venerdì, 17 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Dati Istat: quasi una persona su tre a rischio povertà o esclusione
Pubblicato il 20-12-2017


Caos contributi colf

LETTERA INPS A 200MILA FAMIGLIE

 Famiglie ancora in agitazione per gli avvisi bonari inviati dall’Inps sui contributi delle colf per il 2012-2013: in queste ore come nei giorni scorsi, ha spiegato il segretario nazionale dell’Assindatcolf, Teresa Benvenuto, le sedi dell’associazione dei datori di lavoro domestico sono state contattate da tantissime persone per avere informazioni sugli avvisi con le richieste di contributi arrivate dall’Inps per il 2012-13 (circa 210.000 inviate dall’Inps, ndr) spesso per alcune migliaia di euro.

“Va bene pulire gli archivi, ha detto Benvenuto – ma l’onere non si può trasferire sulle famiglie causando ansia oltre che perdita di tempo per cercare materiale che magari non hanno più”. Prima del 2009 le cessazioni di contratto arrivavano all’Inps per via cartacea, via bollettino postale o attraverso gli uffici per l’impiego. Ci sono negli archivi dell’Inps migliaia di rapporti per i quali non è stata registrata la cessazione. L’Inps nei giorni scorsi ha precisato che basta una autocertificazione, nel caso di rapporto estinto, per fare sapere all’Istituto di non dover versare i contributi chiesti. L’Inps – ha aggiunto – ha inviato avvisi bonari creando ansia. Se non rispondi entro 30 giorni arriva il secondo avviso e se non si risponde ancora la richiesta di contributi diverrà “un avviso di addebito con valore di titolo esecutivo”. Noi diciamo a tutti che basta l’autocertificazione ma sappiamo di arrivo di avvisi anche a chi si è autocertificato negli anni passati. La verità è che 200.000 famiglie sono state disturbate e devono dimostrare loro di aver adempiuto al versamento dei contributi o di aver chiuso il rapporto di lavoro quando dovrebbe essere l’Inps ad avere i dati. Se con questa operazione si riusciranno a pulire definitivamente gli archivi avremo fatto un lavoro di utilità sociale. Avremmo però potuto evitare il carico di tensione che è sotto gli occhi di tutti”.

“Basta denunciare la data di cessazione del rapporto di lavoro – ha recentemente affermato il direttore dell’area Entrate e recupero crediti dell’Inps, Sandra Perrotta a Radio 24 – e l’avviso di accertamento sarà annullato. E’ sufficiente una dichiarazione sotto la propria responsabilità anche utilizzando il modulo annesso all’avviso. La stampa ha equivocato, non si tratta di cartelle, sono avvisi con lo scopo informativo e di interruzione della prescrizione sui contributi. Lo diventeranno se i datori di lavoro non collaboreranno e non contesteranno gli avvisi di accertamento”.

lavoro

L’INPS ALLA 27° EDIZIONE DI JOB&ORIENT

“Orientarsi all’innovazione per costruire futuro”. Questo è stato il tema centrale delle tre giornate della 27a edizione di JOB&Orienta, il Salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro. L’Inps ha partecipato all’interno di uno spazio espositivo insieme al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Anpal, Inapp e Covip.

L’evento si è concluso sabato scorso con oltre 75mila visitatori, per la maggior parte ragazzi degli ultimi anni della scuola superiore, che hanno potuto sperimentare diversi percorsi formativi e professionali.

Ampia partecipazione ai workshop dell’Inps: “Vivi il presente, guarda al futuro. La previdenza spiegata ai giovani”, condotti con grande vivacità dalla nostra collega della sede di Verona, Francesca Belloni.

I ragazzi hanno avuto modo di conoscere l’Inps in una atmosfera friendly. Sono stati coinvolti in un gioco interattivo che ha lasciato loro alcuni concetti base: la differenza tra tirocinio e apprendistato, la compatibilità dei contributi italiani con quelli esteri, l’iscrizione all’Inps di quasi tutti i lavoratori italiani.

Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ospite di quest’anno alla manifestazione, è passato a salutare i colleghi a lavoro nel nostro stand insieme ad altri rappresentanti del mondo della politica e delle istituzioni, dell’economia e della cultura.

Dati Istat: in 18 milioni a rischio

QUASI UNA PERSONA SU TRE A RISCHIO POVERTA’ O ESCLUSIONE

Quasi uno su tre, il 30%, delle persone residenti in Italia, nel 2016 è a “rischio di povertà, esclusione sociale, registrando un peggioramento rispetto all’anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%”. Lo stima l’Istat, spiegando che “aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)”.

Nel 2016 in Italia l’Istat stima in oltre 18 milioni le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Questa la traduzione in numeri assoluti di una percentuale pari al 30%. Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 “ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale – precisamente pari a 18.136.663 individui – è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto”.

