mercoledì, 12 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Dopo 130 anni arriva la nuova frontiera
di Sherlock Holmes
Pubblicato il 27-12-2017


UNA CLASSICA IMMAGINE DI SHERLOCK HOLMESCENTOTRENTA CANDELINE Ha 130 anni ma non li dimostra, anzi sembra essersi fermato intorno ai 35. E’ un personaggio letterario ma è più popolare di una rock star in carne e ossa. E come le vere star riceve migliaia di lettere dai fan sparsi in tutto il mondo. E’ stato uno dei primi personaggi multimediali e ancora oggi è una fonte inesauribile di ispirazione per romanzi, racconti, fumetti, videogiochi, film e serie tv. E’ Sherlock Holmes ed è il più famoso investigatore della letteratura. Nato dalla fantasia di sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo 22 maggio 1859, Crowborough 7 luglio 1930), ha esordito nel romanzo “Uno studio in rosso” (A Study in Scarlet), pubblicato nel novembre 1887 su The Strand Magazine, che nell’aprile 1927, ovvero 90 anni fa, pubblicherà anche il suo ultimo racconto, “L’avventura di Shoscombe Old Place” (The Adventure of Shoscombe Old Place). Così possiamo festeggiare due ricorrenze in un colpo solo.

Iniziamo questa celebrazione raccontando di un giovane medico che ha aperto uno studio a Portsmouth dove raramente vede un paziente. Per occupare il tanto tempo libero inizia a scrivere le avventure di Sherlock Holmes, senza sapere che diventerà il più celebre dei detective. Conan Doyle raccoglierà un successo planetario, il tanto agognato benessere e fama imperitura. Ma non la felicità, perché sarà sempre invidioso del suo figlio letterario. Arrivando persino a ucciderlo, per poi farlo risorgere in seguito alle proteste dei lettori e a un nuovo contratto a dir poco principesco.

SIR ARTHUR CONAN DOYLEAMBIZIONI & DELUSIONI “Uno studio in rosso” viene pubblicato in Inghilterra dagli editori Ward Lock & Co, che non capiscono che hanno a che fare con un personaggio fuori scala. Il libro passa quasi inosservato in patria ma Sherlock Holmes solletica il fiuto dell’editore dell’americano “Lippincot Magazine”, che va a Londra appositamente per chiedere a Conan Doyle di scrivere un nuovo romanzo. Ed è proprio con “Il segno dei quattro” (The Sign of Four, 1890) che il personaggio esplode sfuggendo di mano al suo creatore.

Conan Doyle, infatti, è amico di molti grandi scrittori della sua epoca, da A. A. Milne (Winnie the Pooh) a J. M. Barrie (Peter Pan), da Bram Stoker (Dracula) a Robert Louis Stevenson (L’isola del tesoro, Dr. Jekyll e Mr. Hyde), per cui aspira alle più alte vette della letteratura “mainstream” e un investigatore privato non è, almeno secondo lui, all’altezza delle sue aspirazioni. D’altronde ha diverse corde nel suo arco creativo: romanzi storici e d’avventura, fantascienza, soprannaturale e horror, per tacer della carriera di giornalista. Scriverà molto, sempre alla ricerca del capolavoro che l’avrebbe affrancato da Sherlock Holmes.Tanto sudore per nulla: una produzione vastissima che sarà presto dimenticata. Tra i sopravvissuti, “La mummia” (Lot no. 249, 1892) e “Il mondo perduto” (The Lost World, 1912), che hanno ispirato diversi film e serie tv. Ma niente riuscirà mai a insidiare la fama imperitura di Holmes.

UNA GRANDE ABILITA’ DEDUTTIVA Il padre nobile di Sherlock Holmes è Edgar Allan Poe, che nel 1841 con “I delitti della Rue Morgue” (The Murders in the Rue Morgue) inventa il primo racconto poliziesco della letteratura, il genere del giallo deduttivo, il primo investigatore privato, Auguste Dupin, e il primo delitto in una camera chiusa. Ma per dare volto e personalità al suo personaggio Conan Doyle si è ispirato al dottor Joseph Bell, suo insegnante e amico, e alle capacità di deduzione che questi applicava ai pazienti. Il dr. Bell è anche tra i fondatori della moderna medicina legale. Sherlock Holmes, quindi, ha grandi abilità deduttive, descrive se stesso come consulente investigativo, come ultima spiaggia per quanti si trovano in guai dall’apparenza irrisolvibili. Applica il metodo scientifico alla caccia ai criminali e le soluzioni che trova sono veramente uniche, quasi un’esplosione di fuochi artificiali che illumina le menti comuni perse in labirinti inestricabili. E’ un narciso, un monumento vivente alla vanità degli uomini, quasi un’offesa agli dei ma, siccome è il più bravo di tutti e ha sempre ragione, qualche difetto glielo possiamo perdonare.

