martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Si salvano i banchieri. I risparmiatori e azionisti possono pregare… o crepare
Pubblicato il 07-11-2017


L’ultimo Decreto Salva Banche dell’estate scorsa ha imposto la liquidazione coatta amministrativa per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, con la cessione di una serie di attività e del personale a Intesa Sanpaolo. Invece delle procedure di risoluzione (bail-in, ovvero il “furto” da parte della Banca dei soldi dei correntisti “facoltosi”), l’ “Europa delle Banche” ha concesso il ricorso agli aiuti pubblici per facilitare la liquidazione dei due istituti, attraverso iniezioni di liquidità di 4,8mld di euro a favore di Intesa San Paolo e 400 milioni quale eventuale costo da sostenere per le garanzie prestate dallo Stato sugli impegni dei due istituti. Come accaduto nei casi di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, i risparmiatori sono stati gabbati prima e sbeffeggiati poi. Il Fondo Interbancario di tutela dei depositi (Fitd), infatti, può stabilire arbitrariamente, entro 30 giorni dalla richiesta, quanto e come pagare i risparmiatori aventi diritto al risarcimento, per un indennizzo forfettario dell’80% del valore investito. Tutto ciò è vincolante per i creditori che abbiano scelto la procedura arbitrale come modalità di indennizzo, soggetti comunque alle decisioni arbitrarie e vincolanti di Anac e Fidt. Non solo ai risparmiatori viene chiesto di provare le “responsabilità per violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza” ma viene negato loro il diritto a un rimborso totale, anche nel caso di truffa acclarata. Sono duemila inoltre i risparmiatori che non potranno accedere all’arbitrato perché non hanno acquistato i titoli attraverso un intermediario bancario.
Negli ultimi tempi, per restituire fiducia ad azionisti e semplici correntisti, Intesa SanPaolo ha chiuso un occhio sulla diffusione di un video in cui una solerte direttrice di una filiale, accompagnata da prezzolati collaboratori, mette in scena un balletto con tanto di canzoncina con l’intento di rassicurare i correntisti: “io ci sto, ci metto la faccia” suona l’accattivante slogan della canzoncina. Quale faccia? Quella come il sedere che hanno! Non la direttrice e i suoi collaboratori, ci mancherebbe… a cui va la nostra solidarietà per la pagliacciata che sono stati costretti a inscenare, bensì quella di questi panciuti banchieri e dei loro servi corrotti che siedono nelle poltrone più blasonate.
Continueremo a pensarla così; continueranno a pensarla così tutti gli azionisti, obbligazionisti, risparmiatori e creditori truffati! Almeno fino a quando non verrà proposto un nuovo decreto-legge “Salva azionisti”… ma chissà perché, dei comuni cittadini, piccoli risparmiatori o investitori, non frega nulla a nessuno in questa miserabile Europa di banchieri.

1. La società del risparmio liquido. 

Avrebbe potuto essere l’incipit di un nuovo libro di Bauman, il filosofo della “società liquida”. Scopo del risparmio – si legge nei manuali di macroeconomia – è quello di poter disporre in un secondo momento delle risorse non spese. Ciò significa rinunciare a spendere oggi, per consumare domani (e consumare di più). Il cittadino risparmiatore, quando apre un conto corrente e deposita i propri risparmi, dovrebbe essere certo di poter contare in futuro della liquidità monetaria di cui dispone. Dopo il BAIL-IN, ovvero quella misura europea che dispone, per salvare la banca, il saccheggio (senza restituzione) dei soldi di quei correntisti che hanno più di 100mila euro nel conto, non è più così: il risparmio è diventato qualcosa di liquido… non nel senso che è connesso alla liquidità monetaria, bensì proprio nel senso di stato “liquido” che precede quello gassoso. Infatti, questi dottoroni “educatori finanziari” ci rimbambiscono parlando di volatilità dei mercati finanziari come momento proficuo per investire i propri risparmi. Che alludano forse al passaggio futuro dallo stato liquido a quello gassoso del nostro denaro? Ovvero, al fatto che i nostri risparmi, tra il Bail-in e i cattivi investimenti proposti, si siano volatilizzati?

2. Il lavoro… chi l’ha visto?

Non passa giorno senza che, in TV o aprendo un giornale, non si parli dell’automazione e robotizzazione del lavoro. Le magnifiche e progressive sorti dell’Homo Tecnologicus sono in procinto di compiersi! Evviva: non si faticherà più come prima, perché i lavori più pesanti e ripetitivi verranno affidate alle macchine e ai robot. E intanto? Intanto, c’è chi in Italia lavora anche fino a 10 ore al giorno dietro una scrivania di un call center con contratti precarissimi (quando gli va bene, sennò c’è sempre il sommerso o i “nuovi vaucher”). E per uno che lavora, dieci sono a spasso…disoccupati, esodati, esclusi dal mercato del lavoro, più o meno definitivamente. Provate voi ad entrare in una banca per accendere un mutuo… A meno che non abbiate un fantomatico contratto a tempo indeterminato da mostrargli vi rideranno in faccia. Tra l’altro, pare si stia allestendo un museo archeologico per quelle rarissime copie di contratto a tempo indeterminato in circolazione: la sezione è quella della preistoria moderna. Se ne avete uno, provate a cederlo, in cambio vi daranno obbligazioni scadute.

