lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Fisco, Amazon pagherà le tasse in Italia
Pubblicato il 15-12-2017


amazon

Un buona notizia per le casse del fisco italiano. Amazon infatti pagherà nel complesso 100 milioni di euro per chiudere le controversie relative ai pagamenti di imposte del periodo 2011-15. L’accertamento con adesione con l’Agenzia delle Entrate è stato firmato per risolvere le potenziali controversie relative alle indagini fiscali, condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla procura delle Repubblica di Milano, in relazione ai pagamenti di quegli anni. Si avvia inoltre un percorso di accordi preventivi per la tassazione in Italia.

Gli importi sono riferibili sia ad Amazon EU S.ar.l che ad Amazon Italia Services srl. “Con Amazon – annuncia l’Agenzia delle Entrate – sarà inoltre ripreso il percorso, a suo tempo sospeso a seguito dei controlli attivati, finalizzato alla stipula di accordi preventivi per la corretta tassazione in Italia in futuro delle attività riferibili al nostro Paese”. L’Agenzia – conclude la nota – “conferma il suo impegno nel perseguire una politica di controllo fiscale attenta alle operazioni in Italia delle multinazionali del web”.

L’accordo è confermato anche da Amazon che in nota afferma: “A maggio 2015 per garantire di avere in futuro la migliore struttura per servire i nostri clienti, abbiamo costituito la succursale italiana di Amazon EU Sarl che registra tutti i ricavi, le spese, i profitti e le imposte dovute in Italia per le vendite al dettaglio”. ”Rimaniamo focalizzati ad offrire una grande esperienza di acquisto ai nostri clienti in Italia – afferma Amazon – dove abbiamo investito oltre 800 milioni di euro dal 2010 e creato oltre 3.000 posti di lavoro”.

Anche se rispetto al fatturato, quanto Amazon si è impegnata a pagare, è comunque poca cosa, resta l’elemento positivo del principio che lega la vicenda alla web tax. “Dopo Facebook è la volta di Amazon” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ora anche gli altri colossi di internet dovrebbero adeguarsi al giusto principio che le tasse vanno pagate dove i profitti vengono realizzati ed i servizi venduti” conclude Dona.

Un principio che per Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, “conferma che la webtax transitoria oggi in vigore sta funzionando”. “L’eccellente lavoro fatto in questi anni dalla Guardia di Finanza, dalla Procura di Milano guidata da Francesco Greco, e dall’Agenzia delle Entrate conferma ancora una volta che il principio su cui ha lavorato il Parlamento italiano dal 2013 ad oggi è sacrosanto. Al tempo dell’economia digitale le imposte vanno pagate nel Paese in cui si fa business. L’accordo con Amazon, che si somma a quelli precedenti, conferma la necessità di un ulteriore rafforzamento dei principi che regolano la stabile organizzazione in Italia e in Europa al tempo del digitale. Nelle prossime ore completeremo il lavoro su legge di bilancio con proposte mirate agli effetti del digitale su fisco e funzione dei mercati”, conclude Boccia.

Intanto nel mondo del digitale arriva una novità da Facebook che cambia nella pubblicità avvicinandosi al modello YouTube: dal prossimo anno infatti gli spot verranno introdotti a inizio dei video e saranno di sei secondi. Lo riporta il Wall Street Journal. La novità non interessa al momento la bacheca degli utenti, ma comparirà solo sui video presenti nella piattaforma dedicata che si chiama Watch. Il social network, che aveva in passato negato questa possibilità, aveva cominciato a rivedere le sue politiche con l’introduzione degli spot a metà video. Evidentemente questa strategia non si è rivelata abbastanza efficace nel generare introiti, da qui una ulteriore mossa che sicuramente verrà vista con favore dagli azionisti. La durata di questi annunci potrà arrivare fino a 6 secondi, la novità sarà introdotta a partire dai primi mesi del 2018.

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