ROBERT DOWNEY JR E JUDE LAW apreUNA O DUE? Mentre il dottor John H. Watson, co-inquilino, amico, assistente, biografo e io narrante delle storie di Holmes, è l’alter ego dell’autore e una persona semplice e poco complicata. Watson è un medico chirurgo arruolato nell’esercito coloniale britannico che viene congedato in seguito alle ferite riportate nella battaglia di Maiwand, durante la seconda guerra anglo-afghana (1878-1880). Le ferite possono essere due: in “Uno studio in rosso” racconta di essere stato ferito a una spalla, con la pallottola che ha sfiorato l’arteria succlavia; successivamente sarà un proiettile a una gamba a renderlo zoppo. Una o due? Anche questo è uno dei tanti misteri che circondano la vita dei nostri eroi.

Il 221B di Baker Street e Benedict CumberbatchBAKER STREET 221B Possiamo anche fare dei commenti spiritosi sulla sempre attuale fissazione anglo-americana per l’Afghanistan, ma ai fini della narrazione Watson si trova a Londra con i pochi soldi della pensione e alla ricerca di un alloggio poco costoso. Grazie a un ex commilitone incontra Sherlock Holmes e insieme si insediano al primo piano del 221B di Baker Street. Un numero civico inesistente perché, all’epoca, la via terminava con l’85. Un indirizzo di fantasia al quale centinaia di migliaia di appassionati di ogni parte del globo inviano ancora oggi le proprie lettere al più famoso investigatore di tutti i tempi. Il Museo di Sherlock Holmes ha la sede in una palazzina di Baker Street, simile a quella descritta da Conan Doyle. Il numero civico è il 239, anche se in facciata fa bella mostra di sé una targa con il più famoso 221B, giusto per non deludere i numerosi visitatori.


DROGA, DROGA DELLE MIE BRAME
Usando il dottor Watson, Conan Doyle descrive così Sherlock Holmes in “Uno studio in rosso”: “La sua statura superava il metro e ottanta ed era tanto magro da sembrare più alto. Aveva gli occhi acuti e penetranti, salvo in quei periodi di torpore di cui ho detto; il naso, affilato e un po’ adunco, conferiva al viso un’espressione vigilante e decisa. Anche il mento, quadrato e pronunciato, denotava in lui una salda volontà”. Pur escludendolo in questa prima avventura, Watson scoprirà ne “Il segno dei quattro” che il motivo del torpore che annebbia gli occhi di Holmes è proprio la droga. Cocaina o eroina, che il suo amico si inietta in una soluzione al sette per cento per combattere i lunghi periodi di noia tra un caso e l’altro. Col tempo il dottore riuscirà a disintossicare il suo amico. Forse. Vero è che Conan Doyle smetterà di scriverne, così da rendere sempre meno pubblico il vizio privato della sua più famosa e redditizia creatura.

IPSE DIXIT? Una delle più famose frasi di Sherlock Holmes è “Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità”. Appare per la prima volta nel sesto capitolo de “Il segno dei quattro” e diventerà una sorta di summa del suo metodo deduttivo. Mentre è apocrifa un’altra celebre frase attribuita a Holmes: “Elementare, Watson!” (Elementary, my dear Watson!), perché nei libri non compare mai in questa forma.

“Oh, questo è elementare, mio caro Watson” (Oh, this is elementary, my dear Watson) è stata inventata da William Gillette nel 1899 e la si trova nell’opera teatrale “Sherlock Holmes”, che l’attore e drammaturgo statunitense ha scritto a quattro mani con Conan Doyle.

