martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, arriva l’aumento per quelle più basse
Pubblicato il 20-12-2017


pensioneBuone notizie nel 2018 per i pensionati con pensioni più basse. Da gennaio la pensione tornerà a crescere di un 1,1%, grazie alla cosiddetta perequazione automatica. Come già accaduto nel passato, però, anche questa volta non tutti i pensionati riceveranno l’aumento: sarà negato, in particolare, alle pensioni che superano l’importo lordo di 3.012 euro (poco più di 2.100 euro al netto delle tasse).
La perequazione è un automatismo che consente l’adeguamento delle pensioni al costo della vita Istat, al fine di salvaguardare il reale potere d’acquisto. Dal 2001 la perequazione attribuisce questi aumenti: 100% dell’Istat alle pensioni fino a tre volte il minimo Inps; 90% a quelle fra tre e cinque volte; 75% a quelle superiori a cinque volte. Eccetto il 2008 (non ci fu perequazione per le pensioni superiori a otto volte il minimo), il criterio è rimasto valido fino al 2011. Negli anni 2012 e 2013, la riforma Fornero ha attribuito la rivalutazione al 100% solo alle pensioni fino a tre volte il minimo; nulla a quelle d’importo superiore. Nel 2014 l’aumento è stato dell’1,2%. Nel 2016 e 2017 l’Istat è stato negativo, per cui non c’è stato aumento. Nel 2015, invece, ci sarebbe dovuto essere un recupero (a debito) sulle pensioni, perché l’indice di rivalutazione provvisorio (0,3%) risultò superiore a quello definitivo (0,2%). Pertanto, nel 2016 ci sarebbe dovuta essere una trattenuta dello 0,1% moltiplicato per le 13 mensilità erogate nel 2015. Si tratta d’importi modesti: tra 16 e 20 euro per pensioni lorde mensili tra 1,4 mila e 3 mila euro. Prima la legge Stabilità 2016 e poi il ‘milleproroghe’ del 2017 hanno rinviato il recupero al 2017 e poi al 2018, nella speranza che la ripresa dell’inflazione riuscisse a compensare l’effetto negativo sugli assegni di pensione.
Con l’incremento dell’1,1% l’importo del trattamento minimo sale da 501,89 a 507,41 euro al mese. In seguito all’aggiornamento Istat, sale anche l’assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultra sessantacinquenni privi di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini del 1995 in sostituzione della vecchia pensione sociale: passa da 448,07 a 453 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge 373,32 euro al mese (la differenza di trattamento tra assegno sociale e pensione sociale non troverebbe nessuna giustificazione poiché si fondano entrambi sullo stesso principio giuridico).
Non ci sono novità per quanto riguarda le fasce di perequazione, per cui restano confermati, anche per il prossimo anno, gli indici che garantiscono l’adeguamento pieno delle rendite fino a 3 volte il trattamento minimo; al 95% per quelli da 3 a 4 volte il minimo; al 75% per quelli da 4 a 6 volte il minimo; al 50% per quelli da 5 a 6 volte il minimo e al 45% per i trattamenti superiori a 6 volte il trattamento minimo. Perequazione che avviene sull’intero importo della pensione e non più sulle singole fasce. In pratica per chi percepisce mille euro lordi al mese, l’incremento sarà di 11 euro, con 1.600 euro il ritocco sarà di 16,72 euro, chi incassa 2.100 euro avrà un aumento di 17,33 euro. Rapportato all’intero anno, tredicesima compresa, significa che chi riceve la pensione minima avrà poco meno di 72 euro in più, chi percepisce 13mila euro all’anno, ne intascherà 143 in più. Infine, chi ha una pensione compresa tra 1.500 e 3mila euro al mese percepirà tra i 200 e i 260 euro lordi all’anno.
Aumenti che, nella migliore delle ipotesi, risulterebbero inferiori al costo di un caffè al giorno.

QUADRO RIEPILOGATIVO

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