martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Autointerferenza
Pubblicato il 19-12-2017


Una delle “pistole fumanti” scoperte dai cultori americani del “Russiagate” è stata l’invio all’ambasciata russa negli Stati uniti di trentamila dollari per “l’organizzazione delle elezioni”.
Verrebbe naturalmente da dire che quel cattivoni di russi devono proprio essere alla frutta per ricorrere ad uno strumento del genere: o perché non hanno più un dollaro a disposizione nei propri fondi neri o perché pensano di poter fare chissà che con i pochi spiccioli a disposizione.
Pure i media americani hanno bevuto senza discutere una informazione che non aveva alcun senso; fino a quando a smentirli non è stato un agente del Cremlino ma un giornalista di opposizione russo; facendo semplicemente presente che in Russia c’erano state, nel 2016, elezioni parlamentari e che i famigerati trentamila denari servivano, appunto, ad organizzare il voto dei cittadini all’estero. Puntualizzazione, naturalmente, relegata a piè di pagina dai media americani, senza un briciolo di autocritica.
Due immediate constatazioni a caldo: primo che tutta la polemica americana sul russiagate si basa sul presupposto che la Russia sia il “paese nemico” il che rende il più innocente contatto con i suoi rappresentanti un fatto criminoso; secondo che questa ostilità globale nuoce gravemente proprio all’opposizione russa, sempre più attenta a distinguere la sua opposizione al regime dalla criminalizzazione globale del proprio paese e dei suoi legittimi interessi.

Alberto Benzoni

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