“Elementare, Watson!” probabilmente risale al 1929, secca e immediata come una fucilata la troviamo nel film “The Return of Sherlock Holmes”, di Basil Dean. Così come i cineasti hanno inventato il classico cappellino da cacciatore e la pipa ricurva a forma di proboscide. Tre icone apocrife e fuori dal “canone” che sono diventate imprescindibili dal personaggio.

basil rathboneI TANTI VOLTI DI HOLMES Le apparizioni di Sherlock Holmes sul grande e piccolo schermo a partire dal 1900 sono innumerevoli. Tra gli attori che lo hanno interpretato nel secolo scorso ricordiamo John Barrymore (1922), Peter Cushing (1959), Christopher Lee (1962), Peter O’Toole (1983) e Michael Caine (1988). Non sono mancate le parodie di Jerry Lewis (1962) e Gene Wilder (1965). Mentre in televisione è stato Nando Gazzolo, in Italia, a prestargli il suo volto nel 1968. Una citazione la meritano anche Roger Moore (1976) e Christopher Plummer (1977).

Ma chi più ha caratterizzato Sherlock Holmes al cinema e alla radio è stato sicuramente Basil Rathbone che lo ha interpretato in 14 film, con Nigel Bruce nella parte di Watson, da “Il mastino dei Baskerville” (The Hound of the Baskervilles, 1939) a “Terrore nella notte” (Terror by Night, 1946). Interpretazioni ancora leggendarie ma che ne hanno irrimediabilmente segnato la carriera. Il grande attore è stato omaggiato dalla Disney nel cartone “Basil l’investigatopo” (Basil The Great Mouse Detective, 1986), parodia delle avventure di Holmes dedicata, appunto, al suo più grande interprete cinematografico.

PER UN PUGNO DI STORIE Torniamo alle origini, a quello che ancora oggi gli appassionati definiscono il “canone” ufficiale. Le avventure di Sherlock Holmes scritte da Conan Doyle si dipanano, dal 1887 al 1927, in quattro romanzi, cinquantanove racconti (raccolti in cinque antologie, sei in Italia) e tre commedie. La maggior parte di questi lavori è apparsa a puntate sullo “Strand Magazine” e poi in volume. Ecco i titoli, in ordine di uscita in libreria:

Uno studio in rosso (A Study in Scarlet, 1887), romanzo; Il segno dei quattro (The Sign of Four, 1890), romanzo; Le avventure di Sherlock Holmes (The adventures of Sherlock Holmes, 1892), con 12 racconti; Le memorie di Sherlock Holmes (The Memoirs of Sherlock Holmes, 1894), con 11 racconti; Il mastino dei Baskerville (The Hound of the Baskervilles, 1902), romanzo; Il ritorno di Sherlock Holmes (The Return of Sherlock Holmes, 1905), con 13 racconti; La valle della paura (The Valley of Fear, 1915), romanzo; L’ultimo saluto (His Last Bow, 1917), con 8 racconti; Il taccuino di Sherlock Holmes (The Case-Book of Sherlock Holmes, 1927) con 12 racconti.

Le tre commedie sono Sherlock Holmes (1899), scritta con William Gillette; Il diamante della corona (The Crow Diamond, 1910) e La banda maculata (The Speckled Band, 1910).

MORTE E RESURREZIONE Grazie alla bibliografia possiamo riprendere la storia della morte di Sherlock Holmes, ritornato in vita a furor di popolo e a colpi di sterline. Nel racconto “Il problema finale” (The Final Problem, 1893) il nostro eroe si scontra con il professor James Moriarty, genio del male noto come il Napoleone del crimine e sua personale nemesi. Il duello all’ultimo sangue avviene sui dirupi delle cascate di Reicchenbach, in Svizzera. Lo scontro si conclude con i due nemici che precipitano dal costone roccioso verso l’abisso, entrambi destinati a morte certa. Qualche anno dopo, Holmes spiegherà a uno stupito Watson come si è salvato nel racconto “La casa vuota” (The Adventure of the Empty House, 1903). Nel mezzo ci sta quella che da molti è considerata la miglior storia del nostro investigatore: “Il mastino dei Baskerville”, dove Conan Doyle usa il meschino trucco di ambientare la vicenda prima dello scontro finale con Moriarty.

