lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Si votava per censo. Ora, si  vota solo per difendere  il censo.
Pubblicato il 10-11-2017


Dopo ogni risultato elettorale, assistiamo ad estenuanti confronti tra  i rappresentanti delle forze in campo e tra questi e i giornalisti. Nella Prima Repubblica avevamo analisi semplici: gli elettori giudicavano l’azione di chi aveva governato e la sue proposte per il futuro, allo stesso modo, giudicavano il comportamento di chi era stato all’opposizione .  C’erano anche gli attivisti dei partiti, che votavano e cercavano di far votare per il proprio partito, rispetto al quale erano, come monaci di cerca.  Sul risultato delle elezioni siciliane, ne abbiamo sentito di tutti i colori. Abbiamo notato, però, che  i “parlatori” , invece di soffermarsi  sul  risultato del proprio partito, evidenziavano il non successo degli altri. Dopo aver letto e sentito le cosa dette da altri, ho pensato  di dire, anche, la mia, avvisando che sconfinerò  nella fantapolitica, visto che senza la fantasia, negli ultimi anni, quasi nessuno, degli  analisti, ha tratto insegnamenti  utili per le successive competizioni. Mi aiuta anche qualche esperienza personale.

Nelle elezioni del 1980, da pochi mesi ero stato eletto Segretario Provinciale del PSI,  un compagno , seguace di Conte, cercò  di non far votare per il PSI, pensando che l’insuccesso del partito mi avrebbe indebolito e, così, in prospettiva, avrebbe trovato più facile  eliminare un  concorrente. Il fatto mi fece capire, che, nella lotta politica, tutto è possibile, anche quello che sembra innaturale. Se, nel tempo si è affermato il detto “Morte tua, vita mea”, ci saranno delle buone ragioni e se hanno successo “La signora in giallo”  e “Poirot”  vuol dire che bisogna guardare sempre oltre, come fanno gli investigatori. E’ assodato che la scarsa percentuale dei votanti ha confermato , non solo la sfiducia nelle forze politiche, ma anche la rabbia nei confronti di quelli che lottano solo per gestire il potere a fini personali.  Ho sentito solo qualche insignificante frase sul distacco del popolo dalla politica.  Ho avuto l’impressione che si dia per scontata la rinuncia al voto di più del 50% dell’elettorato. Nei tempi andati, per legge,  votava chi aveva censo, oggi , tutti hanno diritto al voto, ma votano solo chi ha  “censo” da difendere o da incrementare. Si rinuncia ad esercitare un diritto, segno di civiltà, perché,  tale diritto, è stato rubato  dagli  “escort” della politica.   Nessuno vede l’amore e l’impegno per il bene comune. Infatti, le forze in gara, tranne 5stelle, che ha altri problemi, sembrano fotocopie. Il passaggio  di grandi elettori  da un partito ad un altro, alla vigilia delle elezioni,  sta a dimostrare che “questo o quello per me pari sono”. E si va dove conviene. L’accusa di impresentabili non ha fatto effetto. Ci sarà un motivo? Impresentabile, non si diventa in una settimana. Veniamo alla fantasia. Secondo me, il risultato dimostra che il Patto del Nazzareno è vivo e vegeto ed il vero vincitore.  E’ interesse di Renzi, tenerlo in vita.

Tale interesse richiede che Berlusconi si rafforzi , nel centrodestra, per tenere a bada Salvini e la Meloni. Il Governatore della Regione Sicilia è funzionale al rafforzamento  di FI, e, quindi, del Patto del Nazzareno. Nel contempo, Renzi, dopo le ultime vicende interne del PD, culminate con l’uscita   di Grasso e Bassolino,  non poteva non preoccuparsi della “soluzione civica” ( non PD) del binomio  Micari – Leonluca Orlando, e del fatto che il Sindaco di Palermo ha dimostrato di non voler morire politicamente siciliano.  Berlusconi può essere alleato comodo di Renzi,  anche in ragione della sua età.  Micari e  Orlando potevano diventare avversari interni.  Renzi ha dimostrato  di essere abituato ad ingigantire i pericoli e, per paura di essere sopraffatto, cerca di rottamarli  prima. Non ricordo un altro segretario di partito, che abbia seguito con distacco elezioni  in una Regione italiana. E, la Sicilia non è l’Umbria. Come italiano, sono sconfortato per non aver sentito niente di utile per la Sicilia e per il Mezzogiorno.

Il rapporto SVIMEZ ci ha fatto sapere che, negli ultimi 15 anni, 200.000 laureati, su un totale di 1.700.000 meridionali, hanno lasciato il Sud. Altri dati, ci dicono che solo la Campania, nei prossimi 20 anni, perderà 1.400.000 residenti.  Un incubo mi assale e mi fa temere che il Meridione possa diventare diventerà un immenso campo Rom o una succursale di  un Paese islamico, senza sviluppo. Speriamo di no!

Luigi Mainolfi

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