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Opinioni e commenti
 

Lazio-Torino. Var-Gogna all’Olimpico: Il diario di Piero Giacomelli
Pubblicato il 12-12-2017


Errori senza precedenti dell’arbitro Giacomelli in Lazio-Torino: negato ai biancocelesti un rigore solare ed espulso Immobile per una “testata”, che altro non era che una spallata a Burdisso. Tutto questo nonostante l’ausilio della Var. È una vendetta dopo il caso Anna Frank?

ROME, ITALY - DECEMBER 11:  The referee Pero Giacomelli shows the red card to Ciro Immobile during the Serie A match between SS Lazio and Torino FC at Stadio Olimpico on December 11, 2017 in Rome, Italy.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Photo by Paolo Bruno/Getty Images

ROMA – Scandalo senza precedenti in Lazio-Torino. Di errori arbitrali se ne sono visti tanti nel corso degli anni, ma ciò che è successo nel posticipo della 16esima giornata di Serie A rasenta l’assurdo e si fa fatica a paragonarlo a qualche evento del passato perché, a differenza degli anni scorsi, adesso c’è (teoricamente) il prezioso ausilio della moviola in campo, l’ormai famosa Var.

GLI EPISODI – Cosa è successo? Nel finale del primo tempo di Lazio-Torino, sul punteggio di 0-0, non viene fischiato un rigore nettissimo per i biancocelesti per un evidente fallo di mano in area del granata Iago Falque sul cross di Immobile. L’azione prosegue, lo stesso Immobile colpisce il palo e, una volta la palla terminata fuori, protesta insieme a tutti i compagni con l’arbitro Giacomelli. Il difensore argentino del Torino, Burdisso (tra l’altro ex romanista), gli dice qualcosa, Immobile cade nella provocazione e lo sfiora con una spallata dopo un faccia a faccia. Un tocco leggero, anche se Burdisso crolla come se fosse un pugile steso su un ring. Scoppia il finimondo, ma tutto risolvibile grazie al Var, che teoricamente nasce per risolvere proprio situazioni simili.

L’ASSURDA DECISIONE – Chiunque, anche il più sfegatato dei tifosi del Torino o della Roma, riguardando le immagini avrebbe concesso il rigore alla Lazio per il fallo mano di Iago Falque o, al limite, punito sia Immobile che Burdisso con un’ammonizione ciascuno. E invece Giacomelli, aiutato dall’uomo Var Di Bello, sorvola inspiegabilmente sul penalty e sventola il cartellino rosso a Ciro Immobile. Follia.

MALAFEDE O VENDETTA? – La Lazio perde inevitabilmente la testa e l’ottimo Torino, approfittando della superiorità numerica, nel secondo tempo dilaga 3-1. Ma nel dopo gara non si parlerà altro che degli errori arbitrali. Come si sa, la Var è una novità fresca, introdotta quest’anno e che, salvo qualche episodio dubbio, ha sensibilmente migliorato il calcio italiano, facendo diminuire le polemiche e contribuendo a prendere la decisione giusta (nonostante l’attesa di qualche minuto). Perciò errori del genere non sono ammissibili e giustificabili. Dunque, se 1+1 fa 2, è palese che la Lazio nell’ultimo periodo sia stata presa di mira. E qui il discorso diventa extra-calcistico: fa più comodo che nelle prime quattro posizioni arrivino Juventus, Napoli, Inter e Roma? Lotito si è fatto dei nemici in Federazione? O è tutta una ripicca nei confronti dei biancocelesti dopo l’episodio degli adesivi di Anna Frank?

L’IRA DELLA LAZIO – Pesantissime le parole dopo la gara del tecnico Simone Inzaghi: “Ci sentiamo defraudati per la quarta giornata di fila, questa Lazio in zona Champions non so se dà fastidio ma dopo quattro turni così lo si può anche pensare. Spero che non sia così”. Duro anche il ds Tare: “Siamo stati chiaramente danneggiati. Vogliamo essere padroni del nostro destino senza che qualcuno incida sui risultati. Quello che è successo è uno scandalo”. Il giorno dopo, ecco il comunicato del club sul proprio sito attraverso le parole del portavoce Arturo Diaconale: “Un errore con la Roma, un errore con la Fiorentina, un errore con la Sampdoria, un doppio errore con il Torino. Quando gli errori diventano una catena continua scatta il diritto al sospetto. Che non è piagnisteo, complottismo o alibi per le proprie carenze ma la legittima richiesta di un campionato regolare, trasparente, corretto e non lo strumento per colpire chi non fa parte del coro. Ho troppa esperienza per non dare ragione al Cardinal Bellarmino quando diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Francesco Carci

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