mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Luca Fantò
Rompere l’assedio alla scuola pubblica
Pubblicato il 07-12-2017


Forse non tutti ne sono consapevoli ma, come testimonia l’Istat nel suo rapporto di pochi giorni fa, a grandi passi stiamo precipitando in un sistema sociale di diseguaglianza. Noi socialisti che abbiamo in passato contribuito alla formazione di un Paese in cui le classi ed il cittadino erano tutelati, adesso abbiamo un compito diverso, quello di impedire che quanto creato venga distrutto, impedire che la società regredisca.
Abbiamo il compito di salvaguardare un sistema che garantisca al cittadino sanità, istruzione, lavoro, condizione necessaria affinchè si possa dire di vivere in un Paese libero.
Abbiamo il compito di impedire il processo che sta trasformando la scuola pubblica da Istituzione in grado di garantire eguaglianza delle possibilità e delle opportunità, a strumento di omologazione e ingiustizia sociale.
Allora, innanzitutto, noi socialisti dobbiamo “rompere l’assedio” posto alla scuola pubblica.
Restituire alla scuola il compito che le è stato sottratto in un tragico ventennio iniziato con la riforma dell’autonomia e terminato con la legge 107 del 2015, il compito di formare cittadini svincolati dal controllo sulle loro vite da parte dell’economia, di cittadini consapevoli delle proprie possibilità e in grado di interagire in maniera critica con l’ambiente che li circonda. Cittadini liberi.
Rompere l’assedio ascoltando le proposte di chi nella scuola agisce e non di chi, come spesso è accaduto sinora, la scuola l’ha osservata dall’esterno.
Proprio ieri ho avuto l’occasione di confrontarmi con alcune proposte illustrate in un convegno della “Gilda scuola” a Padova. Proposte che si affiancano a quelle di questi giorni della “Flcgil”, a quelle della “UIL scuola”. Ma non solo, ci sono i coriacei docenti della “LIP” e tante altre realtà associative. C’è molto da ascoltare e tanti cittadini da rappresentare.
E’ necessario allora ribadire e sottolineare la necessità di una reale libertà di insegnamento, di una vera autonomia professionale del docente, libera dalla burocrazia ed in grado di riconquistare quella considerazione sociale che la politica ed i mass media hanno minato.
Privare i nostri studenti della possibilità di imparare a conoscere per addestrarli ad eseguire scelte che non appartengono loro è la principale aberrazione che si sta consumando.
Noi socialisti dobbiamo batterci affinchè la conoscenza riacquisti la centralità nella didattica. La conoscenza è la lente che ci permette di riconoscere la realtà e di svelare la menzogna.
Dobbiamo batterci affinchè il nuovo contratto della scuola valorizzi l’esperienza di insegnamento.

Continuando la battaglia iniziata in sede di preparazione della legge 107 del 2015 (cosiddetta “buona scuola”) in cui riuscimmo a limitare i poteri discrezionali dei Dirigenti Scolastici, dobbiamo fare in modo che venga restituita al Collegio Docenti la piena competenza sulla didattica, anche affidando il ruolo di coordinamento didattico ad un insegnante eletto dai docenti stessi.
E’ corretto che la selezione degli insegnanti avvenga per concorso pubblico, ma un concorso che restituisca importanza alle discipline ed abbandoni la sterile attenzione alle pratiche, alla burocrazia che omologa il docente. La formazione iniziale deve essere affidata ad insegnanti esperti individuati e riconosciuti dalla comunità docente e nel periodo finale della loro carriera.

E se la selezione deve essere rafforzata qualitativamente, altrettanto importante è restituire dignità all’esperienza di insegnamento e quindi, non potendo i docenti contare su cambi di funzione o ruolo all’interno dell’amministrazione, potenziare la progressione economica basata sugli scatti di anzianità.
Quindi il merito, la costituzione di un organismo professionale di garanzia, eletto dai docenti, in grado di elaborare standard professionali. Organismo in grado di intervenire nel caso il docente dovesse dimostrarsi non adeguato al’insegnamento, prevedendo provvedimenti come la destinazione ad altro incarico.

L’alternativa scuola lavoro, per come si sta tentando faticosamente di realizzare, ha il solo compito di allontanare dalle aule gli studenti. In special modo gli studenti dei licei che hanno fatto questa scelta proprio per studiare e null’altro. Noi socialisti dobbiamo fare in modo che questa alternanza esca dai licei.
Licei che hanno il compito di far conoscere e per conoscere serve tempo. L’ipotesi dei “licei brevi”, al pari della retorica delle “competenze”, ridurrebbe le conoscenze proposte agli studenti. Noi socialisti dobbiamo batterci affinchè tale riforma non si realizzi.
Infine il personale scolastico. Sinora si è assunto perchè di fatto obbligati dalla giustizia europea. E’ ora giunto il momento di assumere per potenziare l’organico scolastico e coprire i posti rimasti vacanti. Soprattutto tra il personale ATA. Noi socialisti dobbiamo batterci affinchè i collaboratori scolastici non siano costretti a scegliere tra la sorveglianza dell’intero edificio e la pulizia dell’edificio stesso, dobbiamo cercare di far sì che le Segreterie non si trovino nella condizione di dover delegare i propri compiti di gestione amministrativa, per mancanza di organico, ai docenti.
Noi socialisti dobbiamo promuovere un massiccio piano di assunzioni del personale ATA.

Rompere l’assedio dunque, perché solo una scuola pubblica efficiente è una scuola in grado di dare ai suoi studenti pari opportunità. Pari opportunità necessarie a ridurre l’allargamento di quella forbice sociale che l’Istat ha rappresentato in questi giorni e che i socialisti non possono accettare.

Luca Fantò
Referente scuola PSI

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