martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Prajak come Goering
Pubblicato il 29-11-2017


Nell’ottobre del 1946 Hermann Goering, già n. 2 del regime nazista, venne condannato alla pena di morte al termine del processo di Norimberga, riconosciuto colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità.
Goering non salì sul patibolo perché, alla vigilia dell’esecuzione, si avvelenò una fiala di cianuro nella sua cella .
72 anni dopo, il settantaduenne Slobodan Prajak (spietato discepolo del croato Tudjiman, dirimpettaio del serbo Milosevic), comandante delle unità paramilitari croato-bosniache che durante la mattanza nella ex Jugoslavia seminarono morte, terrore e distruzione (sua fu l’iniziativa di far saltare il secolare ponte di Mostar per affamare i cittadini musulmani) al pari dei serbo-bosniaci di Ratko Mladic, udita la sentenza di appello (l’ultima) del TPI dell’Aja che ha confermato la condanna a 20 anni di carcere perché riconosciuto colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità, dopo aver protestato la propria innocenza ha ingerito veleno (in diretta televisiva) da una boccetta che aveva portato con sé, morendo quasi all’istante.
Le sole differenze che si possono riscontrare tra Goering e Prajak sono nella diversa nazionalità, nelle diverse pene comminate e nelle modalità del suicidio, gesto “eroico” adottato da militari fanatici e criminali che intendono sottrarsi alle loro responsabilità davanti alla giustizia.

Emanuele Pecheux

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