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Opinioni e commenti
 

Arrivano gli ultimi Jedi. Il nuovo Star Wars festeggia i primi 40 anni della saga
Pubblicato il 15-12-2017


guerre stellari

Il nuovo Star Wars, episodio VIII “Gli ultimi Jedi”, che festeggia i primi 40 anni della saga, non ha fatto in tempo a esordire al cinema che è già candidato a diventare il maggiore incasso della storia del cinema. La serie più famosa e più redditizia dei film di fantascienza, infatti, ha esordito nelle sale cinematografiche il 25 maggio 1977 conquistando, sin dalla prima proiezione, un successo tanto immediato quanto duraturo.

Eppure gli auspici iniziali non sono stati dei migliori perché nessuno scommetteva sul successo di questo film. Di profeti inascoltati, da Cassandra in poi, è piena la storia, ma raramente profezia fu più sbagliata di quella di un attore alle prime armi che, durante le riprese, disse al regista:“Puoi mettere questa merda nei copioni, George, ma sono sicuro che tu non riusciresti mai a parlare così”. Le cronache non raccontano se i dialoghi siano stati cambiati o no.

L’attore è Harrison Ford (75 anni), il regista George Lucas (73 anni), il film è, appunto, “Guerre Stellari”, oggi conosciuto come “Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza” (40 anni), il primo film della Trilogia originale che uscirà nel 1977, qualche mese dopo la “profezia”, diventando uno dei più grandi successi della storia del cinema, ancora oggi al vertice delle classifiche, superato solo da “Via col vento” (1939) e da “Avatar” (2009). Senza dimenticare i sette premi Oscar vinti su dieci candidature. Invece non possiamo dilungarci sulla Industrial Light & Magic (ILM), l’altra creatura di Lucas nata proprio con l’intento di stupire gli spettatori con la nuova frontiera degli effetti speciali.

Già in fase di scrittura Star Wars sembra perseguitato da una sfortuna tenace. L’idea iniziale di Lucas è quella di un remake delle avventure di Flash Gordon (1934, personaggio dei fumetti scritto e disegnato da Alex Raymond con qualche apparizione sul grande schermo) ma non riesce ad acquistarne i diritti. Seguono riscritture, rimaneggiamenti, abbandoni e ritorni, sino alla stesura finale che viene rifiutata da diverse case di produzione.

E non poteva essere altrimenti. La grande (economicamente parlando) Hollywood degli anni Settanta considera George Lucas, pur reduce dal successo di “American Graffiti” (1973), un registra “strano”, persino più strano della trama del suo film. Alla fine sarà la 20th (oggi 21th) Century Fox a finanziarlo superando le perplessità iniziali grazie al diretto interessamento di Alan Ladd jr. che si fidava più del regista che della trama. Per cui il nostro si deve arrangiare con un budget risicato, intorno ai 10 milioni di dollari.

Ma le difficoltà per convincere i produttori a cacciar fuori i soldi impallidiscono di fronte alla iella che ha imperversato nei set sin dalle prime riprese. La cattiva stella inizia a brillare nel deserto tunisino, nel marzo 1976. La troupe, composta da 130 persone, arriva a Tozeur e trova i migliori alberghi occupati perché sono in corso le riprese di “Gesù di Nazareth”, di Franco Zeffirelli. Della serie: prenotazione questa sconosciuta. Così Lucas & Company devono accontentarsi di alberghi improponibili, anche se per due settimane.

guerre stellari 2E questo è niente: superati problemi tecnologici con i droidi e i robot, che avevano deciso di funzionare a singhiozzo o di non funzionare affatto, il secondo giorno arriva l’apocalisse: nella Tunisia occidentale piove per la prima in cinquant’anni e succede di tutto. Il temporale distrugge il set, un camion che trasportava dei robot prende fuoco, una parte dell’attrezzatura finisce nel fango, seguita dalla gru che avrebbe dovuto recuperarla. Dissenteria e polmonite colpiscono alcuni membri della troupe, che devono rientrare in Europa per curarsi.