L’AVVENTURA INFINITA Eppure, a voler essere pignoli, le storie del nostro investigatore non sono poi così numerose per giustificare da sole un successo lungo 130 anni. Poca roba se paragonata all’enorme mole di produzioni tipo quella di Agatha Christie per Hercule Poirot o di George Simenon per il commissario Maigret, solo per fare due esempi. Ma è l’impatto quello che conta, l’autorevolezza del personaggio, la capacità di incidere nella fantasia popolare. A dispetto del suo autore, Sherlock Holmes ha dato vita da un fenomeno mediatico che ha dell’incredibile. Con la sua classica flemma britannica, passa ancora oggi dalla carta stampata al teatro, dal palcoscenico al cinema, e dal grande schermo alla televisione, con escursioni nei fumetti e nei videogiochi. E non mancano i frequenti ritorni in libreria grazie ai tanti epigoni di sir Arthur, così tanti che ne citiamo solo alcuni. Il primo è stato il figlio Adrian Conan Doyle che nel 1954 dà alle stampe “The Exploits of Sherlock Holmes”, antologia scritta assieme al grande giallista americano John Dickson Carr che in Italia sarà pubblicata in due volumi: Le imprese di Sherlock Holmes e Nuove imprese di Sherlock Holmes. Sempre Adrian scriverà il soggetto del film “Sherlock Holmes: notti di terrore” di James Hill (A Study in Terror, 1965), dal quale Ellery Queen trarrà, l’anno dopo, il giallo “Uno studio in nero”, scritto in collaborazione con Paul W. Fairman. Tra i nostri preferiti del Novecento c’è anche Nicholas Meyer, scrittore, produttore e regista statunitense, ben noto agli appassionati di Star Trek, che nel 1974 scrive il best seller “La soluzione sette per cento” (The Seven-Per-Cent Solution), con Holmes che incontra Sigmund Freud. Due anni dopo uscirà il film “Sherlock Holmes: soluzione sette percento”, diretto da Herbert Ross.

DIRITTI SCADUTI Mentre in Europa il copyright sulle opere di Conan Doyle era già scaduto dal 2001, cioè dopo 70 anni dalla morte di uno scrittore tutte le sue opere letterarie diventano di pubblico dominio e non si devono più pagare diritti agli eredi, negli Usa scadrà nel 2022, dopo 95 anni, con alcune importanti eccezioni stabilite nel 2013. L’argomento, infatti, è stato oggetto di una causa che si è conclusa con una sentenza che ha fatto scalpore. In pratica, il giudice ha stabilito che l’ultima opera di Doyle è ancora protetta dal copyright sino al 2022 ma che le precedenti sono di pubblico dominio, così come si possono usare liberamente i personaggi, senza nulla dovere agli eredi.

ARRIVA GUY RITCHIE Anche il terzo Millennio subisce il fascino dell’imperatore degli investigatori privati e del suo metodo deduttivo, con sempre nuove apparizioni per la felicità delle platee di tutto il mondo. Nel 2009 il regista Guy Ritchie (famoso anche per essere l’ex marito di Madonna) dirige “Sherlock Holmes” con Robert Downey jr. e Jude Law, che interpreta il dottor Watson. Un grande successo al quale segue nel 2011 “Sherlock Holmes – Gioco di ombre”. In attesa del terzo capitolo, nel 2015 tocca a Ian McKellen indossare i panni del famoso investigatore in “Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto”, regia di Bill Condon. Una prestazione da incorniciare per uno dei più grandi attori shakespeariani mai vissuti, noto per essere stato Gandalf nelle trilogie cinematografiche de “Il Signore degli Anelli” e de “Lo Hobbit”, e anche il Magneto anziano nella saga degli X-Men.

LA NUOVA FRONTIERA Ma è con “Sherlock”, serie televisiva iniziata nel 2010, creata da Steven Moffat e Mark Gatiss, interpretata da Benedict Cumberbatch, nel ruolo di Holmes, e da Martin Freeman, in quello di Watson, che il nostro eroe si toglie di dosso la polvere del passato ed entra di prepotenza nel terzo Millennio. Un successo doppiato anche nei fumetti perché dalla serie è stato tratto un manga realizzato dalla disegnatrice giapponese Jay. Quattro stagioni già archiviate, con i fan che attendono di sapere quando sarà varata la quinta. Il nuovo Sherlock è ambientato ai giorni nostri e per risolvere i sempre intricati casi usa il suo classico metodo deduttivo abbinato alla tecnologia attuale, tipo sms, Internet o il gps. Esattamente come lo Sherlock di Conan Doyle usava tutte le risorse scientifiche e tecnologiche dell’Ottocento, la sua versione degli anni Duemila sta al passo coi tempi. Una cosa non è cambiata: il dottor Watson è sempre reduce dalla guerra in Afghanistan e non è chiaro quante ferite ha subito. Una o due? Il mistero permane e sarà pure elementare risolverlo ma noi, che siamo più Watson che Holmes, non ci siamo ancora riusciti.

Antonio Salvatore Sassu

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento