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Opinioni e commenti
 

Call Center: Cgil, retribuzione di 33 cent ora
Pubblicato il 19-12-2017


Call-centerNovantadue euro di retribuzione mensile, 33 centesimi all’ora: è quanto ricevuto da una lavoratrice di un call center di Taranto il cui caso oggi, insieme ad altre lavoratrici dello stesso call center, che si sono tutte licenziate, è stato denunciato dal sindacato Slc Cgil. In una conferenza stampa tenuta oggi dal sindacato dei lavoratori della comunicazione, erano presenti le stesse lavoratrici. “Dopo un periodo di lavoro iniziato a metà ottobre e terminato a dicembre, hanno scelto di licenziarsi – è stato dichiarato nella conferenza stampa – dopo aver avuto, non la busta paga, ma il primo allucinante bonifico allucinante di appena 92 euro per un intero mese di lavoro. Alle loro

rimostranze, l’azienda – ha dichiarato il sindacato – ha risposto che se per 5 minuti si lascia il posto per andare al bagno si perdeva una intera ora di lavoro. Anche per un ritardo di tre minuti l’azienda non riconosceva alle lavoratrici la retribuzione oraria”. “Ho conteggiato l’effettiva paga oraria

con la calcolatrice – ha spiegato una delle lavoratrici che si è licenziata dal call center – e quando ho visto il risultato di 33 centesimi di euro all’ora ho pensato di aver sbagliato.

Ho rifatto il calcolo più e il risultato era sempre lo stesso. Non riuscivo a crederci”.

Per l’Slc Cgil, “la vertenza assume un valore pubblico della tutela dei diritti delle lavoratrici da una condizione di palese sfruttamento: Abbiamo già interessato i nostri legali – ha annunciato il sindacato – che hanno valutato la possibilità di collegare questa situazione alla legge contro il caporalato”.

È stato infatti “preparato un esposto denuncia delle lavoratrici e del sindacato – comunica l’Scl Cgil – da inviare alla Procura della Repubblica, ma anche al sindaco, al presidente della Provincia e al prefetto. Siamo certi – ha aggiunto l’Slc Cgil – che vorranno intervenire su una vicenda come questa schierandosi a tutela dei diritti delle persone e del lavoro”. Per l’Slc Cgil Taranto “si tratta di un tema da sottoporre a tutto il mondo o politico istituzionale perché all’assenza di regole certe si aggiunge anche l’assenza di etica da parte della committenza e talvolta coinvolge anche lo Stato, dato che lavoratori sottopagati sono stati individuati anche nei call center che operavano per conto

dell’Inps”. “Quello del call center – rileva l’Slc Cgil – è un settore “malato”: leggi sfavorevoli, aziende che andrebbero controllate addirittura dall’antimafia e dove i grandi committenti pensano solo al massimo risparmio disinteressandosi dell’ovvio e conseguente sfruttamento di chi lavora che è l’anello più debole della catena. Noi continuiamo a stare al fianco di questi anelli deboli”. Per l’Slc Cgil, “quello che hanno subito queste donne non deve essere considerato lavoro e questi call center vanno chiusi. Le istituzioni si schierino al nostro fianco e firmino il protocollo sulla legalità per i call center che abbiamo proposto lo scorso mese: non è più in ballo solo il rispetto di un contratto – rileva il sindacato di categoria – ma la dignità di esseri umani e di una intera comunità.

Queste donne – conclude l’Slc Cgil – sono state trattate allo stesso modo in cui sono state trattate le lavoratrici nei campi e quindi, come prima cosa, lotteremo perché la legge che punisce i caporali possa finalmente essere estesa anche al settore dei call center”.

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