martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luciano Accomando:
L’importanza degli “esperti esterni” nel PON
Pubblicato il 14-11-2017


Caro Direttore,
sono Luciano Accomando, regista e scrittore palermitano. Ho deciso di scriverLe per segnalare quanto sta accadendo nelle scuole italiane in merito alla gestione del Programma Operativo Nazionale. Il cosiddetto PON, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, denominato “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento”, è finanziato dai Fondi Strutturali Europei e con un budget complessivo di poco più di 3 miliardi di Euro si rivolge alle scuole dell’infanzia e alle scuole del I e del II ciclo di istruzione di tutto il territorio nazionale. Il primo asse, “Istruzione”, prevede l’attivazione di percorsi laboratoriali extrascolastici finalizzati a colmare le lacune dell’attuale modello di crescita e a innalzare le competenze dei giovani per adeguarle ai nuovi equilibri della competitività internazionale. Si tratta di laboratori di lingue, matematica, teatro, sport, cinema, danza, ecc. che hanno come obiettivo specifico la “riduzione del fallimento formativo precoce e della dispersione scolastica”. Così, a prima vista, si potrebbe pensare a un’apertura della scuola al territorio, al mondo esterno delle professioni, dei freelance, ad una frenetica mobilitazione, da parte dei dirigenti, per la ricerca e la selezione degli “esperti esterni” più meritevoli e idonei a garantire ai propri alunni una formazione di elevata qualità. Anche perché, stando ai dati statistici e alle più eminenti ricerche sociali sull’universo giovanile, sembra che i ragazzi, davanti a un problema personale o scolastico, siano poco inclini a confrontarsi con gli adulti di riferimento (genitori e insegnanti). Come riporta la recente indagine promossa dalla Società Italiana di Pediatria redatta su un campione di oltre 10 mila adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni, circa un ragazzo su due sente il bisogno di avere un sostegno psicologico per problemi di natura emotiva-comportamentale, ma solo il 4,8% utilizza quello della scuola. Senza dimenticare i dati emersi dal “rapporto quadriennale sulla salute e il benessere dei giovani” pubblicato nel 2016 dall’ufficio europeo dell’Oms: il 26% delle undicenni e il 17% dei colleghi maschi dichiara che la scuola “piace un sacco”, un dato che scende a 15 anni rispettivamente al 10% e all’8%. Insomma, sembra che gli adolescenti italiani abbiano un pessimo rapporto con la scuola. Ben vengano dunque gli investimenti e gli sforzi dell’Unione Europea volti a migliorare l’attrattività degli istituti scolastici e la qualità del sistema di istruzione. Ma… Come spesso accade quando si parla della Scuola italiana, sembra che nell’indicare la luna qualcuno preferisca soffermarsi sul dito. E così, l’Autorità di Gestione del PON “Per la Scuola”, in seguito ai numerosi quesiti pervenuti dalle Istituzioni Scolastiche, ha stabilito con nota 34815 del 3 agosto 2017 che per l’individuazione del personale esperto “il procedimento prevede preliminarmente e obbligatoriamente l’individuazione di personale interno alla istituzione scolastica. In caso di esito negativo si può ricorrere a personale esterno”. Altro che competizione a suon di curriculum tra ricercatori, ingegneri, architetti, matematici, scrittori, psicologi e sportivi. A condurre le attività laboratoriali sono in via prioritaria gli stessi insegnanti che seguono i ragazzi nelle ore curriculari. Sia chiara una cosa, nessuno vuole colpevolizzare il corpo docente o sminuirne le competenze, sarebbe ingrato, ma davvero pensiamo di fare il bene dei nostri ragazzi agendo in questo modo? Perché precludergli la possibilità di confrontarsi con dei veri esperti al di fuori del mondo scolastico e senza la paura di dover poi essere giudicati alla fine dell’anno? Come può il mio stesso insegnante di matematica (per citare una materia a me personalmente ostile) aiutarmi a superare i medesimi limiti maturati nelle ore curriculari? Si tratta forse di semplici corsi di recupero? Oppure l’Unione Europea prevede in un futuro prossimo l’attivazione di “nuovissimi” percorsi finalizzati alla riduzione del fallimento formativo del PON? In una selezione di esperti esterni capita sovente che un plurilaureato con un dottorato di ricerca si classifichi al secondo posto in graduatoria, scavalcato da un professionista ancora più titolato e con una maggiore esperienza alle spalle. E allora, visto che l’apporto di esperti esterni comporterebbe per la scuola il medesimo costo, perché accontentarsi? Perché questa futile e sterile chiusura a riccio del mondo della scuola? Credo che l’Autorità di Gestione del PON dovrebbe rivedere al più presto la nota del 3 agosto, per non destinare i buoni propositi al solito fallimento.

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