venerdì, 16 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lutero, dispute religiose
e scienza mite
Pubblicato il 18-12-2017


In questa stagione si sono svolti molti dibattiti sulle celebrate Tesi che Martin Lutero presentò 500 anni fa, nell’autunno 1517. «Nelle intenzioni di Lutero doveva trattarsi di una riforma, non di uno scisma» ha sostenuto l’autorevole storico tedesco Hubert Jedin. Ma la ‘conciliazione’ nel mondo cristiano si rese impossibile, gli Stati europei per motivi politici «scelsero una confessione contro le altre per conformare i sudditi all’obbedienza» applicando a partire dalla Pace di Augusta del 1555 la norma del cuius regio, eius religio, per cui tutti erano obbligati a seguire la religione del proprio principe; poi tra Cinquecento e Seicento si precipitò nelle guerre di religione sfruttando – sempre per preponderanti questioni di potere – le divisioni religiose. Solo dopo la Guerra dei Trent’anni (che – come annota lo storico Paolo Mieli sul “Corriere della Sera” del 24 marzo 2016 – «fu in realtà una lotta per l’egemonia tra la monarchia dei Borbone e quella degli Asburgo») e la Pace di Vestfalia del 1648, le guerre tra cristiani ebbero termine e si aprì faticosamente l’epoca della tolleranza religiosa.

            Dunque la lotta politica sfruttò la religione. Ai principi tedeschi – e poi anche ad altri principi europei – non piaceva che i propri sudditi fossero costretti a versare somme alla fin fine ingenti agli ecclesiastici cattolici (a vescovadi, conventi, papato romano) per acquistare indulgenze ‘vendute’ come passaporti di salvezza dell’anima grazie alla creazione del Purgatorio: un passaggio penitenziale inventato a partire dal XII secolo per accrescere il potere di intermediazione della Chiesa e dei prelati, un sistema, quello ‘purgatoriale’, che lo storico Jacques Le Goff definirà piuttosto come ‘infernale’ nella sua opera “La nascita del Purgatorio”.

Lutero ebbe buon gioco a sostenere che questo «terzo luogo» non figurava nella Scrittura, e da qui partì ad elaborare il suo trattato sul “De servo arbitrio” per contestare che con le opere buone, caritatevoli e religiose – e quindi anche con le offerte in denaro alla Chiesa – si potesse acquisire la salvezza. Per il teologo tedesco quest’ultima non era assolutamente raggiungibile attraverso il contributo della libera azione umana (come sostenuto da Erasmo da Rotterdam nel suo “De libero arbitrio”) ma poteva essere ottenuta solo per fede «che è una grazia gratuita, resa possibile dal sacrificio di Cristo».

In quanto alle opere umane, esse non avrebbero mai potuto «avvicinare l’uomo alla grazia divina, poiché la malvagità è insita nell’essere umano»: semmai – spiega il filosofo Mario Miegge – «il senso religioso» che molti gruppi protestanti (soprattutto i calvinisti) diedero al successo ottenuto con il lavoro umano, poteva essere «segno della elezione e della grazia» accordata unilateralmente da Dio a determinate persone rientranti nel «numero degli eletti». Dunque solo la misericordia di Dio può salvarci ed essa non può essere amministrata da intermediazioni umane, in quanto la ragione dell’uomo – servo del peccato originale – è completamente cieca. Un passaggio arditamente avvilente – pur suffragato da precisi rimandi a S. Paolo e S. Agostino – se non pensassimo che grazie a questa credo si faceva venir  meno la ragion d’essere della Chiesa e della struttura ecclesiastica quale ‘ponte’ tra l’uomo e Dio: ognuno poteva essere prete di se stesso, affidandosi direttamente alla Scrittura, non servivano tanti apparati, papi e indulgenze; quanto ai sacerdoti, essi non erano niente di più di persone che coadiuvano i fedeli, per cui potevano vivere come tutti gli altri uomini e anche sposarsi. In ogni luogo dove attecchì la riforma antipapista si poteva quindi passare all’incasso, incamerando – nei forzieri dei principi – i beni ecclesiastici cattolici, dalla Germania luterana, alla Svizzera calvinista, all’Inghilterra anglicana, con contromosse cattoliche altrettanto invasive. Per questa ingordigia di potere, si insanguinò l’Europa ma le effettive distinzione teologiche tra le confessioni cristiane restarono sottili: per le Tesi che Lutero la salvezza era giustificata solo per fede; secondo il Concilio di Trento (1545-1563) per la fede e… per le opere: ma in questa relativa distinzione si inserì mano a mano un solco sempre più profondo fino a considerarsi, rispettivamente fra cristiani separati, come i peggiori irriducibili nemici.

Per il resto, all’unisono o quasi, tutte le confessioni cristiane non si risparmiarono contro i dissenzienti interni o attigui al proprio campo: nel fronte cattolico, ricordiamo le persecuzioni di Galileo, Campanella e Giordano Bruno; Lutero, «rivoluzionario e conservatore al tempo stesso», si distinse nella difesa dei poteri costituiti condannando la rivolta dei contadini guidata «dal suo antico seguace Thomas Müntzer, contro cui scrisse nel 1525 uno del libelli più violenti, Contro le orde ladre e assassine dei contadini» (per non parlare della sua collera antisemita che condensò  nel «furioso opuscolo» Degli ebrei e delle loro menzogne); non fu da meno l’algido Calvino che fece di Ginevra «un faro dell’intolleranza», tetramente illuminata dai bagliori del rogo del medico e riformatore religioso Michele Servèto. Arriverà finalmente nel Seicento la laica Riforma scientifica a proporre una «interpretazione matematica del Creato», coprendo con il velo della tolleranza le contese teologiche.

