mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’effetto Pisapia
Pubblicato il 07-12-2017


Sembra che Pisapia una cosa certa (finalmente) l’abbia detta e fatta: non si candiderà alle prossime politiche. Ed insieme a quello che avrebbe voluto essere il federatore di un nuovo centrosinistra, scompare anche il suo Campo Progressista. Da cui, i primi a fuggire, sono gli ex Sel, già in procinto di andare dalle parti di Grasso.

Non si era mai capito quanto la pretesa di federare, da parte dell’ex sindaco di Milano, fosse suffragata dalla capacità di aggregare quello che veramente serve per fare massa critica: i voti.

La spiccata evanescenza del movimento, ha fatto il paio con i continui tentennamenti del suo uomo più rappresentativo. Che, per storia, esperienze e provenienza (la Milano, storica capitale del riformismo), poteva essere una persona adatta ad incarnare quel “vulnus” di cui il nostro palcoscenico politico, così carnevalesco, rissoso, scomposto e chiassoso, avrebbe avuto molto bisogno.

Il motivo (o almeno il più importante) per questo dietro front totale sarebbe l’impossibilità di dialogo costruttivo con quello che sarebbe dovuto essere il principale alleato: il PD. Reo, quest’ultimo, di aver calendarizzato il dibattito per lo “ius soli” in date più simili ad un dimenticatoio, che ad una vera volontà per l’approvazione di una legge ritenuta, evidentemente, “scomoda” in questa fase pre-elettorale.

L’elettore giudicherà l’atteggiamento del Partito Democratico. Ma, intanto, il fianco sinistro di Renzi e compagni rimane completamente sguarnito. Anche se, sembra, che una lista a sinistra (sarebbe meglio dire, al fianco) del PD, comunque si farà. E dovrebbe essere composta da Verdi, prodiani, Centro Democratico e gli immancabili civici.

Si preannuncia un’unica “centrale” in grado di attrarre quegli elettori di sinistra, che in Renzi e il suo partito fanno fatica a riconoscersi. Ed essa è rappresentata dalla neonata lista “Liberi e Eguali”; antagonista dichiarata del Partito Democratico.

Probabilmente, della dipartita senza nascita di Campo Progressista non si accorgerà nessuno. Però, due piccole considerazioni vanno fatte, anche per “misurare” gli eventi e le persone (almeno, per quello che effettivamente sappiamo).

Se pur possiamo essere d’accordo sulla necessità giuridica e civile di una legge come lo “ius soli”, vien da chiedersi come Pisapia, generale con scarso esercito sul territorio, ed esigui rappresentanti in Parlamento, possa aver pensato di dettare l’agenda di un governo in carica. Lui che non è neanche un rappresentante eletto dai cittadini in nessuna assemblea. Forse, una “conditio sine qua non” in tal senso appare un tantino eccessiva, allo stato dell’arte.

Sacrosanto chiedere, invece, di inserire la legge sullo “ius soli” come elemento qualificante di un programma elettorale, ed indicarlo come primo provvedimento da votare in Parlamento in caso di vittoria.

Lo slancio di Pisapia verso lo “ius soli” rimane ammirevole. Ma la partita si gioca anche altrove: ovvero, in campagna elettorale; al termine della quale, una vittoria della sinistra appare sempre più improbabile.

Ma, anche l’atteggiamento del PD non depone bene. Si nota troppa leggerezza nel costruire una coalizione in grado di coprire adeguatamente quel “campo progressista” in chiari segni di difficoltà. Un’alleanza capace di compensare le rispettive (e ce ne sono molte) mancanze particolari. A tutto vantaggio, evidentemente, di destra e Cinque Stelle.

Non sono tempi normali quelli che stiamo vivendo. C’è un montare di rigurgiti pericolosi; e di cui l’ultimo esempio è l’aggressione al quotidiano Repubblica, da parte dei fascisti di Forza Nuova.

Quando si ragiona su campi da calcare, coalizioni da costruire o autosufficienze da ostentare, sarebbe buona cosa tenere a mente quello che sta succedendo nella nostra società. Si rischia, altrimenti, l’effetto “fuffa”. Non proprio il massimo per il benessere della nostra democrazia.

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