martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Catalogna al voto, protagoniste le donne
Pubblicato il 21-12-2017


inesarrimadas-1È finalmente arrivato il giorno del voto in Catalogna, dopo i tumulti causati dal referendum e la dichiarazione unilaterale di indipendenza di Barcellona che hanno portato alla reazione decisa di Madrid che ha “decapitato” sul piano amministrativo e giudiziario il governo secessionista di Carles Puigdemont.
Proprio queste nuove consultazioni vedono in primo piano la figura di due donne: la giovanissima Laura Sancho che ha votato per conto di Puigdemont e Inés Arrimadas, deputata e candidata del partito Ciudadanos al Parlamento della Catalogna. Ma se per i media queste sono le due figure centrali nella campagna elettorale catalana, ne esiste una terza: Marta Rovira di Esquerra Republicana (Erc), storica formazione di sinistra (la fondazione risale al 1931) già partner di minoranza nella coalizione Junts pel Sì, che nel 2015 si impose con il 40% dei voti e portò Puigdemont alla guida della Generalitat.
Sempre per l’ex presidente autoesiliatosi in Belgio è il voto della giovane Sancho che ha fatto parlare i media di se dopo la sua decisione. Laura alcuni giorni fa ha visitato Puigdemont a Bruxelles, offrendosi di votare per sua delega: una decisione molto importante simbolicamente e che ridà slancio a un Presidente ‘in fuga’. Per la diciottenne di Barcellona è il giorno del suo primo voto e lei ha deciso di cederlo all’ex presidente candidato con la lista Junts per Catalunya, che prende il posto della vecchia sigla Convergència Democràtica de Catalunya.
Sul versante opposto Inés Arrimadas catalana doc che però non vuole l’indipendenza della regione. Crede in un progetto di unità nazionale ed europea e lo difende dall’opposizione nel Parlamento della Catalogna, bella da bucare il video, la 36enne ha però i modi rigidi e fermi nell’esporsi da Avvocato. Una candidata post ideologica, post femminista, post politica: un animale da dibattito, a suo agio negli interventi in Parlament come in tv.
Altrettanto battagliera è la Rovira, tanto che la chiamano la ‘pitbull dell’indipendentismo’: lei era tra quelli che premevano sulla linea dell’intransigenza in seguito all’esito del referendum. “È giunto il momento”, ha scritto, “che ci sia una donna in prima linea in questo Paese. Una donna che non si arrende mai, con una determinazione e una convinzione senza pari, sensata e audace allo stesso tempo, testarda e ostinata ma anche dialogante e capace di scendere a patti. Ognuno al suo fianco, non la lasceremo mai sola. La Repubblica ha un nome femminile”.
Intanto si vota nella Regione che ha provato a sfidare Madrid e a votare sembra che ci siano andati quasi tutti, viste le code ai seggi: i sondaggi prevedono una alta affluenza, che potrebbe toccare l’80%, per l’importanza cruciale del voto dopo mesi di duro conflitto con Madrid. Gli ultimi sondaggi sulle elezioni regionali anticipate in Catalogna, elaborati dal centro di statistica Gesop, con sede a Barcellona, indicano in testa la formazione di Oriol Junqueras, ex vice presidente della Regione autonoma, tuttora in arresto. Il suo partito della Sinistra Repubblicana Catalana (Erc) potrebbe ottenere fino a 37 seggi dei 135 in palio, un risultato migliore rispetto a quello indicato dalle rilevazioni precedenti.
Inés Arrimadas potrebbe ottenere fino a 32 seggi, e la piattaforma separatista Junts per Catalunya dell’ex presidente Carles Puigdemont, in leggero calo con un massimo previsto di 29 seggi. I socialisti unionisti del Psc di Miquel Iceta, una ventina circa di seggi, e la sinistra populista contraria all’indipendenza di Catalunya en Comù-Podem, che sostiene come candidato Xavier Domenech potrebbe aggiudicarsi 10 o 11 seggi. I moderati unionisti del Partito Popolare di Catalogna (Ppc), guidati da Albiol, sembrano in calo e si potrebbero aggiudicare 4 o 5 seggi.

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