sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Guerra all’Isis. Se l’Iraq diventa colonia dell’Iran
Pubblicato il 05-12-2017


barzani macronDopo la disfatta dell’Isis in Iraq, le numerose milizie popolari sciite, create nel 2014 su richiesta dell’Iran sono diventate una forza di minaccia per le forze e le aree abitate dai curdi. In alcune località la tensione è andata alle stelle tra la popolazione curda e le milizie sciite. A Xurmatw, località curda nel centro nord addirittura ci sono stati scontri armati, lì, le milizie sciite hanno attaccato i cittadini curdi e i loro beni.
A Shangal (principale centro della comunità Ezida che sono anche essi di etnia curda) le milizie sciite hanno attaccato le istituzioni locali. la valle di Shangal e i suoi abitanti Ezidi, sono sempre stati obbiettivi delle scorribande di vari eserciti islamici regionali, massacrati e depredati dei loro beni perché erano considerati infedeli dall’Islam. Anche l’Isis ha lasciato la sua firma nella valle di Shangal, oltre il massacro di donne, uomini e bambini, ancora oggi migliaia di Ezidi sono nelle mani dei tagliagole di Isis.
L’Iran coordina e usa direttamente le milizie sciite come una forza di minaccia alle ispirazioni di libertà e indipendenza del popolo curdo. Non mancano minacce anche contro l’esercito iracheno stesso, come è accaduto di recente nelle vicinanze della città di Musul. Ciò evidenzia che la sovranità dell’Iraq ora è nelle mani degli Ayatollah iraniani.
La guerra fatta dalla coalizione occidentale con i loro alleati contro il regime Alauita (sciita) siriano, con la speranza di cacciare via il presidente Assad e magari sostituirlo con uno sunnita, ha permesso all’Iran sciita di entrare in scena sia in Siria che in Iraq, ciò ha consolidato il progetto iraniano di creare un’ asse che parte dall’Iran e finisce per ora in Libano. Ovviamente la Russia in questo scenario fa da regista, e interviene dove è necessario.
Nella lotta all’Isis, i curdi sono stati fondamentali e hanno pagato un prezzo molto alto in termini di vite umane, ma alla fine della disfatta dei tagliagole, i curdi sono stati costretti ad affrontare le minacce dell’Iran,Iraq e la Turchia circa il futuro politico del Kurdistan e dell’Iraq.
Sul piano diplomatico qualcosa si sta muovendo, sabato 2/12/2017 il presidente francese Emmanuel Macron all’Eliseo ha ricevuto una delegazione curda capeggiata dal primo ministro del governo regionale del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani. Macron nel corso del suo discorso, ha confermato la sua vicinanza alla situazione curda e ha ribadito che il governo iracheno dovrà rispettare la costituzione dell’Iraq e sciogliere definitivamente le milizie popolari sciite, perché questi ultimi rappresentano una minaccia alla stabilità dell’Iraq intero.
Nel deserto dell’indifferenza e della realpolitik, Macron s’è mosso coraggiosamente interessandosi del problema curdo in Iraq, il suo gesto di invitare una delegazione curda e mostrandosi con la bandiera curda e francese affiancate, ha fatto arrabbiare il governo iracheno, iraniano e turco.
Il problema curdo dovrebbe essere affrontato dalla comunità internazionale, perché la società delle nazioni nel 1923 con il trattato di Losanna ingiustamente e contro la volontà e con la forza contro gli abitanti del Kurdistan ha fatto nascere quattro stati in parte sul territorio del Kurdistan. La popolazione del Kurdistan dovrebbe essere l’unica ad avere la legittimità sul territorio del Kurdistan.

Kawa Goron

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