martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, la mobilitazione della Cgil divide la sinistra
Pubblicato il 02-12-2017


cgil camussoOggi, 2  dicembre  2017,  è il giorno della mobilitazione nazionale della Cgil. Lo  storico sindacato  dei  lavoratori   è  sceso  in  campo  con  lo  slogan  ‘Pensioni, i conti  non tornano!’.  Sono state  cinque (a  Roma,  Torino,  Bari, Palermo  e  Cagliari) le manifestazioni organizzate dalla confederazione dopo l’esito del confronto con il Governo sulla previdenza, considerato  insufficiente  solo  dalla   CGIL.  Nella  capitale, capeggia  il  corteo  la segretaria  generale  Susanna  Camusso.  A  Roma  il  corteo  è  partito  da piazza della Repubblica, diretto  a  piazza  del  Popolo,  dove  è  allestito  il palco per l’intervento conclusivo della Camusso, che  chiuderà  l’iniziativa in collegamento video con le altre città. A Torino,   secondo  il  programma  della  Cgil,  il corteo è  sfilato  da Porta Susa a piazza  San  Carlo.  A  Bari,  i  circa  30mila partecipanti   si  sono  mossi  da piazza Massari   fino  a  piazza  Prefettura.  A  Palermo la  manifestazione  si  è  svolta   da piazza  Croci  a  piazza  G. Verdi.  Infine,  a Cagliari,  la  mobilitazione  è  andata  da  viale  Regina Elena  a piazza Garibaldi.

Tra  le  rivendicazioni al centro della mobilitazione, si  è  chiesto  di bloccare l’innalzamento  illimitato  dei  requisiti  per  andare  in  pensione,  garantire  un  lavoro  dignitoso  e  un  futuro  previdenziale ai giovani, riconoscere  il  ‘lavoro di cura’. Oltre  alle  motivazioni  sulla  previdenza,  il  sindacato  di  Corso d’Italia chiede anche di cambiare la legge di bilancio per sostenere lo sviluppo e l’occupazione, estendere gli ammortizzatori sociali, garantire a tutti il diritto alla salute,  rinnovare  i  contratti pubblici.

Dopo   aver  rotto  l’unità  sindacale  con Cisl e Uil sulla vertenza pensioni,   il  segretario  generale  della  Cgil, Susanna   Camusso,   parlando  dal  corteo  della mobilitazione  nazionale  organizzata  dal suo sindacato,   ha  tuonato:  “Bisognerà  ricostruire  i   fili   dell’unità  sindacale.   Il  premier  Gentiloni  e  il ministro Padoan hanno parlato del pacchetto pensioni come  di  un pacchetto importante, che tiene conto anche delle esigenze di bilancio ma le esigenze di bilancio non sono un termine astratto se si continuano a fare  condoni  e  non  si  contrasta  l’evasione.  Così  è certo che le risorse  non  bastano  mai. Queste  sono  scelte  politiche,  non è una condizione  inevitabile.

Oggi  è  la  prima  mobilitazione,  non ci fermiamo. Continueremo nei prossimi giorni, anche in parlamento presidieremo la discussione sulla legge di bilancio. Continueremo  ad  organizzare  assemblee e scioperi nei luoghi di lavoro per sostenere  le  nostre  vertenze.   Continuiamo  a lavorare per programmare la prossima mobilitazione generale, che, ve lo posso assicurare, non è lontana nel tempo”.

Al  fianco  della  CGIL,  sulle   pensioni  è  scesa  in  piazza   la sinistra  con la  presenza  di  esponenti  di  Mdp,  tra  i quali  Roberto Speranza, Enrico Rossi e l’ex leader Cgil Guglielmo Epifani; di Sinistra italiana con Nicola Fratoianni e di Possibile  con  Pippo  Civati;  di  Rifondazione  comunista  e anche una delegazione di Campo progressista.

“La  mobilitazione  nasce  su  rivendicazioni  che riteniamo sacrosante”, ha  affermato  il capogruppo alla Camera di Articolo 1-Mdp, Francesco Laforgia.

Alla  vigilia  della   manifestazione,  Susanna  Camusso   ha   lanciato  un  appello:  “Al centro  le  pensioni,  ma  anche  il  lavoro.  Torniamo  nelle  piazze  per quella che  è  una  prima  giornata di mobilitazione: cominciamo di nuovo una lunga lotta per  avere  una  risposta  sul  terreno previdenziale, del lavoro, dei rinnovi dei contratti pubblici e privati. Il Governo aveva preso degli impegni e non li ha mantenuti.  Se  gli  impegni  non  vengono  rispettati si reagisce, non si può far finta di niente.  Non  ci si può  contentare  di piccole deroghe , ma  che si deve  costruire un sistema di regole certe”.

