martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Strage in Egitto: 300 vittime in attacco a moschea
Pubblicato il 24-11-2017


moschea

Secondo quanto riportato dalla televisione di stato egiziana, oltre 300 persone sono morte e oltre 100 sono rimaste ferite nell’attacco avvenuto oggi a una moschea nel nord del Sinai. In mattinata, a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish, alcuni uomini armati non identificati, sospettati dalle autorità di far parte di gruppi islamisti, hanno lanciato una bomba contro la moschea al-Rawdah per poi aprire il fuoco contro i fedeli impegnati in preghiera.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale MENA, che cita una fonte ufficiale delle forze di sicurezza del Cairo, almeno 100 persone sono rimaste ferite nell’attacco. Il presidente egiziano al-Sisi ha deciso di tenere una riunione di emergenza del governo in seguito all’attentato. Il governo del Cairo ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale a seguito dell’attentato avvenuto oggi in una moschea nel nord del Sinai. Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attacco.

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni su su Twitter, esprime il proprio “orrore per la strage terroristica nella moschea del Sinai. I nostri pensieri vanno alle vittime, la nostra solidarietà alle famiglie colpite e all’Egitto”. “Solidarietà e vicinanza dell’Italia al popolo dell’Egitto” è espressa dal ministro degli Esteri Angelino Alfano “per vile attacco terroristico a moschea Al Rawdah. La paura non prevarrà”.

L’ultimo, terribile atto erano stati i sanguinosi attentati della domenica delle Palme contro i cristiani copti a Tanta e ad Alessandria, nei quali erano morte quasi cinquanta persone. Già allora si temeva che si trattasse solo della punta dell’iceberg di una campagna di pogrom confessionali portata avanti dall’Isis e dai gruppi estremisti che a vari livelli operano in Egitto, e che sopratutto nel Sinai stanno seminando il terrore. La terribile conferma arriva oggi dalla moschea di Al-Rawda di Bir al-Abed, a pochi chilometri da Al-Arish, nel Sinai settentrionale: il jihadismo alza il tiro anche sui musulmani considerati eretici: sunniti come pure semplici cittadini accusati di essere accondiscendenti con il principio della laicità dello Stato.

Secondo Mokhtar Awad, esperto di gruppi terroristici della George Washington University, gli attentati dello scorso aprile contro le chiese copte hanno segnato in qualche modo un “salto di qualità” nella persecuzione dei copti, poiché sarebbero stati orchestrati attraverso il coordinamento tra diverse cellule all’interno del Paese, con legami diretti con il quartier generale dell’Isis in Iraq e Siria, anziché da una singola milizia o gruppo terroristico attivo nell’area.

Prima di questi attentati, gli uomini e gli emuli di Al Baghdadi sembravano avere l’obiettivo di attivare con i cristiani d’Egitto la stessa logica settaria in atto nei confronti dei musulmani sciiti in Iraq: lo si è visto a partire dallo scorso anno, quando sono iniziati i pogrom anti-copti nel Sinai, che hanno costretto centinaia di cristiani ad abbandonare la città di Al Arish. Le persecuzioni nel Sinai non segnalano solo l’aumento del takfirismo e del terrorismo di matrice settaria: sono anche l’ennesima spia di una situazione fuori controllo nella Penisola nel nord-est dell’Egitto, dove sin dalle rivolte del 2011 gli scontri tra Esercito egiziano e varie milizie hanno fatto registrare più di un migliaio di morti. Nel penisola del Sinai – nota per essere un’area dove vige l’anarchia, che serve da rotta clandestina per i movimenti di armi – l’isolamento delle popolazioni beduine, lasciate a se stesse in un’area dotata di pochissime risorse, ha in qualche modo facilitato l’attecchimento del jihadismo, che è presente a fasi alterne sin dagli anni ’70. Nel Sinai operano dal 2011 molti gruppi terroristici, impegnati su base settimanale in scontri a fuoco con le truppe egiziane e responsabili di numerosi attacchi terroristici.

