lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Banca Etruria coinvolge Bankitalia
Pubblicato il 01-12-2017


Banca Etruria-BoschiSul caso Banca Etruria si sono accese nuove polemiche. Il Presidente del PD, Matteo Orfini, al termine dell’audizione del Procuratore della Repubblica di Arezzo sul caso Banca Etruria, ha affermato: “Si sta sgretolando il castello di sciocchezze e sta emergendo la vera responsabilità del fallimento di Banca Etruria che è stata della Banca d’Italia non solo in termini di vigilanza ma per un suo ruolo financo eccessivo”. Poi, ha sottolineato come nelle prossime audizioni (della vigilanza e poi del governatore Ignazio Visco) la Commissione chiederà conto all’ istituto centrale del suo operato, specie nella possibile aggregazione di Bpvi con Etruria.

Il Procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, alla Commissione d’inchiesta sulle banche, rievocando la mancata fusione tra il 2014 ed il 2015, ha affermato: “Ci è sembrato un poco strano che venisse dalla Banca d’Italia incentivata l’aggregazione di Banca Etruria con Popolare di Vicenza la quale, leggendo dalle fonti aperte le ispezioni di Via Nazionale era in condizioni simili. La mancata operazione portò poi Bankitalia a censurare e sanzionare i vertici e al commissariamento dell’istituto a febbraio 2015.

Al procuratore di Arezzo non risulterebbe, agli atti della sua inchiesta sulla bancarotta di Banca Etruria, l’intercettazione del 3 febbraio 2015 fra l’allora vicepresidente di Etruria Pier Luigi Boschi (padre della sottosegretaria Maria Elena ndr) e il dg di Veneto Banca Vincenzo Consoli. Il magistrato Rossi rispondeva, in commissione d’inchiesta sulle banche, alla domanda del deputato Carlo Sibilia (M5S) che ha letto il contenuto del dialogo fra i due: “Domani io ne parlo con mia figlia, con il presidente (Matteo Renzi ndr) domani, ci sentiamo in serata”. Per il Procuratore Rossi: “forse si tratta di accertamenti disposti dalla Procura di Vicenza di cui non ci ha reso partecipi”.

I membri del M5S alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, a seguito dell’audizione del Procuratore di Arezzo, hanno commentato: “Da Mps a Etruria, dalla banca di partito alla banchetta di famiglia: cambia il titolo, ma il copione si ripete. Ed emergono via via i rapporti incestuosi, i conflitti di interessi tra istituti di credito, certa politica e imprenditoria parassitaria. Le colpe, le omissioni e le bugie di Bankitalia, rispetto alla mancata fusione con PopVicenza, sono evidenti. Ma il Partito democratico non si sogni di scaricare tutte le responsabilità su via Nazionale. Sono surreali le esultanze dei renziani in queste ore, proprio loro che fino a ieri si erano vantati, ignorando il Tub, di aver contribuito a cacciare dalla banca gli amministratori reietti, tra cui Pier Luigi Boschi. Cosa che peraltro rappresenta una fake news in piena regola, visto che è Bankitalia a predisporre il commissariamento e soltanto il Mef, non il governo nella sua collegialità, sigla in modo notarile il provvedimento. Inoltre non risultano archiviazioni a beneficio di Boschi senior che ha invece subito sanzioni dirette per opera della vigilanza. Piuttosto, tanto per andare diretti al problema, il pm aretino ha evidenziato come i guai della banca si siano aggravati a partire dal 2011, guarda caso quando papà Boschi entra in consiglio di amministrazione. Poi, nel maggio 2014, il padre del sottosegretario diventa addirittura vicepresidente dell’istituto che nel frattempo sprofonda verso una perdita da oltre mezzo miliardo con 3 miliardi di Npl. Rossi ci ha spiegato che il prospetto dell’obbligazione tossica da 100 milioni del 2013 non passò mai dal Cda, ma noi abbiamo messo agli atti il comunicato stampa della banca, datato 6 giugno 2013, in cui si parlava di un prospetto vistato e approvato dal consiglio di amministrazione. Non possiamo pensare che un dirigente importante e in vista, come Boschi senior, fosse sempre, casualmente, avulso dalle scelte tanto strategiche quanto scellerate della banca. Ma arriverà presto il momento in cui metteremo in evidenza pure i conflitti di interessi, le manovre segrete e le bugie della figlia rispetto al salvataggio dell’istituto del giglio tragico”.

Il deputato di Sinistra Italiana-Possibile, Giovanni Paglia, componente della Commissione d’inchiesta sulle banche, ha affermato: “È incredibile, oltre che maldestro, il tentativo del Pd di scaricare su Bankitalia le responsabilità del crack di Etruria. Nulla dicono commissari Pd sulle responsabilità di amministratori che hanno azzerato con le loro azioni e omissioni il valore dell’istituto. Ciò che interessa è che via Nazionale chiedesse a più riprese di individuare un partner solido, senza che questa indicazione sortisse alcun effetto, ancora una volta per il boicottaggio dei dirigenti di Arezzo. Non ci sono prove che questo significasse pressione verso una fusione con Bpvi, mentre è vero che Bpvi fu l’unica a presentare un’offerta, che gli amministratori nascosero all’assemblea dei soci. Capisco che per il Pd Etruria sia un problema, ma almeno non si falsifichi la verità, arrivando a confondere date e significato delle parole”.

L’Istituto Centrale si difende: “Banca d’Italia non ha mai sostenuto il matrimonio con popolare di Vicenza”. Così hanno evidenziano le fonti di via Nazionale, in riferimento all’audizione del Procuratore di Arezzo Roberto Rossi in Commissione di inchiesta. Dopo le ispezioni del 2013, e le irregolarità emerse, Bankitalia ha chiesto ad Etruria di adottare una serie di misure correttive e di ricercare l’aggregazione con un partner di elevato standing. La scelta del partner è stata rimessa all’autonoma valutazione degli organi aziendali. In proposito la Banca d’Italia ha precisato: “Non poteva che essere cosi, perché nell’ambito dell’autonomia imprenditoriale che caratterizza qualsiasi banca, la scelta del partner è di competenza della banca stessa. In linea con ciò, l’ipotesi di aggregazione è stata avanzata autonomamente da Vicenza nel 2014. Il negoziato tra le due banche non è andato a buon fine perché non si sono messe d’accordo e quindi non è stata avanzata alcuna richiesta di aggregazione”.

Di conseguenza, Bankitalia ha contestato ad Etruria non la mancata aggregazione con la Banca Popolare di Vicenza, ma il fatto che l’unica proposta di aggregazione ricevuta, che era proprio quella di Vicenza, non fosse stata portata a conoscenza dell’Assemblea, unico organismo cui spettava la decisione. Si trattava, osserva Bankitalia, di un comportamento sintomatico, di un impegno del tutto inadeguato nell’affrontare le difficoltà segnalate dalla Vigilanza, riconducibile all’esigenza di preservare a qualsiasi costo radicamento territoriale e autonomia della banca. Banca Etruria, dunque, fu commissariata non perché non si fece acquisire da Vicenza, ma in quanto sono state rilevate gravi perdite patrimoniali  (tali da portare il patrimonio significativamente al di sotto dei minimi regolamentari) e irregolarità.

Con la polemica sul caso Banca Etruria, il PD ha lanciato un ennesimo pericoloso boomerang che indebolisce le alleanze elettorali a sinistra, ma soprattutto indebolisce la credibilità politica dei renziani di fronte all’elettorato in vista delle prossime elezioni politiche.

Salvatore Rondello

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