3. Crediti (e creditori) che soffrono, banchieri che gioiscono. 

Scopo di una banca dovrebbe essere quello di far credito alle imprese, aiutarle a crescere, perché da ciò dipende la crescita dell’intera economia, e quindi del mercato finanziario stesso. Peccato che, dopo aver quasi regalato case e concesso mutui a tassi stracciati per oltre dieci anni (la famosa espansione prima del big bang dei mutui subprime), oggi sia sufficiente una rata di mutuo non pagata o un deficit dei profitti da parte della propria impresa (cosa normalissima in un periodo di crisi) per far sì che la “banca amica” si trasformi in una sanguisuga. In un battibaleno, il credito precedentemente concesso viene definito, a seconda dei casi, “in sofferenza”, “deteriorato”, “incagliato”. Gli anglofoni hanno chiamato questi crediti deteriorati “Non Performing Loans” (prestiti non performanti), ovvero crediti ceduti dalle banche a soggetti finanziari terzi, con l’abbattimento di oltre il 70percento del valore dei titoli azionari. Bell’affare questo! Pur di non lasciare ai privati e alle banche la possibilità di concertare la restituzione del debito, magari attraverso organismi di conciliazione, si preferisce “deteriorarlo”; così ci rimette non solo il cittadino e l’ imprenditore (che viene segnalato alla Centrale Rischi), ma anche la Banca e il soggetto terzo che vede appiopparsi questo credito oramai ridotto a brandelli.
“Cari banchieri, la verità è che qui a deteriorarsi è solo la nostra fiducia: abbiamo creduto ai consigli e agli investimenti che ci avete proposto e siamo stati fregati; abbiamo creduto alle associazioni di consumatori e ci hanno lasciato soli; abbiamo creduto che questi soggetti terzi potessero aiutarci nel debito che voi banchieri ci avete fatto contrarre, e ce la siamo presa in saccoccia; abbiamo creduto infine nelle istituzioni che potessero intervenire aiutandoci e, tra Bail-in e decreto “Salva-banche” (per non parlare del debito sovrano), abbiamo visto come è andata a finire. Ora non ci caschiamo più: come Totò nasconderemo i nostri risparmi nella mattonella della cucina e, alla bisogna, ci faremo credito tra di noi, contando sulla reciproca solidarietà e sul mutuo aiuto.”

4. Mai più segnalati alla Centrale Rischi: amnistia finanziaria per tutti. 

Il buon vecchio Pannella, che di amnistie se ne intendeva, direbbe oggi che, tra furti di risparmi, cattivi investimenti proposti, prestiti non performativi, insolvenze, crediti in sofferenza, i banchieri non fanno altro che buttarla in caciara. Intanto però, persino lo zelante impresario che ha speso una vita intera, pagando puntualmente le tasse e i propri dipendenti, oggi si ritrova iscritto alla “Centrale rischi”, a causa magari dell’insolvenza di una rata, di un investimento sbagliato (magari suggerito dai banchieri stessi), o banalmente di un problema di fideiussione. In tempi di recessione e concorrenza globale dei mercati, come si può pensare che una piccola impresa non possa subire un momento di difficoltà? Eppure, la spietata e inflessibile corte dei banchieri e degli oligarchi europei non ammette deroghe, né sconti: sei stato anche per una volta un cattivo pagatore? Sarai impossibilitato a chiedere anche solo 1 euro di credito, fino a tre anni successivi l’estinzione del debito. Ma, se impossibilitato ad accedere ai finanziamenti, come può un libero professionista svolgere il proprio lavoro e contribuire così alla crescita economica e dell’occupazione del nostro Paese? Questo è un vero e proprio circolo vizioso che è urgente spezzare!

Come? Con un’AMNISTIA FINANZIARIA per tutti i segnalati alla Centrale rischi. 

Le imprese indebitate, infatti, con l’amnistia finanziaria, avrebbero la possibilità di tornare a crescere, permettendo così alle banche di rientrare dei propri crediti. Inoltre, ciò rappresenterebbe per le banche la possibilità di avere nuovi clienti e di realizzare quell’indipendenza nei confronti dello Stato e della finanza pubblica dei cui finanziamenti continuano ad usufruire.

Banchieri, mollate l’osso e il cappio sulle nostre teste! Solo aiutando il nostro Paese e la nostra economia a crescere, ci sarà possibilità di crescita anche per voi. Altrimenti, per voi, il futuro sarà quello di una guerra fratricida, fatta a colpi di riorganizzazione della governance, acquisizioni, smantellamenti dei CDA, insolvenze da sanare… sempre nella speranza che “Papà Stato” intervenga ogni qual volta combiniate qualche casino.

Angelo Santoro

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