darà una mano d’aiuto, se farà sentire Musumeci sostenuto da una penna straordinaria, un Grazie sincero di cuore.

Giovanni Alvaro

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