martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

MURO CONTRO MURO
Pubblicato il 20-12-2017


ilvaL’Ilva potrebbe avere le ore contate. Questa mattina a Roma si è tenuto un incontro istituzionale per tentare di sciogliere il nodo sulle acciaierie. Al tavolo coordinato dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, erano presenti anche il presidente della Puglia, Michele Emiliano, e il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Un incontro nato con le migliori intenzioni ma terminato in malo modo con scambi di accuse reciproche. Al termine dei lavori il ministro Calenda è stato chiaro: se il Comune e la regione Puglia non ritirano il ricorso al Tar sull’Ilva “il tavolo è concluso”. “Continueremo ad andare avanti con l’investitore, ma se la condizione è costruire un’addenda contrattuale con garanzia dello Stato, non posso fare assumere allo Stato la responsabilità di 2,2 miliardi di euro per pagare il conto del ricorso”. “Il governo italiano – ha aggiunto – non è disponibile a buttare 2 miliardi e 200 milioni di euro per i ricorsi al Tar del governatore della Puglia e del sindaco di Taranto”. “Abbiamo fatto il massimo. Il sindaco ha detto che avrebbe ritirato il ricorso e non lo ha fatto. Io ho detto che non mi sarei seduto se non si ritirava il ricorso ed alla fine l’ho fatto lo stesso. Io da qui non vado avanti. Il governatore ed il sindaco si assumeranno le loro responsabilità – ha precisato il ministro -. Io non posso far assumere al governo italiano il costo dei ricorsi del governatore e del sindaco di Taranto. Io non lavoro con la spada di Damocle del ricorso. Oltre questo non sono capace ad andare”.

Il sindaco Melucci ha sottolineato che per quanto riguarda “la parte più importante del ricorso degli enti locali, l’istanza cautelare, abbiamo dato disponibilità già da oggi a ritirarla” e questo “toglie dal campo l’ostacolo più grande”. Ma da Emiliano nelle ore successive alla chiusura del tavolo sono arrivate parole che di istituzionale hanno ben poco. Al tavolo c’era “un clima positivo da parte di tutti” poi c’è stato uno scambio “di sms o non so cosa fra Calenda e De Vincenti al termine del quale Calenda ha avuto una crisi nervosa. Ha fatto un intervento durissimo e se ne è andato. Cosa sia accaduto lo spiegherà lui”, ha detto il governatore della Puglia.

E ancora: “Noi siamo dell’idea che, siccome Calenda è un ministro pro tempore, il tavolo si è insediato e a mio giudizio può essere anche autogestito da tutti quelli che vogliono partecipare”. “Secondo me, se abbiamo voglia di trovare una soluzione, visto che il ministro fa solo da mediatore, riusciamo a trovarla anche senza di lui”. E sul ricorso Emiliano ha aggiungo “Non è affatto vero che blocchi alcunché, sono sciocchezze che non so chi abbia raccontato al ministro. Sono cose senza senso – ha proseguito – non è vero che Mittal se ne va. Ho salutato i rappresentati di Mittal all’uscita, ho stretto loro la mano uscendo dal tavolo, dopo la crisi isterica del ministro, e ci siamo riproposti di vederci al più presto. Quello che dice il ministro dal mio punto di vista non è vero”.

Da Calenda per il momento nessuna replica. Ma le parole del Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti sono altrettanto dure e non lasciano tanti spazi per riprendere  il dossier: “Leggo dichiarazioni farneticanti del Presidente Emiliano: non sa quel che dice e, forse, neanche quel che fa”

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. L’inquinamento ambientale causato dall’Impianto ILVA di Taranto ha un retaggio decennale.senza entrare nei motivi di dissenso tra il ministro Carlo Calenda,il Presidente della regione Puglia Michele Emiliano ed il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci domando come mai da anni costoro non hanno fatto tesoro della consulenza dell’ARPA Puglia.Un monitoraggio delle emissioni poteva avere un collegamento telematico diretto con il centro di controllo dell’ARPA il quale è garante di tutti i processi industriali che mette in atto e ne dà visibilità in un processo di totale trasparenza,pubblicando sui siti web della società i dati di emissioni.

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