martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Criticità del Mediterraneo:
la regata della conoscenza
Pubblicato il 13-12-2017


mediterraneoll Mediterraneo è stato il tema dell’incontro organizzato a Roma, al Circolo ufficiali della Marina, da Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia (Omega): associazione culturale, apartitica e aconfessionale, che vuol promuovere una migliore conoscenza del Mediterraneo e dei Paesi che vi si affacciano, sul piano geopolitico, antropologico, socio-economico. Occasione dell’incontro, un bilancio della Regata per la pace “Lungo le rotte del corallo”, organizzata da Omega, tra Sardegna e Tunisia lo scorso luglio.
“Nati nel 2010”, ha precisato Enrico la Rosa, ammiraglio in pensione, già operante in
gruppi di lavoro Nato per operazioni di peacekeeping, e presidente di Omega, “l’estate scorsa, con l’ok delle ambasciate di Tunisia e Algeria, abbiamo fatto questa regata, per promuovere il dialogo tra le varie sponde del Mediterraneo. Nel 2018 organizzeremo invece, con un giro intorno alla Sardegna, una regata, in sostanza, sulle criticità del
Mediterraneo. Per il 2019, infine, vogliamo riprendere la rotta per l’Algeria”.
La regata del 2018 (sempre parte integrante del progetto di Omega “Rotte mediterranee”), col patrocinio, anche stavolta, della Fondazione Sardegna e altri enti, inizierà con prima tappa Carloforte, all’isola di S.Pietro (Sardegna sudoccidentale): dove, con operatori economici, si parlerà di allevamento ittico oggi. Tappa successiva, Alghero, centro
dove tuttora è forte, anzitutto nel dialetto, l’influenza catalana: in questa sede si discuterà di spinte localiste nel mondo globalizzato.

Ultime tappe, La Maddalena e Caprera (su sport nautico e, possibilmente, anche trasporti e inquinamento ambientale), e Santa Maria Navarrese (Nuoro), con un possibile un convegno sui “cammini della fede”, come per Santiago di Compostela (ce ne sono diversi anche in Sardegna). Infine ritorno a Cagliari, con un convegno conclusivo.”Oggi – conclude La Rosa – sta veramente ai mediterranei riappropriarsi del proprio mare e del proprio futuro, contro le mire egemoniche delle superpotenze, per influire positivamente su tutto il mondo”.

Mario Boffo, già ambasciatore nello Yemen e in Arabia Saudita, ha ripercorso le tappe della brillante ascesa di quest’ultima a potenza regionale. Ugo Tramballi, giornalista del “Sole 24ore” e ricercatore, s’è soffermato su quella che è la politica per il Medioriente dell’ amministrazione Trump: che, a parte la discutibile scelta di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, sostanzialmente continua quella di Obama, cioè di graduale disimpegno USA dal Medioriente, verso un ‘Asia orientale assai piu’ attraente, dati i suoi enorni mercati. Mhamed Hassine Fantar, docente emerito di Dialogo di civiltà e religioni all’ Università di Tunisi, s’è soffermato sulle vicende piu’ recenti di Paesi come Tunisia e Algeria, di religione islamica ma fortemente laicizzati.

Germano Dottori, docente di Studi strategici alla “LUISS Guido Carli”, ha analizzato l’approccio complessivo di Trump alla politica estera: caratterizzato non dall ideologia o dall’etica in senso rigoroso, ma da criteri sempre economicistici, quindi destinato, paradossalmente ( ma non tanto, nel mondo d’ oggi!), ad avere a volte piu’ successo degli approcci di tipo classico.

Fabrizio Federici

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Commenti all'articolo
  1. Intanto La visita del vicepresidente americano Mike Pence in Israele è stata posticipata di qualche giorno. Motivo del rinvio sarebbero questioni di politica interna e il voto al Congresso sulla riforma fiscale, ha affermato un portavoce del ministero israeliano. Ma secondo alcuni media – si legge su pagine ebraiche – si tratta di una giustificazione diplomatica, “a quella che pare a tutti gli effetti una ritirata strategica dopo il rifiuto di Abu Mazen di ricevere il rappresentante della Casa Bianca, accusata al vertice Oci di Istanbul dallo stesso presidente dell’Anp di aver rinunciato al suo ‘ruolo di mediatore’ e di non essere più ‘all’altezza di partecipare al processo di pace’ avendo dimostrato ‘la sua parzialità’”, scrive Avvenire. Intanto in Israele le autorità sono in stato di allerta per eventuali nuove proteste, che il venerdì si fanno più accese. A Nazareth, invece, il sindaco Ali Salam ha annunciato la cancellazione delle celebrazioni per le festività di Natale per protestare “contro la decisione del presidente americano” di riconoscere Gerusalemme capitale dello Stato ebraico.

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