lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensione di reversibilità e invalidità, ecco le riduzioni introdotte dall’Inps
Pubblicato il 11-12-2017


Pensione di reversibilità e invalidità

LE RIDUZIONI OPERATE DALL’INPS

La legge n. 133/2008, allo scopo di contrastare il lavoro nero ed irregolare, ha abolito la trattenuta per i pensionati che lavorano. Ma tale agevolazione non trova applicazione nei confronti dei titolari dei trattamenti di reversibilità e degli assegni di invalidità, per i quali rimangono operative le restrizioni introdotte dalla riforma Dini (legge. 335/1995).

L’art. 1 comma 41 della legge 8 agosto 1995, n. 335 – tabella F – ha stabilito, per le citate prestazioni pensionistiche aventi decorrenza dal 1° settembre 1995 in poi, l’incumulabilità di una quota percentuale dell’assegno ai superstiti in presenza di redditi superiori a determinate soglie numerarie da parte del beneficiario.

A seguito dell’introduzione di tali limiti reddituali le pensioni di reversibilità subiscono le seguenti riduzioni:

a) 25% dell’importo spettante, in presenza di una situazione reddituale superiore a tre volte il trattamento minimo annuo Inps, calcolato in misura pari a 13 mensilità, in vigore al 1° gennaio;

b) 40% della rata dovuta, in presenza di reddito superiore a quattro volte il trattamento minimo annuo Inps, come sopra indicato;

c) 50% dell’assegno, in presenza di proventi superiori a cinque volte il trattamento minimo annuo Inps, come specificato al precedente primo punto.

Come precisato, le disposizioni in materia di cumulo si applicano soltanto alle prestazioni pensionistiche aventi decorrenza dal 1° settembre 1995 in poi. Quelle con decorrenza anteriore conservano il trattamento più favorevole con riassorbimento, però, sui futuri miglioramenti.

In presenza di più intestatari della pensione di reversibilità, da parte di due o più soggetti, l’assegno non subisce alcuna contrazione, anche se sussistono redditi elevati da parte dei titolari interessati. Nell’ipotesi in cui il beneficiario della pensione rimanga uno solo, per la perdita del diritto da parte degli altri (ad esempio per il completamento degli studi del figlio), nei confronti dell’unico intestatario del trattamento, si applicano le riduzioni prefigurate, in presenza di situazioni reddituali che splafonano i tetti di legge.

Le soglie reddituali trovano applicazione nei confronti del coniuge superstite anche quando contitolari della pensione siano uno o più minori, studenti o inabili ma figli del solo deceduto e non anche del coniuge superstite. E’ da tenere presente che l’importo derivante dal cumulo di pensione reddito non può essere inferiore a quello che sarebbe spettato al pensionato se il reddito fosse pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente a quella di collocazione del proventi posseduti.

Per gli assegni di invalidità, l’art. 1 comma 42, della legge 8 agosto 1995, n. 335 – tabella G – ha stabilito l’incumulabilità di una quota percentuale di tali prestazioni in presenza di redditi da lavoro dipendente, autonomo o d’impresa dei beneficiari.

L’incumulabilità opera per i trattamenti di invalidità con decorrenza dal 1° settembre 1995 in avanti. Per gli assegni aventi decorrenza anteriori a tale data sono fatte salve le condizioni più favorevoli in godimento con riassorbimento però, sui futuri miglioramenti.

A seguito della introduzione dei limiti alla loro cumulabilità con i proventi conseguiti dal beneficiario, i trattamenti ordinari di invalidità subiscono le seguenti riduzioni:

1) 25% dell’importo, in presenza di redditi da lavoro dipendente, autonomo o d’impresa superiore a quattro volte il trattamento minimo annuo Inps calcolato in misura mari a 13 volte l’importo in vigore dal 1° gennaio;

2) 50% della rata dovuta, in presenza dei redditi da lavoro dipendente, autonomo d’impresa superiore a cinque volte il trattamento minimo annuo Inps, come sopra detto.

Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi con l’assegno annuo di invalidità ridotto non può comunque essere inferiore a quello che spetterebbe allo stesso soggetto qualora il reddito risultasse pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente a quella nella quale si colloca il reddito posseduto.

Mutui Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali

PROROGA DEL TERMINE PER FRUIRE DEI NUOVI TASSI D’INTERESSE

Con riferimento ai mutui ipotecari a tasso fisso erogati agli iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali già in ammortamento alla data del 1° luglio 2017, l’Inps ha reso noto che l’originario termine ultimo del 23 novembre 2017 per la presentazione delle domande da trasmettere on line per la richiesta dei nuovi tassi fissi – come stabiliti con determinazione del Presidente dell’Istituto n. 89/2017 – è stato prorogato al 29 dicembre 2017 (G.U.R.I., Serie Generale, n. 267 del 15 novembre 2017).

Per la modalità di presentazione della domanda e della successiva accettazione, qualora sussistano i requisiti per l’inoltro, l’istituto fa rinvio alle informazioni reperibili nel sito www.inps.it seguendo il percorso Prestazioni e Servizi>Tutti i servizi>Domande mutui ipotecari edilizi>Autenticazione (con PIN dispositivo), nonché nella pagina iniziale del portale dei pagamenti dell’Inps e nella nota di accompagnamento a corredo del Mav relativo alla rata semestrale di pagamento dei mutui ipotecari con scadenza dicembre 2017.