Dopo la Tunisia, il trasferimento in Inghilterra, prima negli Elstree Studios di Borehamwood, poi a Londra nei Pinewood Studios, ma difficoltà e problemi non danno tregua. Prima ci sono i tagli per non superare il budget, poi lo scetticismo della troupe.

Apre le danze sir Alec Guinness che in una lettera scrive: “Non posso dire che il film mi piaccia. Ogni giorno che passa mi consegnano risme di fogli con nuovi dialoghi scadenti, nessuno dei quali rende il mio personaggio più definito o tanto meno sopportabile”. E Harrison Ford, di cui fatica a ricordare il nome di battesimo? “Un giovanotto languido e slanciato che probabilmente è piacevole e divertente”. Giudizio sulle qualità di recitazione non pervenuto.

A proposito del “non posso dire che il film mi piaccia”, sir Alec è in buona compagnia: gran parte del personale britannico è convinto che il film sia una montagna di sciocchezze e che sarà un flop al botteghino. E in sovrappiù non risparmia insulti e sfottò agli attori e al regista. Possiamo aggiungere le ricorrenti pause per il tè, previste dagli accordi sindacali, quella per il pranzo e l’orario blindato per l’inizio e la fine delle riprese giornaliere.

A un certo punto lo stress colpisce George Lucas più degli sfottò: dopo un infarto scopre di soffrire di ipertensione e di avere anche un esaurimento nervoso, che si poteva diagnosticare da solo. E forse in questo momento che decide di darsi più allo sviluppo degli effetti speciali che alla regia.

star_wars-c1Lucas propone una sua personale concezione della fantascienza, ancora oggi uno dei segni distintivi della serie, mettendo in scena un universo caratterizzato da un sottile strato di polvere, con abiti, oggetti, armi, astronavi e architetture logori per il troppo uso. Grazie a questo trucco mette in scena luoghi sconosciuti che appaiono come familiari allo spettatore, così come i personaggi, sin dalla prima occhiata.

Un altro marchio di fabbrica di Star Wars, inseparabile dalla musica di John Williams, è “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana”, prima frase di una scritta che scorre dal basso verso l’alto dello schermo, scritta che funziona da prologo e da riassunto delle puntate precedenti. Un approccio da fiaba, da racconto intorno al fuoco dei tempi passati, che ha funzionato alla grande. Lucas ha confermato anche recentemente che lui ha volutamente realizzato un film per bambini di dodici anni, anche se probabilmente non si aspettava di risvegliare così prepotentemente quel bambino che è dentro legioni di spettatori di qualunque età, e di dare vita a un fenomeno di proporzioni planetarie.

In altre occasioni Lucas ha raccontato di aver voluto creare una fusione tra il genere fantasy e il film d’azione con un approccio molto più vicino alle storie dei fratelli Grimm che alla solita e per questo banale concezione della fantascienza degli anni Settanta. Tra i tanti altri riferimenti letterari e cinematografici che hanno contribuito alla creazione dell’universo di Star Wars (Guerre Stellari per una attempata generazione italica) si può anche dire che la saga può essere considerata come un omaggio al genere spaghetti-western di Sergio Leone, ovviamente ambientato in una galassia lontana lontana.

Il concetto dell’approccio fiabesco è spiegato meglio nel saggio di Sergio Arecco (George Lucas, Castoro Cinema, 1995): “Quello a cui io tendo: fare dei film che uno può consumare senza preoccuparsi troppo di sapere bene la storia… Voglio produrre storie che avrei voluto vedere io da bambino, quando correvo per andare al cinema e magari arrivavo che era già cominciato: immagini che non hanno niente di troppo reale, che risuonano nel cervello e nell’animo senza annoiare o preoccupare”.

Su questa linea è anche Simone Coppolaro critico cinematografico del quotidiano La Stampa che scrive: “Cambiavano soltanto le armi dei duelli, i costumi dei personaggi, gli sfondi spaziali, la cornice tecnologica: l’eroe maneggia una micidiale spada-laser, cavalca astronavi più veloci di un raggio di sole. L’orco ha lasciato il castello gotico e le mele avvelenate per una stazione spaziale grande come una luna e mortifera come una milione di bombe ai neutroni. Ma lo scontro tra il Bene e il Male, la lotta tra buoni e cattivi, con l’ottimistica vittoria dei perseguitati sui feroci tiranni, rimane intatto…”.

