giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il coraggio e la ragione
Pubblicato il 18-12-2017


Il Rosatellum é una legge duale con voto unico. E’ proporzionale e plurinominale per due terzi dei candidati da eleggere sia alla Camera che al Senato (in entrambi i casi con sbarramento di lista al tre per cento) e maggioritaria e uninominale per un terzo. Il voto però é unico, sia alla Camera che al Senato. Attenzione agli aspetti politici di entrambe le soluzioni. Partiamo dalla prima. La duplicità della legge comporta che se da un lato, nella quota proporzionale, si possono presentare liste, dall’altro, nella quota maggioritaria, si devono presentare coalizioni, anzi aggregazioni di liste. Ovviamente se si vuole essere competitivi. Dunque se si intende partecipare alla ripartizione dei candidati di coalizione occorre essere una lista, presente sul proporzionale e poi aggregata sul maggioritario.

Evidente che il peso ipotetico delle liste presentate sul proporzionale sarà decisivo nella trattativa per i candidati sull’uninominale. E’ altresì evidente che le liste sul proporzionale, che si coalizzano sul maggioritario, avranno un intrinseco potere di condizionamento, soprattutto per l’effetto che possono provocare. Qualora non superino il tre per cento (in questo caso il loro effetto sarà nell’elezione di suoi candidati), ma superino l’uno, il trascinamento dei voti sulla lista (o le liste) che lo superino le trasforma in gregari di lusso, capaci cioè di far vincere, grazie ai voti ottenuti, candidati di un’altra lista. Questo peraltro è certificato anche dal voto unico, che stringe un rapporto tra la preferenza accordata a una lista e quella a una coalizione. Se io voto una lista il voto viene automaticamente trasferito alla coalizione. Se voto la coalizione viene trasferito alle liste in modo proporzionale ai voti ottenuti nel collegio plurinominale. L’effetto coalizione si trasferirà sulle liste più di quanto quello delle liste si trasferirà sulla coalizione? Lo vedremo. Personalmente propendo più sulla prima eventualità.

Ho volutamente premesso questa disquisizione tecnica perché ogni scelta politica é condizionata dalle modalità in cui si esprime il voto. Prendiamo la scelta di Liberi e uguali. Non essendo possibile disgiungere il voto, in ogni collegio plurinominale la scelta di questa lista si trasferirà a quella del suo candidato nell’uninominale. Cioè ogni voto alla lista, che sul proporzionale potrà eleggere parlamentari (visto che i sondaggi la danno abbondantemente superiore al tre), verrà automaticamente attribuita a un candidato nell’uninominale senza alcuna possibilità di riuscita. Anzi, con la certezza di contribuire anche col voto sul proporzionale alla riuscita di un candidato del centro-destra o dei Cinque stelle. In questo senso, cogliamone la novità, non solo avremo a che fare col cosiddetto voto utile, come nel Porcellum, ma addirittura col voto all’incontrario.

Tutto questo non avverrà votando la nostra lista. Non solo votandola il voto verrà automaticamente attribuito al candidato del centro-sinistra nell’uninominale, ma anche qualora la lista non raggiungesse il tre per cento (ma solo superando l’uno) i suoi voti non saranno persi, ma attribuiti a chi lo sbarramento avrà superato. Dunque saranno utili e coerenti con la volontà dell’elettore. Al lavoro, allora, con piena consapevolezza del nostro ruolo costruttivo. Con verdi e prodiani possiamo da un lato lanciare una proposta politica e programmatica (ci tornerò) d’impatto notevole che sappia puntare su due grandi temi, l’ecosocialismo e l’europeismo, dall’altro comporre un quadro soddisfacente di candidature nei collegi uninominali che garantiscano il futuro nostro e dei nostri alleati. C’é voluto coraggio per arrivare a questa scelta? Io penso che sia bastata la ragione. Cioè la comprensione dei meccanismi elettorali e la funzione politica di una comunità come la nostra. C’è qualcuno che arriccia il naso? Ci dica cos’avrebbe fatto in alternativa. In politica funziona così.

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Commenti all'articolo
  1. L’analisi del meccanismo di voto mi sembra puntuale ed ineccepibile, ma riguardo al programma il “puntare su due grandi temi, l’ecosocialismo e l’europeismo” mi parrebbe un po’ riduttivo, o troppo circoscritto e. mi sia consentito, anche poco socialista, quando incombono “emergenze” come l’economia, le tasse, l’occupazione, la sicurezza, il problema immigrazione (che peraltro proprio a livello europeo sembra non riuscire a trovar risposta).

    Paolo B. 19.12.2017

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