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Opinioni e commenti
 

Gaza. Continua l’effetto Trump, morti e proteste
Pubblicato il 22-12-2017


GAZA-masterUn altro palestinese è rimasto ucciso oggi nella Striscia di Gaza dove proseguono le proteste contro la decisione statunitense di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Lo riferisce il ministero della Salute di Gaza, senza rendere nota l’identità della vittima, morta a causa dell’intervento degli agenti israeliani. Nel terzo venerdì di proteste dopo l’annuncio dello scorso 6 dicembre del presidente Usa, Donald Trump, nelle ore precedenti è rimasto ucciso Zakaria al Kafarneh, 24 anni, colpito dagli agenti israeliani a Jabaliya, nel nord dell’enclave. Salgono a dieci i palestinesi rimasti uccisi durante le proteste della nuova Intifada proclamata da Hamas dopo l’annuncio di Trump.

Il leader del movimento palestinese Hamas, Yahya Sinwar, ha invitato per oggi la popolazione dei Territori ad una “Giornata di sangue”. Durante un raro discorso televisivo trasmesso dall’emittente “Al Aqsa Television”, Sinwar ha chiesto “alla popolazione di Gerusalemme, della Cisgiordania, ed i palestinesi di tutto il mondo a passare all’azione venerdì (ovvero oggi) in modo che diventi un giorno di sangue per l’occupazione”. Le dichiarazioni di Hamas giungono dopo che l’Assemblea generale dell’Onu ha votato a favore di una risoluzione che condanna la decisione del presidente statunitense Donald Trump di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

“Chiedo che venerdì sia il punto di svolta decisivo nella lotta del nostro popolo per annullare la decisione di Trump”, ha proseguito Sinwar. Inoltre, il leader di Hamas a Gaza ha fornito istruzioni precise per attaccare le Forze di difesa israeliane e la popolazione civile della Cisgiordania. Le protesta della popolazione palestinese nei Territori non si è mai arrestata da quando lo scorso 6 dicembre Trump ha deciso di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele e di spostarvi l’ambasciata statunitense. Secondo quanto evidenziano gli analisti, la “chiamata alle armi” di Sinwar in concomitanza della risoluzione dell’Onu che condanna la decisione di Trump evidenzia il timore di Hamas che la popolazione possa sentirsi “rassicurata” dalla posizione del Palazzo di vetro, seppur non sia vincolante.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che “rifiuta del tutto la risoluzione” dell’Onu. Attraverso un messaggio video, Netanyahu ha “però apprezzato il fatto che un numero crescente di paesi ha rifiutato di partecipare a questo teatro dell’assurdo”, modo con cui spesso definisce l’Onu. Il capo dell’esecutivo di Gerusalemme ha anche ringraziato Trump e l’ambasciatore Usa all’Onu Nikky Haley per il loro impegno a favore di Israele. Ieri l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con 128 voti a favore, 9 contrari e 35 astenuti, ha adottato la risoluzione 72/240 contro il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da pare degli Stati Uniti.

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Commenti all'articolo
  1. Nel frattempo, stando a quanto riporta La Voce di Reggio Emilia, una chiesa copta è stata presa d’assalto da centinaia di manifestati mussulmani a pochi km dal Cairo. E’ quanto denunciano i responsabili della diocesi di Aftih: il violento incidente è avvenuto a Giza dopo le preghiere sacre del venerdì quando i manifestanti si sono riuniti davanti al tempio e hanno intonato slogan ostili chiedendo la demolizione della chiesa cristiana. Quindi ne hanno devastato l’interno, aggredendo anche alcuni parrocchiani, prima dell’intervento della polizia che li ha dispersi. Alcune persone sono state ricoverate in ospedale, ma le loro condizioni non sono state rese note. I cristiani costituiscono il 10% della popolazione egiziana per lo più islamica. Le violenze settarie esplodono principalmente nelle comunità rurali del sud.

  2. Sarebbero una decina i paesi in procinto di seguire l’esempio del Presidente Donald Trump sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele. Ad affermarlo, il viceministro israeliano agli Esteri Tzipi Hotovely in un’intervista alla radio pubblica israeliana Kan Bet. Un commento arrivato dopo l’annuncio del presidente guatemalteco Jimmy Morales della volontà del suo paese di spostare l’ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Morales ha scritto sul suo profilo Facebook di aver parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “Abbiamo parlato delle eccellenti relazioni che abbiamo avuto come nazioni da quando il Guatemala ha sostenuto la creazione dello stato di Israele. Uno dei temi più importanti è stato il ritorno dell’ambasciata del Guatemala a Gerusalemme. Per questo vi informo che ho dato istruzioni al cancelliere di avviare le rispettive procedure per farlo”, ha annunciato Morales. E il Guatemala è stato uno dei 9 paesi che la scorsa settimana all’Assemblea Generale dell’Onu ha votato contro la risoluzione che condannava l’iniziativa di Trump su Gerusalemme.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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