Quindi può essere proprio questo il segreto del successo: George Lucas e i suoi epigoni hanno recuperato lo spirito delle storie senza tempo (tipo quelle di Omero e Virgilio, di Esopo piuttosto che dei fratelli Grimm) e lo hanno riproposto al cinema riuscendo ad affascinare adulti e bambini. Possiamo anche citare un concetto espresso da C. S. Lewis nel 1950, quando pubblicò il primo volume de “Le Cronache di Narnia”: “Se un romanzo non può essere letto da un bambino non è un romanzo”. Pensiamo che possa adattarsi anche ai film.

La saga di Star War, col passare degli anni, è diventata un fenomeno culturale e un successo commerciale di proporzioni epiche in tutti i campi dell’intrattenimento: dai parchi tematici alle statuette, dai costumi di carnevale ai libri, dalle figurine ai giocattoli e ai mattoncini Lego, dai fumetti ai cartoni animati. Un successo che ancora oggi coinvolge tutte le fasce d’età: al pubblico che segue la saga da quarant’anni, infatti, continuano ad aggiungersi nuove generazioni di fan che tengono sempre accesa la fiaccola del mito e alti gli incassi al botteghino.

La catena dei film di Star Wars inizia con cosiddetta Trilogia originale, gli episodi III, IV e V: “Guerre Stellari”, titolato qualche anno dopo “Una nuova speranza” (1977), L’impero colpisce ancora (1980) e “Il ritorno dello Jedi” (1983).

A fine anni Novanta parte la Trilogia prequel, che racconta avvenimenti precedenti al primo film: “Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma” (1999), “Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni” (2002) “Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith” (2005).

Nel 2012 la Disney acquista la Lucasfilm per oltre 4 miliardi di dollari e l’avventura continua con la Trilogia sequel, che racconta storie successive al terzo film: “Star Wars: Il risveglio della Forza” (2015), “Star Wars: Gli ultimi Jedi” (2017), in programmazione in questi giorni in tutto il mondo e in Cina dal 5 gennaio, e “Star Wars: Episodio IX, ancora senza un titolo preciso e previsto per il 2019.

Nel frattempo la Disney, decisa a sfruttare al meglio personaggi e atmosfere dell’universo inventato da George Lucas, ha lanciato la nuova serie intitolata Star Wars Anthology. Il primo film è “Rogue One” (2016), mentre l’anno prossimo toccherà a “Solo: A Star Wars Story”, con Alden Ehrenreich, che interpreta la versione giovane del personaggio che ha lanciato Harrison Ford nell’Olimpo dei più grandi e meglio pagati attori.

Qualche giorno prima che “Gli ultimi Jedi” uscisse nelle sale, la Disney ha elettrizzato i fan annunciando che ha in fase di progettazione una quarta trilogia. Nessun altro dettaglio è stato rivelato, men che meno le date di uscita, ma sicuramente questi nuovi film saranno proiettati nel corso del prossimo decennio.

Notizia ancora più fresca è che la Disney ha acquistato la Fox per 53,4 miliardi di dollari, più 13,7 miliardi di debiti. La notizia ha fatto veramente sbavare i fan di Star Wars perché la Fox era proprietaria dei diritti della versione cinematografica del primo Guerre Stellari. Per spiegarci meglio, si tratta della pellicola originale, quella che George Lucas ha successivamente rimaneggiato più volte usando inediti trucchi digitali a iosa nelle varie edizioni per l’home video. Anche la nuova versione del 1997, quando viene riproposto in prima visione, è stata oggetto diversi rimaneggiamenti. Quindi già si ipotizza un ritorno sul grande schermo del film che ha dato origine a tutto, che sarà vecchio di quarant’anni ma che è ancora capace di catturare milioni di spettatori. Ai quali non mancherà la Forza di andare a vederlo.

Antonio Salvatore Sassu

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