martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Manfredi Villani:
Il socialismo dalle radici cristiane
Pubblicato il 09-11-2017


Il livore anticattolico della sinistra politichese italiana sconcerta le coscienze dei socialisti riformisti democratici aderenti al PSE ed all’Internazionale socialista.Assistiamo alla visione di un quadro politico generale caratterizzato da una sinistra che non ha perso nulla dell’antico odio anticristiano e anticlericale del secolo scorso.La visione cristiana della società ha un retaggio antico,quasi centenario se riferibile all’enciclica Rerum Novarum;ma con redici più antiche,evidenziate già nell’anno 1897 dal socialista predicatore Camillo Prampolini,allorchè scriveva sul giornale La Giustizia che Gesù Cristo era socialista.Un chiarimento storiografico è d’uopo per inquadrare oggi la collocazione dei sociialisti nella società globallizzata del terzo millennio dell’era volgare.La scissione di Livorno,patita dai PSI agli albori degli anni venti del secolo scorso,allontanò tanti personaggi massimalisti atei in direzione del comunismo.Finalmente si profilò per i socialisti residuali:da Giacomo Matteotti a Filippo Turati e da Pietro Nenni a Sandro Pertini,fino a Bettino Craxi;l’avvento di un lento processo di riconciliazione della società socialista nel verso della politica in sintonia con la dottrina sociale della chiesa cattolica.Il socialismo dalle radici cristiane ha avuto bisogno di circa 60 anni di militanza per affermarsi sullo scenario politico italiano ed assumere la concretezza di forza politica di governo affidabile e rispettata.Fu Bettino Craxi,nell’anno 1984,con la sua autorevolezza di Capo del Governo italiano,arricchita dal benestare sornione ed elastico di Sandro Pertini,in veste di Presidente della Repubblica;a sdoganare il PSI e dirigerlo verso la chiesa cattolica con un secondo concordato tra Stato e Vaticano.Da allora montò il livore dei comunisti verso il socialismo riformista democratico,laico e cattolico incarnato da Bettino Craxi.Ne conseguì una campagna di vero odio viscerale del PCI verso il PSI.Campagna becera ed irresponsabile che diede origine allo sciagurato assalto giustizialista della ben nota Tangentopoli.Nel 1993 vivemmo l’anno cruciale di quei comunisti che guidati da Achille Occhetto,mediante l’insulsa e sgangherata “macchina da guerra”,volevano dominare la scena politica italiana nonostante avesserò soltanto il 30% di suffraggi elettorali.Fu,per contro,salvifica la discesa in campo “messianica” di Silvio Berlusconi,il quale nel 1994 conquistò,a furor di popolo e con l’aiuto determinante dei socialisti riformisti democratici,lo scranno di Palazzo Ghigi ed il Parlamento italiano.In seguito i comunisti si sono disfatti varie volte della loro camicia di biscia,cambiando pelle e tentando di mirare ad una rinnovata verginità.Oggi risultano ammucchiati nel PD,in SEL ed altri schieramenti di sinistra senza futuro di preminenza elettorale.A mio parere oggi è lecito domandarsi cosa farà il PSI di Riccardo Nencini nei prossimi giorni di venerdì e sabato a Milano nel corso della rassegna su MERITI E BISOGNI.Spero che si opponga alla cultura della morte parlamentare sinistrorsa per ritrovare nella grazia elettorale del 2018 le riserve umane atte a difendere,senza cedimenti e compromessi massimalisti,l’ideale ultracentenario del socialismo riformista democratico.La riscossa socialista potrebbe maturare similmente al “seme sotto la neve”di Ignazio Silone già con la prossima primavera,incominciando da Milano,città metropolitana che fù cuore pulsante del PSI di Bettino Craxi.Con uno sguardo al simbolo socialista vedrei,per mera derivazione della deontologia delle scienze politiche,il ripristino del garofano.Potrebbe diventare un simbolo vincente per un popolo elettorale che ha tanto bisogno di una scheda per le urne caratterizzata da un logo gradito e conosciuto.

Manfredi Villani

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