Nicola Zoller

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Commenti all'articolo
  1. Articolo interessante, pur nella sua sintesi, e visto che l’Autore parla di Germania luterana, Svizzera calvinista, Inghilterra anglicana, sarebbe altrettanto interessante sentire da lui le differenze tra queste tre confessioni religiose, e come ne spiega la rispettiva origine, specie delle seconde due ”riforme” in relazione alla prima, visto che ne sono cronologicamente successive, e viste anche in relazione agli eventi politici dell’epoca, posto che .queste “radici” possono fornirci elementi per comprendere meglio la “personalità” dei soggetti che sono i componenti dell’Europa odierna.

    Paolo B. 20.12.2017

    • Non conosco Nicola Zoller come profondo studioso e conoscitore della Riforma Protestante, non so quali titoli abbia per vergare un articolo su tale importante tema religioso, sociale e politico. Noto una grave, iniziale, lacuna, quando l’articolista cita la Riforma in Svizzera facendo riferimento al solo Calvino. Mi permetto di ricordare al Signor Zoller che l’anima della Riforma in Svizzera fu incarnata in Ulrich Zwingli, l’80% dei Riformati svizzeri fanno riferimento alla parola, agli studi e all’opera del riformatore di Zurigo. Fa specie leggere un articolo scritto in un giornale laico italiano e non trovare alcun accenno alla questione più importante che ha riguardato la Penisola e cioé l’assenza in Italia rispetto agli altri paesi europei evoluti dell’importantissimo contributo religioso, poltico e sociale che la Riforma Protestante avrebbe potuto portare al nostro paese. Riamndo l’articoliste e coloro che leggeranno questo mio breve commento alla lettura della “Rivoluzione Liberale” del grande Piero Gobetti. Invito il Signor Zoller a leggere attentamente gli scritti di Gobetti e magari dare una telefonata a Valdo Spini per farsi spiegare da fonte sicuramente attendibile cosa é stata la Riforma in Italia e cosa é mancato all’Italia della Riforma. Dopo queste attente letture e questa audizione l’articolista potrà forse presentare ai lettori socialisti una visione della Riforma Protestante e della sua attualità un po’ meno superficiale e sbrigativa.

  2. Non conosco Nicola Zoller come profondo studioso e conoscitore della Riforma Protestante, non so quali titoli abbia per vergare un articolo su tale importante tema religioso, sociale e politico. Noto una grave, iniziale, lacuna, quando l’articolista cita la Riforma in Svizzera facendo riferimento al solo Calvino. Mi permetto di ricordare al Signor Zoller che l’anima della Riforma in Svizzera fu incarnata in Ulrich Zwingli, l’80% dei Riformati svizzeri fanno riferimento alla parola, agli studi e all’opera del riformatore di Zurigo. Fa specie leggere un articolo scritto in un giornale laico italiano e non trovare alcun accenno alla questione più importante che ha riguardato la Penisola e cioé l’assenza in Italia rispetto agli altri paesi europei evoluti dell’importantissimo contributo religioso, poltico e sociale che la Riforma Protestante avrebbe potuto portare al nostro paese. Riamndo l’articoliste e coloro che leggeranno questo mio breve commento alla lettura della “Rivoluzione Liberale” del grande Piero Gobetti. Invito il Signor Zoller a leggere attentamente gli scritti di Gobetti e magari dare una telefonata a Valdo Spini per farsi spiegare da fonte sicuramente attendibile cosa é stata la Riforma in Italia e cosa é mancato all’Italia della Riforma. Dopo queste attente letture e questa audizione l’articolista potrà forse presentare ai lettori socialisti una visione della Riforma Protestante e della sua attualità un po’ meno superficiale e sbrigativa.

  3. Non conosco Nicola Zoller come profondo studioso e conoscitore della Riforma Protestante, non so quali titoli abbia per vergare un articolo su tale importante tema religioso, sociale e politico. Noto una grave, iniziale, lacuna, quando l’articolista cita la Riforma in Svizzera facendo riferimento al solo Calvino. Mi permetto di ricordare al Signor Zoller che l’anima della Riforma in Svizzera fu incarnata in Ulrich Zwingli, l’80% dei Riformati svizzeri fanno riferimento alla parola, agli studi e all’opera del riformatore di Zurigo. Fa specie leggere un articolo scritto in un giornale laico italiano e non trovare alcun accenno alla questione più importante che ha riguardato la Penisola e cioé l’assenza in Italia rispetto agli altri paesi europei evoluti dell’importantissimo contributo religioso, poltico e sociale che la Riforma Protestante avrebbe potuto portare al nostro paese. Riamndo l’articoliste e coloro che leggeranno questo mio breve commento alla lettura della “Rivoluzione Liberale” del grande Piero Gobetti. Invito il Signor Zoller a leggere attentamente gli scritti di Gobetti e magari dare una telefonata a Valdo Spini per farsi spiegare da fonte sicuramente attendibile cosa é stata la Riforma in Italia e cosa é mancato all’Italia della Riforma. Dopo queste attente letture e questa audizione l’articolista potrà forse presentare ai lettori socialisti una visione della Riforma Protestante e della sua attualità un po’ meno superficiale e sbrigativa.

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