Il segretario confederale nazionale Cgil, Maurizio Landini, ha  parlato dal palco  allestito  a  piazza  Verdi  a  Palermo:   “Quando nel 2011 l’allora governo Monti decise di intervenire drasticamente sulle pensioni si è aperta una ferita. Allora il sindacato  unitariamente  si  è  limitato a tre  ore di sciopero. Oggi bisogna riconoscere  che  abbiamo  commesso  un  errore  a  non contrapporci a quella riforma sbagliata.  Ci hanno detto  che era necessario intervenire sulle pensioni, cancellare  l’articolo 18,  abolire  le province e avremmo risolto tutti i nostri problemi. Tutte  queste  cose  sono  state  fatte  ma la situazione continua a non girare, anzi disoccupazione e precarietà sono aumentate, a livelli insopportabili soprattutto al Sud: i conti non tornano e le diseguaglianze sono cresciute”.

In  piazza  anche  il  Silp  Cgil,  il sindacato di polizia, con delegazioni di quadri, iscritti  e  simpatizzanti.  Il  segretario  generale  del  Silp,  Daniele  Tissone,  ha  affermato:   “I  poliziotti  sono  in piazza con la Cgil  perché  un Paese senza lavoro non  ha  futuro.  Le  lavoratrici  e i lavoratori in divisa manifestano anche per chiedere al governo di riavviare subito la trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro, fermo da 9 anni”.

Dal fronte sindacale, Cisl e Uil sottolineano, al contrario, i risultati ottenuti dal confronto  con  il  Governo, da cui poi è nato l’emendamento alla legge di bilancio per  il  blocco  di  ‘quota  67’  a 15  categorie  di  lavori gravosi e per un nuovo sistema  di calcolo della speranza di vita. In attesa dell’altro emendamento del governo  sull’allargamento dell’Ape sociale   (l’anticipo pensionistico a carico dello Stato)  per  il  2018.  Sul  tema  pensioni,  intanto,  è  stata  depositata  la sentenza con cui  la  Corte   Costituzionale  ha  dichiarato legittimo il cosiddetto ‘bonus Poletti’ sulla perequazione (arrivato dopo la sentenza della Consulta del 2015 che aveva bocciato il blocco della rivalutazione legata al costo della vita, per il 2012-13, alle pensioni oltre tre volte il minimo). E’ legittimo perché con quel bonus, afferma la sentenza  (il  cui  dispositivo  era già stato reso noto il 25 ottobre scorso), il legislatore  ha  realizzato  un bilanciamento non irragionevole degli interessi coinvolti:  quello dei pensionati a preservare il potere d’acquisto delle proprie pensioni e le esigenze finanziarie e di equilibrio di bilancio dello Stato. L’Inps, invece, aggiorna i dati su Ape social e precoci: ha accolto, al termine del primo monitoraggio delle domande di certificazione per l’accesso all’Ape social ed al pensionamento  anticipato  per  i  lavoratori  precoci,  presentate  entro il 15 luglio 2017,  15.493  domande  di  certificazione  (comprensive  dei  riesami)  per l’Ape, pari al 39% del totale, e 9.031 relative ai precoci, pari al 34% del totale. Nel complesso  sono  state  accolte,  quindi, 24.524 domande sulle oltre 66.000 presentate.

Con  la   manifestazione  della  Cgil  di  oggi,  la  lacerazione  a  sinistra  e  tra  i  sindacati  si  è  ulteriormente  accentuata.  Purtroppo,  ormai  è  chiara  la  mancanza  di  una  visione  politica  comune  tra  le  diverse  realtà  politiche  della  sinistra.  Dunque,  è   auspicabile  che  possa   iniziare  al  più  presto  possibile  un  confronto  politico  per  elaborare   una  strategia  comune   della  sinistra,  altrimenti   sarà  sempre  più  difficile  difendere  i   sacrosanti  diritti  dei  lavoratori  e  delle  fasce  sociali  più  deboli.  Solo  ragionando  sulle  cose  da  fare  si  potrà  superare  la  crisi  e  ritrovare  il  percorso  virtuoso  che   conduce  alla  giustizia  sociale.

Salvatore  Rondello

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