martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

S&P: Italia in ripresa ma strada ancora lunga
Pubblicato il 15-11-2017


Standard-Poors-Italia

L’agenzia di rating S&P, in un rapporto diffuso oggi, conferma la crescita dell’1,5% su base annua per l’economia italiana fotografata nel primo semestre 2017. Finalmente, si annuncia l’uscita dal tunnel, dopo sei anni di stagnazione. Ma l’andamento ancora molto basso della crescita della produttività suggerisce tempi molto lunghi per il pieno recupero della nostra economia. Nel rapporto di S&P, è segnalato il ruolo cruciale della crescita degli investimenti, sostenuti dagli incentivi fiscali, anche se il loro livello resta del 20% inferiore a quello del 2007.

Jean-Michel Six, S&P Global Chief Economist per EMEA definisce particolarmente confortante il ruolo di primo piano svolto dagli investimenti e fa notare che “La ripresa si sta diffondendo in tutti i settori dell’economia italiana”.

In particolare, due fattori sembrano suggerire un cauto ottimismo. Il primo è la svolta operata dalle banche italiane, anche alla luce dell’intervento dello Stato in Monte dei Paschi di Siena e del salvataggio delle banche venete oltre alla ricapitalizzazione di Unicredit. Il secondo il progressivo miglioramento del mercato del lavoro con una occupazione tornata ai livelli del 2008.

La situazione nel terzo trimestre è ulteriormente migliorata. Dalla comunicazione Istat, i dati del terzo trimestre 2017 sono migliorati di +0,5% sul trimestre precedente portando la crescita su base annua a +1,8%. Anche se il miglioramento dell’economia italiana ha raggiunto un livello superiore alle previsioni di stima, l’Unione Europea continua a mantenere una posizione critica. E’ anche vero che, nonostante i miglioramenti, la crescita dell’economia del Belpaese resta inferiore alle medie dell’UE.

Il vicepresidente della Commissione Europea, Jyrki Katainen, in una conferenza stampa al termine del collegio dei commissari a Strasburgo, in collegamento con Bruxelles, ha affermato: “Sul documento programmatico di bilancio dell’Italia per il 2018 prenderemo decisioni la settimana prossima, non voglio pregiudicare nulla. Il fatto è che, come tutti possono vedere dai numeri, la situazione in Italia non migliora. La sola cosa che posso dire è che tutti gli italiani dovrebbero sapere qual è la situazione reale. Si tratta del futuro del welfare italiano, della salute dell’economia italiana. Saprete di più sulla questione la settimana prossima”. Tuttavia, gli è stato obiettato: la crescita economica dell’Italia nel 2017 è all’1,5%, livello che il Paese non vedeva da tempo (e molto di più del +0,9% stimato dalla Commissione nel maggio scorso).

Katainen ha replicato spiegando di avere in mente solo i dati pubblicati nelle previsioni economiche di autunno, che mostrano chiaramente una deviazione dall’obiettivo di medio termine rispetto al saldo strutturale.

Il Commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici ha detto chiaramente la settimana scorsa: “La differenza tra le valutazioni di Roma e quelle di Bruxelles non avranno conseguenze procedurali”.

Alla domanda se sia d’accordo o dissenta dall’affermazione del collega francese, il politico finlandese, Katainen, ha risposto: “Abbiamo avuto una discussione molto approfondita sulla situazione complessiva di bilancio nell’Unione economica e monetaria, specialmente in Italia. L’orientamento di base è che dobbiamo essere onesti. Con tutti i Paesi, non solo con l’Italia. Ma dobbiamo essere onesti e far conoscere ai cittadini la situazione reale. Alla gente può non piacere ciò che dice la Commissione, ma dobbiamo essere onesti. Specialmente nei Paesi in cui ci sono elezioni in vista, la gente deve sapere qual è la situazione reale, e poi possono decidere liberamente quello che vogliono decidere”.

A lanciare un altro campanello d’allarme, per i non addetti ai lavori, c’è il bollettino della Banca d’Italia pubblicato oggi nel quale il debito pubblico italiano sembrerebbe risalito. Nel comunicato si legge che è stato pari a 2.283,7 miliardi, in aumento di 4,4 miliardi rispetto al mese precedente quando aveva registrato un ribasso di 21,3 miliardi. L’incremento, ha spiegato l’Istituto Centrale, ha riflesso il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (16,5 miliardi), in parte compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (per 11,3 miliardi) e dall’effetto degli scarti e dei premi all’emissione. A settembre le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 28,2 miliardi (3,8 miliardi in meno rispetto a quelle rilevate nello stesso mese del 2016). Nei primi nove mesi del 2017, sono state pari a 306,8 miliardi, in aumento dell’1,6% rispetto al corrispondente periodo del 2016.

Lo scostamento mensile potrebbe sembrare un segnale negativo, in realtà non è attendibile per diverse ragioni tra cui influirebbe anche lo slittamento delle date di scadenza per la riscossione dei tributi. La rilevazione attendibile è quella su base annua dalla quale emerge, casualmente, un rapporto direttamente proporzionale tra la crescita delle entrate e la crescita economica nel 2017 rispetto al 2016. Domani sarà un giorno importante per la riscossione dei tributi in scadenza e si attendono positivi segni di entrata.

Il premier Gentiloni, intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica, rivendica il lavoro del proprio governo affermando che “da ieri non siamo più il fanalino di coda in Europa. Dobbiamo essere più consapevoli che la sostanza del discorso non sono le cifre, ma è capire che il Paese s’è rimesso a crescere, anche se questa crescita non ha risanato le cicatrici della crisi. Non è la soluzione ma un’opportunità, dice alle classi dirigenti che offre una possibilità”.

Salvatore Rondello

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