“Una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie” che però si associa a “un aumento della disuguaglianza economica” oltre che “del rischio di povertà o esclusione sociale”. In particolare, spiega, nel 2015, “la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata”. Ecco che la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è allargata.

+45% in 10 anni

MAI COSI’ TANTI LAVORATORI IN DISAGIO

Nel primo semestre 2017 l’area del disagio contava 4 milioni 492 mila persone (+45,5% rispetto al primo semestre 2007, pari a +1 milione e 400 mila persone), il numero più alto degli ultimi dieci anni. E’ quanto emerge da una ricerca della Fondazione di Vittorio della Cgil, che rielabora le statistiche sull’area del disagio nell’occupazione (occupati in età 15-64 anni con lavoro temporaneo o a tempo parziale perché non hanno trovato un’occupazione stabile o a tempo pieno).

Il tasso di disagio è maggiore nel Mezzogiorno (23,9%) rispetto al Nord (17,7%), nell’occupazione femminile (26,9%) rispetto a quella maschile (15,2%). Si dilata inoltre la distanza tra generazioni: nella fascia 15-24 anni il tasso di disagio è del 60,7% (+21 punti rispetto a dieci anni prima); segue la classe dei giovani-adulti (25-34 anni) con un tasso vicino al 32% (era il 19% nel 2007). Anche la forbice tra italiani e stranieri si allarga: il disagio coinvolge un lavoratore straniero su tre (18,4% dei cittadini italiani).

E’ boom di imprese

RIVOLUZIONE DIGITALE AL SUD

“Se rivoluzione deve essere, che rivoluzione sia. Non solo nei numeri, ma anche nella geografia della dinamicità imprenditoriale. Tra le certezze che il digitale ci obbliga a rivedere c’è anche quella, consolidata, che vede nel Mezzogiorno i vagoni di un treno appesantito che viene trainato dalla locomotiva delle regioni del Nord. Mappe del passato destinate a vita breve. Campania, Sicilia e Puglia sono tra le prime quattro regioni italiane dove negli ultimi 6 anni c’è stata la maggiore crescita di imprese digitali. In Campania le imprese digitali sono cresciute del triplo rispetto al Piemonte. Staccate del 10% Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia”. Lo dice il focus Censis/Confcooperative ‘4.0 la scelta di chi già lavora nel futuro’, presentato di recente a Roma.

Ma cosa fanno le imprese digitali? Sono quelle dedite alla produzione di software, consulenza informatica; elaborazione dati, hosting, portali web; edizione di software; erogazione di servizi di accesso a Internet e altre attività connesse alle telecomunicazioni e il commercio al dettaglio attraverso la Rete.

“Le persone più qualificate – ha spiegato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – saranno quelle che potranno cogliere le opportunità del 4.0. Questo ci deve portare a un investimento straordinario in formazione e innovazione perché tutti siano in condizione di capitalizzare le opportunità. Siamo per un 4.0 dal volto umano che non lasci indietro nessuno. In Italia, solo l’8,3% dei lavoratori è impegnato in programmi di formazione permanente, al di sotto della media europea 10,8%. Dobbiamo fare molto di più formare non è una spesa, ma un investimento sul futuro del paese”.

Tra il 2011 e il 2017, la crescita maggiore di imprese digitali si è avuta in Campania con un incremento del 26,3%, in Sicilia con il 25,3%, nel Lazio con il 25,1% e in Puglia, 24,2%. Dati che confermano come i processi di sviluppo basati sul digitale trovano terreno fertile anche in aree spesso ai margini della dinamica economica e produttiva intesa in senso tradizionale. Spostando il confronto dalle regioni alle macro aree, il risultato non cambia: il Mezzogiorno è quella con il più alto tasso di crescita di imprese digitali, +21,9%; seguito dal Centro con un incremento del 20,7%, mentre al Nord si osserva un’estensione della base produttiva del 14%.

A riprova del fatto che il digitale ha profondamente cambiato la rilevanza dei vantaggi competitivi dei territori e la configurazione dei fattori di crescita, abbattendo confini e rendite consolidate, può essere presa in esame – sottolinea lo studio – la posizione in graduatoria di regioni come il Piemonte, che dispone di infrastrutture materiali e immateriali orientate all’innovazione (poli universitari, grandi aziende e centri di ricerca), ma incrementa lo stock di imprese digitale del 9,1%: dato, questo, inferiore non solo rispetto alla media nazionale (+17,6%), ma anche rispetto a regioni come l’Umbria o il Molise (rispettivamente l’11,8% e il 12,7%).

Passando dai flussi allo stock, torniamo a una visione più consueta della geografia imprenditoriale italiana. Sono settentrionali più della metà delle imprese digitali: il primato spetta alla Lombardia dove risiede 1 impresa digitale su 4, seguita dal Lazio che precede la Campania, che anche in termini assoluti conquista un posto di tutto rilievo nella graduatoria nazionale.

Carlo Pareto

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento