venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

PIÙ EUROPA
Pubblicato il 12-12-2017


Giovani europei

È soprattutto merito del trattato fatto dall’Italia con la Libia che, finalmente, sono venute alla luce le problematiche relative alle gravi violazioni di diritti umani sui migranti in Libia. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che, al Senato per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo, respinge le critiche rivolte da alcune parti all’Italia sul trattato firmato col governo di Tripoli per il pattugliamento delle coste. E spiega che anzi “è grazie al nostro accordo che oggi le organizzazioni internazionali hanno potuto svelare certe situazioni, e organizzare i rimpatri volontari assistiti”. Più in generale, secondo il premier sulle politiche migratorie “il punto di partenza è che l’Italia non da oggi si presenta con le carte in regola e a testa alta, per via dei risultati che abbiamo ottenuto in questo periodo. Se ci fosse una epidemia di onestà intellettuale lo riconoscerebbero tutti i Paesi: gli arrivi si sono ridotti su base annua del 33% e negli ultimi 5 mesi del 63%, che significa una riduzione di 80mila unità. Non grazie alla bacchetta magica ma a uno straordinario lavoro del governo”.

Il premier non ha parlato solo di immigrazione. Molti i temi toccati nel suo intervento. Il prossimo Consiglio europeo dovrà anche ratificare la conclusione della prima parte dei negoziato con la Gran Bretagna: “A un anno dal referendum sulla Brexit, dobbiamo dire che i problemi rilevanti sono stati più che altro per il Regno Unito – spiega Gentiloni – Era l’apice di una fase di crisi, è stato il suono del risveglio per l’Unione Europea. Non mi pare che dopo il referendum siano proliferate le voglie di scissione, tutt’altro. I negoziati hanno raggiunto progressi soddisfacenti”. Che sono poi questi: “Sulla questione irlandese si è arrivati a una scelta che non prevede l’esistenza di confini tra Belfast e il resto del Regno Uniti, si è risolta con soddisfazione la questione delle somme dovute dalla Gran Bretagna per il bilancio dell’Unione Europea. In terzo luogo si è risolta la questione dello status dei cittadini comunitari che risiedono nel Regno Unito riconoscendone i diritti acquisiti”. Ma la partita non è finita qui. “Bisogna tuttavia essere consapevoli che la seconda parte dei negoziati sarà più complicata. Noi dobbiamo porci in maniera amichevoli verso questa trattative, sapendo che un ‘no deal’ sarebbe una opzione del tutto negativa sia per l’Europa che per la Gran Bretagna”.

Gentiloni ha parlato anche di ambizioni. Quelle legittime di ogni Paese e in particolare italiane ma soprattutto europee che non devono essere deluse. “L’Italia – ha detto – ha tutto l’interesse ad evitare un 2018 in cui le prospettive, le ambizioni degli ultimi mesi finiscano per essere delusi. Per questo è importante che si vada a queste discussioni con propositi e idee piuttosto risoluti”. Un 2018 cruciale, il momento, lo ha definito, dei passi concreti. “La posta in gioco è particolarmente alta” ha detto, perché, dopo gli ultimi due anni che hanno visto prima il “doppio shock” della Brexit e delle elezioni americane e dopo il 2017 che è stato l’anno “della risposta e ripresa della speranza”, ora “siamo alla vigilia di un anno che può rivelarsi decisivo: alla fine si vedrà se dal risveglio europeista” si “passerà alla fase dei passi concreti oppure se saremo condannati a un anno di surplace a causa della durata della formazione del governo tedesco o della mancanza di determinazione e coraggio da parte dei governi”.

Un punto essenziale la cui discussione si trascina da anni è quello della doppia velocità. “La cooperazione rafforzata sulla difesa – ha affermato il premier – è un primo passo incoraggiante e riguarda un certo numero di Paesi, non tutti i 27”, ponendosi come “prima, significativa traduzione in pratica del principio che, nella famiglia dei 27, è possibile, anzi a volte necessario, che ci siano livelli di integrazione diversa”. E sulla crescita si è detto ottimista: “Siamo ancora sotto la media europea di crescita nel 2017. Ma il rapporto dell’Ocse parla di velocità, di ritmo di questa crescita. Ed è una condizione incoraggiante, se lavoriamo bene”.

Per i socialisti è intervenuta in Aula la presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli. La Commissione europea ha varato cinque progetti “per il completamento della Unione economica e monetaria” tra cui in prima battuta, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati, poi nel diritto europeo. La delegazione dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo ha considerato dannosa questa iniziativa. Sul tema il Presidente del Consiglio, ha affermato qualche giorno fa che l’Unione Monetaria “deve mirare a più crescita e convergenza”, cauto nella forma, ma pronunciando sostanzialmente un No alle politiche di austerità e quindi, a parere dei socialisti, anche all’iniziativa della Commissione. Mentre è giusta la strada imboccata sulla Difesa Comune Europea, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati rafforzerebbe i poteri già eccessivi, della Commissione, poteri regolatorio-amministrativo-burocratici che le danno il controllo dell’agenda di Bruxelles. Per i socialisti “il nostro debito pubblico condiziona, anche in prospettiva, la nostra capacità di incidere sull’agenda politica di Bruxelles, ma non si può continuare a realizzare il progetto europeo a compartimenti stagni, implementando sempre solo quello economico-finanziario e non quello politico”. Infine una questione di rappresentanza democratica. Le linee di sviluppo economico non possono essere determinate da istituzioni che non hanno una legittimazione democratica attraverso il voto. Questo allarga il fossato fra i cittadini e istituzioni e non ci difende dalle pulsioni nazionalistiche e populiste.

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