mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le banche vendono ancora diamanti?
Pubblicato il 05-12-2017


Di recente pensavo che sarebbe opportuno fare un’inchiesta sul caso degli istituti bancari che, tra un bonifico, un fax, un blocchetto di assegni e qualche bolletta dell’Enel quietanzata con lo schiocco del timbro “pagato” – di quei timbri così marchiati che ti mandano a casa sereno e soddisfatto d’aver fatto il proprio dovere di cittadino – sotto sotto vendono diamanti.

Il fatto che alcune banche siano state trasformate in incaute venditrici di diamanti sicuramente non contribuisce ad accrescere la fama di un sistema bancario eticamente irreprensibile. Coi soldi dei nostri risparmi, queste banche sono entrate in società con altre società a responsabilità limitata (per i banchieri, forse… non certo per quei poveri clienti indotti ad acquistare pietre, spacciate per diamanti preziosi) con la finalità di mettere al riparo i loro gruzzoli.

La storia è più o meno questa: alcuni alti funzionari di istituti di credito erano gli stessi che sedevano nei consigli di amministrazione di altisonanti società diamantifere – che di altisonante avevano ben poco, in quanto erano soliti comprare i brillanti da commercianti, a loro volta acquistati da altri ancora – , sono stati per lunghi periodi intenti a vendere questi brillocchi ai poveri creduloni, clienti dei loro istituti.

Infatti, i sempliciotti venivano chiusi nell’ufficio del direttore della filiale che gli proponeva, da grande esperto diamantifero qual era, l’affare della vita, mettendo in evidenza la sua posizione di forza nei confronti del malcapitato cliente che, con voce tremante, fantozziana, mentre firmava l’acquisto, chiedeva intimidito: “ma signor dottore, se poi voglio monetizzare, sicuro che la banca li riprende indietro, vero?”; puntualmente l’azzardoso funzionario rispondeva: “mi dovrà pagare un caffè quando dovesse succedere, vedrà come sarà cresciuto il suo gruzzoletto!”.

Un cazzo: ogni qual volta capitò esattamente quanto temuto dal malcapitato, non solo lo stesso veniva trattato con sufficienza, ma si vedeva ridurre il prezzo del prezioso investimento del 50 percento rispetto al prezzo d’acquisto, sentendosi addurre come scusa implausibile una rivolta africana a ridosso delle miniere, la stretta europea sulle politiche fiscali d’importazione, il ritorno del bolscevismo, l’arrivo dei marziani e l’innalzamento incontrollato dei gas serra.

Hai capito che faine le banche! Volevano fare anche i gioiellieri con i soldi dei risparmiatori, che poi strozzavo puntualmente! Passata la moda dei diamanti per qualche malcapitato ribelle che cominciava a minacciare di menare le mani, i banchieri hanno cambiato musica, ma non la solfa: sono passati prima ai derivati e poi alle azioni “fantasmine”. Come se negli istituti di credito si festeggiasse sempre Halloween.

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