Si potrebbe pensare che gli attacchi contro i copti siano una prova di forza dell’Isis: una prova di forza rivolta all’Occidente e alle forze che in Siria, Iraq e Libia stanno costringendo gli uomini di Al Baghdadi alla ritirata, ma anche una prova di forza nei confronti di Al Qaeda, che nel Sinai e in Egitto vanta una presenza storica. Negli anni ’70 il gruppo più forte nella penisola era il Takfir wa Hijra (“scomunica ed esodo”) guidato da Shukri Mustapha: dopo la morte del leader, molti membri del gruppo si sono reinventati un ruolo ed hanno aderito ad altri gruppi dell’orbita qaedista. Alcuni di essi sono stati arrestati in Ucraina nel 2009. Oggi in Sinai proliferano gruppi diversi, riconducibili ad Al Qaeda e all’Isis. Sotto l’ombrello di Al Qaeda – che opera anche con il suo braccio principale nell’area, cioè Al Qaeda in Sinai Peninsula (AQSP) – ci sono gruppi come Ansar al Sharia di Ahmed Ashoush, fondato nel 2012; c’è Jaish al Islam, autore di un altro attentato contro una chiesa copta ad Alessandria nel 2011, in cui morirono 23 persone; ci sono le Brigade Abdullah Azzam, fondate ufficialmente nel 2009, attive sopratutto in Libano ma anche nel Sinai, dove nel 2004, prima della loro istituzione formale, realizzarono un attentato all’Hitlon di Taba, uccidendo 31persone; ci sono le Brigate al Furqan, impegnate spesso in scontri a fuoco con le Forze di sicurezza egiziane, e c’è Tawhid al Jihad, attivo dal 2008 ma oggi indebolito dal fuoco incrociato di attori diversi come Israele, Egitto e Hamas.

Dal 2014, però, c’è anche l’Isis: prima della proclamazione del Califfato a Mosul, nel Sinai l’Isis dal 2012 operava tramite il Mujaheddin Shura Council in the Environs of Jerusalem, un gruppo che, come nel caso di Tawhid al Jihad, viene combattuto da Israele, Egitto e Hamas, il cui nucleo principale oggi pare essersi spostato nell’orbita qaedista. Il gruppo che pare avere dei progetti che vanno oltre la lotta alle forze armate egiziane ed i pogrom anti- cristiani sembra essere però Ansar Beit al Maqdis.

Nato nel 2011 grazie all’afflusso di militanti da tanti piccoli gruppi di orientamento salafita, dal 2013 in guerra contro le Forze armate egiziane, dal 2014 Ansar Beit al Maqdis non si è solo limitato a giurare fedelta’ all’autoproclamato califfo Al Baghdadi: nel novembre 2014 si è trasformato e, analogamente a quanto fatto dall’Isis nel Levante, ha proclamato una provincia sotto il suo controllo: la Wilayat al Sinai, che ha anche un suo “governatore”, Abu Hajar al Hashemi, annunciato dal gruppo lo scorso dicembre.

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Commenti all'articolo
  1. “L’attentato alla moschea di Bir al-Abed, nel Sinai, lascia senza fiato e genera quel grido di dolore con il quale si spera di svegliare le coscienze di chi sostiene il terrore anche con l’indifferenza o con l’illusione che riguardi solo il lontano deserto”. Dinanzi alle centinaia di innocenti, tra cui molti bambini, uccisi nel nome di un’ideologia devastante e per ciascuno di loro l’eco del nostro grido di dolore deve arrivare lontano e desidero per questo esprimervi la più sentita vicinanza. A voi che rappresentate l’Islam in Italia e al corpo diplomatico egiziano. A voi che con quotidiane fatiche, partecipazione, dialogo e valori coltivate nella nostra società italiana la fiducia in un Islam che fa fiorire il deserto dell’ignoranza e della crudeltà”. A dichiararlo in una nota alle Associazioni musulmane è la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. Sottolinea ancora la Presidente UCEI: “L’ennesima violazione di un luogo di preghiera, consacrato alla vita è invece devastato dal terrorismo e dalla sua potenza distruttrice e questa grave violazione deve imporci una riflessione e un concreto agire. Dobbiamo rafforzare la collaborazione tra le diverse religioni, unite da una prospettiva di pace, fede della vita e rispetto reciproco. L’Islam moderato, largamente maggioritario nel nostro paese e nel mondo, deve saperci guidare con ancora più determinazione in questa direzione”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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