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Opinioni e commenti
 

Dalla Bri segnali allarmanti per l’economia globale
Pubblicato il 04-12-2017


bri-675La Banca dei Regolamenti Internazionali ha lanciato un segnale potenzialmente allarmante sull’economia globale. Con la presentazione del rapporto trimestrale, il capo economista Claudio Borio ha voluto proporre dei parallelismi inquietanti con la situazione che si registrava nei primi anni del 2000, nota come “enigma di Greenspan” e che precedette la crisi, prima finanziaria e poi globale, del 2007.

Claudio Borio ha fatto notare: “Allora le condizioni finanziarie complessive erano rimaste pressoché stabili, e per certi versi si erano allentate, mano a mano che la Federal Reserve aumentava i tassi. Oggi è come se il tempo si fosse fermato. Nel trimestre precedente gli operatori del mercato finanziario si erano crogiolati nelle condizioni favorevoli dell’economia e hanno continuato a farlo anche in quest’ultimo trimestre. Il contesto macroeconomico si è ulteriormente rasserenato. L’espansione si è ampliata e ha acquisito slancio. Ma soprattutto, nonostante lo svanire della capacità inutilizzata, l’inflazione è rimasta generalmente molto contenuta. La fase di propensione al rischio si è intensificata. Gli indici generali dei mercati azionari s i sono avvicinati ai massimi del passato o li hanno superati. Ora non ci sarebbe nulla di sorprendente in questo scenario, se non che questa effervescenza è emersa nonostante la Federal Reserve portasse avanti una politica di inasprimento. Vero che Bce, Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone hanno mostrato orientamento non così restrittivi come si sarebbe potuto pensare. Ma qui arriva il paradosso. Anche se la Fed ha applicato misure di inasprimento, le condizioni finanziarie complessive si sono allentate”.

Senza fornire conclusioni definitive, Borio ha proposto due considerazioni. Innanzitutto permane incertezza e si percepisce che l’inasprimento non è ancora veramente iniziato. Più durerà la fase di assunzione di rischio, più potrebbero crescere le esposizioni in bilancio, ma la quiete sul breve periodo si ottiene a scapito di possibili turbolenze nel lungo periodo. L’altro punto è se in base alla mancata risposta del mercato, si dovesse ritenere la politica monetaria non efficace, diventerebbe sempre più pressante l’interrogativo sul cosa dovrebbero fare le banche centrali.

Il pessimismo della Banca dei Regolamenti Internazionali non è nuova. Anche tre mesi fa la BRI ha parlato del perché l’inflazione rimane testardamente bassa, nonostante la ripresa della crescita globale e i continui stimoli monetari.

A settembre scorso, Borio ha paragonato la situazione da ‘Aspettando Godot’, una situazione, dunque, da teatro dell’assurdo se si pensa a tutta la liquidità iniettata dalle banche centrali e all’inflazione che, se non latitante, rimane decisamente al di sotto dei target per cui tutte le misure sono state varate.

Forse ha ragione Claudio Borio, ma bisognerebbe capire chi è il Godot da aspettare. Poi, bisognerebbe capire perché la liquidità immessa dagli Istituti di emissione non alimenta l’inflazione.

Le motivazioni sono sempre le stesse già individuati in diversi articoli pubblicati sulle pagine di questo giornale. Per uscire dalla crisi, il Godot che tutti stanno aspettando dovrebbe essere una più equa distribuzione della ricchezza. Attualmente, per effetto del meccanismo insito nelle teorie neoliberiste di Friedman e della scuola di Chicago, la ricchezza tende a polarizzarsi gradualmente nel tempo sempre più nelle mani di pochi. Tale meccanismo, nel lungo e lunghissimo periodo, per estremizzazione, potrebbe portare al dominio economico di pochissime persone su una moltitudine di altre persone costrette a vivere con redditi molto bassi. Pertanto, la propensione ad alimentare la domanda resterebbe bassa producendo effetti tendenzialmente deflattivi. Le iniezioni di liquidità delle Banche Centrali avrebbero l’effetto di paliativi insufficienti a curare le cause del male, ma risulterebbero utili per attenuare gli effetti dolorosi.

Salvatore Rondello

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