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Opinioni e commenti
 

Bandiera nazista in caserma. Interrogazione di Buemi
Pubblicato il 05-12-2017


bandiera nazista

Davanti alle contestazioni dei superiori il giovane carabiniere che aveva appeso in caserma sopra il letto della camera la bandiera una bandiera del Reich si è difeso in modo disarmante. Ha giurato di non sapere che quel vessillo della marina prussiana della Prima guerra mondiale era utilizzato da gruppi neonazisti. Poi ha raccontato d’essere anche uno studente universitario. “Mi sono iscritto alla facoltà di Storia dell’università La Sapienza di Roma — ha detto — e voglio laurearmi lavorando. Quella bandiera per me rappresenta solo un periodo storico al quale mi sono appassionato, niente di più. Chiedo scusa se ho violato i regolamenti”.

Sulla vicenda il senatore socialista Enrico Buemi ha presentata al Ministro della difesa Pinotti una interrogazione parlamentare. “In presenza del divieto di ostentare simboli nazisti scrupolosamente fatto rispettare in tutti i paesi tedeschi – premette Buemi – il vessillo di guerra della Marina imperiale germanica è diventato la bandiera utilizzata in tutta Europa da gruppi neonazisti per rivendicare la continuità con l’ideologia e la pratica dell’hitlerismo”.

Buemi nella seduta dello scorso 18 luglio aveva osservato che nel disegno di legge n. 2728 (concernente la riorganizzazione dei vertici del Ministero della difesa e deleghe al Governo per la riforma dello strumento militare) “sembra mancare uno specifico riferimento al contributo delle Forze armate alla crescita del senso civico nazionale, ponendo l’accento sulle ricadute positive derivanti da una maggiore integrazione fra le Forze armate e la società civile” e sulla esigenza di predisporre idonei percorsi formativi finalizzati alla crescita della cultura democratica degli appartenenti alle Forze Armate e ai Corpi di Polizia”.

“In realtà – continua Buemi nell’interrogazione – anche la formazione culturale degli appartenenti alle forze armate (soprattutto quando professionisti e non più giovani di leva) è parte delle incombenze gravanti sull’Amministrazione: se questa li ospita nelle sue caserme, li mette a contatto dei cittadini nelle pubbliche strade e li arma per le pubbliche funzioni che svolgono, deve anche porsi il problema di mantenerne un elevato livello di affidabilità democratica. Si tratta di una preoccupazione che è lungi dal restare teorica, se è vero che – ancor prima della riapertura delle indagini su quanto avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 di ottobre 2009 nella caserma dei Carabinieri di Roma-Appia nel caso Cucchi – nella causa Cestaro contro Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo (quarta sezione), con sentenza 7 aprile 2015, aveva riconosciuto che “gli agenti di polizia erano rimasti indifferenti verso qualsiasi condizione di vulnerabilità fisica legata all’età e al sesso, e verso qualsiasi segno di capitolazione, anche da parte di persone che si erano appena svegliate per il rumore dell’irruzione”.

In conclusione della sua interrogazione Buemi chiede di conoscere “come la catena di comando si sia atteggiata, dinanzi alla presenza nella caserma fiorentina di un gruppo di carabinieri inerti, disinteressati o addirittura conniventi rispetto all’esposizione di un vessillo che esprime disprezzo per la Repubblica nata dall’antifascismo”. Inoltre “quali atti di vigilanza in via ordinaria siano messi in campo, nelle caserme dell’Arma, per verificare la sobrietà della sistemazione alloggiativa e l’assenza di comportamenti, individuali o collettivi, atti a modificare, ledere o alterare la percezione pubblica dell’affidabilità democratica dell’Arma”. Infine il parlamentare socialista chiede “quali misure siano state adottate per garantire, nel personale adibito a pubbliche funzioni di ordine pubblico e di uso legittimo delle armi, lo stretto rispetto del principio di legalità, l’ossequio della simbologia democratica e la più efficace salvaguardia dei diritti dell’uomo”.

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