Istat

MENO GIOVANI SENZA LAVORO

Il lavoro riprende la marcia. A ottobre si conferma l’aumento su base annua degli occupati (+1,1%, +246mila) che riguarda sia uomini sia donne. La crescita si concentra tra i lavoratori dipendenti (+387mila, di cui +347mila a termine e +39mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-140mila). In valori assoluti ad aumentare sono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+340mila) ma registrano una crescita più lieve anche i 15-34enni (+29mila), mentre calano i 35-49enni (-123mila). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-4,6%, -140mila) sia gli inattivi (-1,4%, -183mila). E’ quanto emerge dai dati provvisori diffusi oggi dall’Istat.

A ottobre la stima degli occupati è sostanzialmente stabile rispetto a settembre. Il tasso di occupazione dei 15-64enni rimane invariato al 58,1%. La stabilità dell’occupazione nell’ultimo mese è frutto di un calo tra i 25-49enni e di un aumento tra gli ultracinquantenni. L’occupazione è stabile per entrambe le componenti di genere.

Risultano in aumento i dipendenti a tempo determinato, stabili i permanenti, in calo gli indipendenti. Nel periodo agosto-ottobre si registra una crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,3%, +73mila) che interessa uomini e donne e si concentra soprattutto tra gli over 50, in misura più lieve anche tra i 15-34enni, mentre i 35-49enni sono ancora in calo. L’aumento è determinato esclusivamente dai dipendenti a termine, mentre calano i permanenti e gli indipendenti.

Disoccupazione – Dai dati provvisori diffusi dall’Istat emerge inoltre che la stima delle persone in cerca di occupazione a ottobre diminuisce ancora lievemente (-0,1%, -4 mila) per il terzo mese consecutivo. La diminuzione della disoccupazione è determinata dalla componente femminile e, per quanto riguarda l’età, dai 15-24enni e dagli over 50, mentre si osserva un aumento tra gli uomini e i 25-49enni. Il tasso di disoccupazione si attesta all’11,1%, invariato rispetto a settembre, mentre quello giovanile cala al 34,7% (-0,7 punti percentuali). E’ quanto emerge dall’analisi.

La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni rimane sostanzialmente invariata. La stabilità è frutto di un calo tra gli uomini e nelle classi di età centrali comprese tra 25 e 49 anni, a fronte di un aumento tra le donne, i giovani di 15-24 anni e gli over 50. Il tasso di inattività rimane invariato al 34,5%. Nel trimestre agosto-ottobre, rispetto ai tre mesi precedenti, alla crescita degli occupati si accompagna il calo dei disoccupati (-1,1%, -33mila) e degli inattivi (-0,4%, -56mila).

Convegno Inps

PERMESSO PER DONNE VITTIME DI VIOLENZA DI GENERE

Si è recentemente svolto un interessante convegno, dal titolo “Il congedo lavorativo per le donne vittime di violenza: un diritto ancora poco conosciuto? ”. L’incontro, che si è svolto nei locali della Sede INPS di via XX Settembre a Torino, è stato patrocinato dalla Regione Piemonte e dalla Direzione Regionale INPS Piemonte.

Relatori il Direttore Regionale Giuseppe Baldino, l’Assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerruti, il Direttore della Sede Provinciale di Torino Dott. Antonio Di Marco Pizzongolo, la Presidente del Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino Cristina Tumiatti, Elena Ferro in rappresentanza delle Segreterie Regionali Piemontesi Cgil-Cisl-Uil. L’incontro è stato coordinato dal Responsabile Comunicazione Giovanni Firera.

L’Assessora ha illustrato la Legge Regionale 4/2016, “Interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere e per il sostegno alle donne vittime di violenza ed ai loro figli”, legge che pone il Piemonte all’avanguardia sull’attenzione posta al delicato problema della violenza di genere. Ma la strada da percorrere è lunga e richiede la collaborazione di tutti.

Il tavolo dei relatori è unanime nel sostenere che è necessario creare sinergia tra tutte le parti presenti, Istituzioni, Associazioni Datoriali, Sindacati affinché si possa intervenire in modo congiunto e coordinato. Ogni intervento deve essere sostenuto dalla evidente e necessaria delicatezza indispensabile per garantire alle vittime di violenza un ambiente rispettoso che tenga conto della particolare vicenda vissuta.

Il Direttore Regionale Giuseppe Baldino ricorda che il problema della violenza di genere tocca anche i dipendenti INPS e negli ultimi casi alcuni efferati episodi ci hanno riguardato da vicino. Ma il problema esiste e va affrontato in modo complessivo e coordinato.

Il dibattito, vivace e intenso, mette in evidenza che è necessario mettere in campo azioni educative preventive che possano sostenere la cultura del rispetto tra generi. E’ anche necessario sostenere idonee campagne di formazione/informazione che rendano conoscibili e, quindi, utilizzabili tutti gli strumenti che possono essere di aiuto per le vittime di violenza.

Emerge, inoltre, che le richieste di congedo lavorativo sono davvero poche. Forse è opportuno ripensare percorsi di conoscibilità della norma e prevedere dei meccanismi di accesso alle procedure diversi, che tengano conto della particolare delicatezza del momento vissuto. Conoscere gli strumenti che aiutino le donne vittime di violenza ad uscire dal tunnel in cui sono intrappolate è fondamentale. Informare le donne sull’esistenza del Diritto al congedo lavorativo per le vittime di violenza e sapere come esercitare tale diritto è doveroso per noi.

Carlo Pareto

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