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Opinioni e commenti
 

Istat. Produzione in crescita e Pil 2018 +1,5%
Pubblicato il 13-12-2017


produzione industrialeL’ISTAT ha comunicato oggi i dati sulla produzione industriale a ottobre 2017. L’indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre agosto-ottobre 2017 la produzione è aumentata dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti.

Corretto per gli effetti di calendario, a ottobre 2017 l’indice è aumentato in termini tendenziali del 3,1% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di ottobre 2016). Nella media dei primi dieci mesi dell’anno la produzione è aumentata del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’indice destagionalizzato mensile ha registrato variazioni congiunturali positive nel comparto dell’energia (+1,7%), dei beni intermedi (+1,0%) e dei beni strumentali (+0,7%). Una variazione nulla riguarda invece i beni di consumo.

In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario hanno registrato a ottobre 2017 un aumento rilevante per i beni strumentali (+5,2%); sono aumentati anche i beni di consumo (+3,5%) e i beni intermedi (+3,2%), mentre il comparto dell’energia ha segnato una variazione negativa (-4,0%).

Per quanto riguarda i settori di attività economica, a ottobre 2017 i comparti che hanno registrato la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+8,6%), delle altre industrie manifatturiere, riparazione ed installazione di macchine ed apparecchiature (+8,3%) e della fabbricazione di mezzi di trasporto (+8,1%). Diminuzioni si sono verificate invece nei settori della attività estrattiva (-7,9%), della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-5,4%) e della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-2,6%).

Anche Confindustria, presentando oggi il rapporto del proprio Centro Studi, ha confermato la ripresa economica in atto in Italia ed ha sottolineato come il Paese non sia più la Cenerentola della crescita.

Se il Pil 2017 conferma la crescita dell’1,5%, quello del 2018 chiuderà invece l’anno con un +0,2% rispetto al +1,3% previsto lo scorso settembre toccando dunque un +1,5%. Lieve flessione invece per il 2019 anno in cui l’aumento del Pil dovrebbe attestarsi intorno all’1,2%.

Il rapporto del Csc disegna uno scenario in cui l’espansione globale appare robusta e solida nonostante un’andatura non eccessivamente veloce che però non lascia intravedere rischi di deragliamento, neppure quelli legati ad una guerra in Corea o in Medio Oriente che, come dice il capo economista Luca Paolazzi, nessuno sembra volere.

Per Confindustria, “l’Italia appare decisamente agganciata ad un treno in corsa. La ripresa già in corso ha dispiegato e dispiegherà i suoi effetti sull’occupazione”.

Dunque, l’Italia non è più la Cenerentola della ripresa ma un capitolo dai segni positivi: ai 900mila posti di lavoro creati tra il 2014 e il 2017 si sommeranno i 370mila occupati in più rispetto ai livelli pre-crisi del 2008 che, secondo Confindustria, saranno traguardati a fine 2019.

L’occupazione proseguirà la sua crescita anche nei prossimi anni: le persone occupate infatti cresceranno dell’1% il prossimo anno e di un altro 0,9% nel 2019. Il CSC, però, spiega: “Questo non significa che il peggio sia alle spalle: a 7,7 milioni di persone, infatti, manca ancora lavoro, in tutto o in parte. Per non parlare dei giovani , di quelli laureati che in 25mila hanno già lasciato il Paese”.

Confindustria, rivedendo in positivo la stima sul Pil, ha anche avvertito sui rischi di arretramento con l’imminente voto politico.

Gli economisti di Viale dell’Astronomia hanno già annunciato la convocazione a febbraio prossimo delle assise generali per presentare alla politica la propria piattaforma e che guarda alle urne come ad un bivio. In proposito, gli economisti del CSC hanno fatto le seguenti valutazioni: “E anche le prossime elezioni si presentano come un test molto rilevante. Siamo di fronte ad una biforcazione: o si va avanti con le riforme o non si fa nulla e si rischia di tornare indietro”.

Per il Centro studi di Confindustria, all’appuntamento di oggi con le previsioni macroeconomiche di dicembre,  gli economisti di via dell’Astronomia hanno commentato: “L’Italia è riuscita a restringere, ma non a chiudere, il divario nell’incremento del Pil con il resto dell’area Euro ma, resta ampia la distanza dal picco pre-crisi”.

Sul rischi di instabilità politica, Confindustria ha fatto presente quanto segue: “Instabililità politica e misure demagogiche per motivi di consenso nel medio-lungo termine abbassano il potenziale di crescita: in Italia, spiegano le origini antiche del male di lenta crescita e sono un rischio per la prossima legislatura.

La forza della crescita globale sta ridimensionando l’importanza dell’incertezza politica sulla stessa congiuntura economica. Nonostante i recenti risultati elettorali rendano più complicata la governabilità perfino in Germania, domanda e produzione continuano ad avanzare apparentemente imperterrite. Anche perché il peso dell’incertezza è più alto nelle fasi di recessione o stagnazione, quando si aggiunge a difficoltà oggettive e non solo percepite, e là dove ci sono altre debolezze istituzionali (inefficienza della burocrazia, lentezza della giustizia, e così via). Instabilità politica e le misure demagogiche prese per motivi di consenso seminano una pianta i cui frutti maturano nel medio-lungo periodo, operando attraverso l’abbassamento del potenziale di crescita, anche per la mancata approvazione di quelle riforme che, al contrario, tale potenziale elevano. E questo si applica particolarmente all’Italia, sia come spiegazione delle origini antiche del suo male di lenta crescita sia come rischio di non perseverare nella prossima legislatura lungo le linee di politica economica e di cambiamento faticosamente intraprese negli ultimi anni. E’ in questo senso che le prossime elezioni politiche si presentano come un test molto rilevante e disegnano per il Paese una biforcazione tra il proseguire lungo il cammino delle riforme o non far nulla (che, in termini relativi, vuol dire arretrare), se non proprio tornare indietro. Quel che è certo è che la chiarezza degli obiettivi e la semplicità degli strumenti, perseguiti e adottati con coerenza per un periodo protratto, incoraggiano gli investimenti e i consumi perché forniscono un ancoraggio alle aspettative positive”.

Secondo gli economisti di Confindustria: “Nello scenario globale, l’espansione prosegue. La velocità è la più alta dal 2010 ed è in accelerazione sul finire del 2017. Proseguirà robusta nel prossimo biennio. Solo incidenti di percorso, che materializzino uno dei tanti rischi geopolitici che affollano il panorama internazionale in questi tempi, potrebbero farla deragliare”.

Il Manzoni avrebbe detto: “…alelante, Pedro, con juicio…”.

Salvatore Rondello

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