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Opinioni e commenti
 

QUESTA NON È L’AMERICA
Pubblicato il 11-12-2017


epa06382393 Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu (2-L) is welcomed by Federica Mogherini the EU High representative for foreign policy prior to the meeting with EU foreign ministers in Brussels, Belgium, 11 December 2017. The meeting, shortly after US President Donald J. Trump recognized Jerusalem as a capital of Israel, will focus on bilateral relations and regional developments. EPA/ERIC VIDAL / POOL

EPA/ERIC VIDAL / POOL

L’iniziativa di Donald Trump sulla Capitale di Israele è piaciuta molto al Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che oggi a Bruxelles, ha incontrato i ministri degli Esteri dell’Ue.
“Per tremila anni Gerusalemme è stata la capitale degli ebrei, dai tempi di re Davide. Noi non abbiamo mai perso il collegamento alla nostra storia. Un collegamento che è stato negato dalle forme dell’Onu e dell’Unesco e dalle risibili decisioni che cercano di negare la verità storica”, ha affermato il premier israeliano Benyamin Natanyahu a Bruxelles in conferenza stampa con l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini.
“Gerusalemme è stata la capitale di Israele per gli ultimi settant’antanni. Quanto il presidente Trump ha fatto, è mettere i fatti sul tavolo. La pace è basata sul riconoscimento della realtà. Ora c’è uno sforzo dell’amministrazione Usa di portare avanti una nuova proposta di pace. Penso che dovremmo dare un’opportunità alla pace. Guardare ciò che viene presentato e vedere se si può andare avanti”, dice ancora Netanyahu che invita i palestinesi a riconoscere “lo stato ebraico e che Gerusalemme ne è la capitale”.
Il Premier israeliano cerca poi lo stesso appoggio dato da Trump dai Paesi dell’Unione europea: “Credo che in futuro tutti i Paesi europei sposteranno le proprie ambasciate e Gerusalemme e ci appoggeranno per portare in auge la pace e la sicurezza”.
Ma la sua iniziativa è stata subito frenata da Lady Pesc che ha risposto al Premier israeliano: “Il premier Benyamin Netanyahu stamani ha detto di aspettarsi che altri Paesi spostino le loro ambasciate. Può tenere le sue aspettative per altri, perché dai Paesi Ue questo non avverrà”. Federica Mogherini ha anche comunque condannato “nel modo più forte possibile tutti gli attacchi agli ebrei, in qualsiasi parte del mondo, incluso in Europa, e in Israele e verso i cittadini israeliani”.
“Non ci sono iniziative di pace che possano avvenire senza l’impegno degli Usa – ha sottolineato Mogherini -, ma gli Usa non si facciano illusioni, la loro sola iniziativa non avrebbe successo, perché servono un quadro regionale e internazionale che accompagni l’avvio, che in questo momento sembrano molto lontani”.
“In due ore” di incontro “il premier Netanyahu ha capito dagli stessi ministri l’unità della posizione dell’Ue” sulla soluzione a due Stati. “Il messaggio è stato chiaro, così come è stata chiara la volontà di trovare o ritrovare la chiave per rimettere in marcia il processo di pace, che per l’Unione è una ‘top priority'”, ha detto l’Alto rappresentante Ue.
Mogherini ha parlato di un “impegno rafforzato” per il processo di pace, spiegando tuttavia che l’Ue “non intende moltiplicare le iniziative di pace ma contribuire a trovare soluzioni per evitare il vuoto che potrebbe rafforzare posizioni radicali ed estreme”.
Ma Benyamin Netanyahu prima di Bruxelles è passato per Parigi per incontrare il presidente francese Emmanuel Macron, il quale non ha nascosto la sua opposizione all’idea di Trump da cui è nato un forte battibecco tra i due premier: “La decisione degli Usa è contraria al diritto internazionale” e “pericolosa per la pace”, ha attaccato Macron. “Parigi è la capitale della Francia, Gerusalemme è la capitale di Israele”, ha replicato Netanyahu, aggiungendo che è così “da tremila anni”. “Israele faccia un gesto coraggioso verso i palestinesi: ad esempio congeli la costruzione degli insediamenti israeliani “, ha rilanciato il presidente francese.
Contro la proposta di The Donald arriva anche il monito del segretario dell’Onu perché “può ostacolare il processo di pace”, ha detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, rispondendo all’inviata americana alle Nazioni Unite Nikki Haley, secondo la quale invece la scelta “sposta la palla in avanti”. Intervistato da Cnn, Guterres ha espresso soddisfazione per il fatto che “il genero e consigliere di Trump, Jared Kushner, abbia incontrato israeliani e palestinesi per un nuovo piano di pace dopo anni di stallo nel processo”, ma allo stesso tempo la decisione del presidente “rischia di compromettere questi sforzi”.
Nel frattempo nella capitale egiziana, Al Cairo il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, il re giordano Abdallah e il presidente palestinese Mahmoud Abbas si sono riuniti in un vertice d’urgenza per discutere come affrontare la crisi. Nella capitale egiziana è arrivato anche il presidente russo, Vladimir Putin, per incontrare Al Sisi, che ha criticato la decisione statunitense: “Riteniamo controproducenti – ha detto il presidente russo – tutti i passi che possano destabilizzare la ricerca di una soluzione al conflitto israelo-palestinese e che non vanno verso una risoluzione”.
Putin è anche atteso ad Ankara per un incontro col presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dopo ‘lo scivolone’ di Trump, può considerarsi il vero leader delle forze orientali, da sempre ostili allo Stato Israeliano. Come risposta la Lega Araba chiede che Gerusalemme est sia capitale della Palestina.
La guerra contro Washington si è già scatenata: a Beirut la polizia libanese ha lanciato lacrimogeni e ha usato i cannoni ad acqua contro i manifestanti che protestavano davanti all’ambasciata Usa. I dimostranti si sono presentati con bandiere palestinesi e hanno dato fuoco a bandiere di Usa e Israele e lanciato bottiglie contro le forze di sicurezza, che avevano barricato la principale via di accesso all’ambasciata nella zona di Awkar.

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Commenti all'articolo
  1. Grazie a Dio ci sta Macron. Grazie a Dio ci sta la Francia, da sempre faro dell’Europa. Altrimenti ci saremmo ancora una volta calati le braghe di fronte agli Usa e a Israele. Mano sul fuoco.

  2. “Gli ebrei non devono più essere minoranza a casa propria. In Israele dobbiamo restare la maggioranza della popolazione. Per questo motivo molto elementare io non credo nella soluzione dello Stato binazionale”. A dirlo in un’intervista al Corriere, il grande scrittore Amos Oz secondo cui “Se annettessimo Cisgiordania e Gaza noi diventeremmo ben presto una minoranza nel nostro Paese. Lo so che se ne parla da tempo ormai. Ne parlano i palestinesi umiliati dalle ultime dichiarazioni di Trump su Gerusalemme, che non credono più nella partizione in due Stati. E per motivi ideologici ben noti lo propagandano anche le destre israeliane, che sostengono il movimento dei coloni, assieme alla sinistra più estrema. Ma è un errore. Non mi stancherò mai di ripeterlo”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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