mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Petrolio in volo. Nuovo record da due anni e mezzo
Pubblicato il 27-12-2017


Petrolio-inflazioneDopo l’esplosione di un oleodotto in Libia, ieri il prezzo del petrolio ha subito un’impennata, fino a raggiungere il suo livello più alto in due anni e mezzo. A New York  il prezzo greggio è schizzato al 2,5% sfiorando i 60 dollari al barile, il livello più alto dal giugno 2015. Nel 2016 il prezzo dell’oro nero ha toccato un minimo di 26 dollari al barile fino ad aumentare lentamente dopo che il gruppo Opec ha accettato di limitare la produzione, concordando a novembre di estendere i tagli fino alla fine del 2018.

L’esplosione di ieri nel nord-est di Maradah, in Cirenaica, potrebbe ridurre la produzione da 70mila a 100mila barili al giorno, ha detto la National Oil Corporation, compagnia nazionale libica del petrolio, confermando in una nota l’esplosione da cui si è poi propagato un incendio. La Waha ha immediatamente dirottato la produzione sulla linea Samah.

Il petrolio nel Wti viaggia a 59,60 dollari al barile dopo che ieri sera é risalito a 60 dollari per la prima volta da fine giugno del 2015. L’esplosione dell’oleodotto libico per un attacco terroristico, ha spinto le quotazioni. Il Brent è oscillato attorno a 66,4 dollari al barile dopo aver superato ieri sera quota 67 dollari.

E’ stato un commando di uomini armati a causare l’esplosione dell’oleodotto in Libia che porta al terminale di Al Sider (Sidra), in Cirenaica. Secondo fonti militari libiche, i terroristi sono arrivati sul posto a bordo di due vetture e hanno minato l’impianto con gli esplosivi. Non ci sono ancora rivendicazioni. Le immagini riprese a distanza mostrano una enorme colonna di fumo nero. Si calcola che l’export petrolifero libico si ridurrà nell’immediato di 90.000 barili al giorno. Lo ha annunciato la compagnia nazionale libica del petrolio (Noc, National Oil Corporation). La notizia, data da fonti militari libiche sull’esplosione provocata da un commando di terroristi, è stata confermata dalla compagnia petrolifera libica.

La notizia ha fatto volare il petrolio a New York, dove le quotazioni sono salite dell’1,49% per arrivare fino a 59,34 dollari.

L’oleodotto colpito appartiene alla compagnia Waha, una sussidiaria della compagnia nazionale petrolifera (Noc) che dichiara di produrre 260.000 barili al giorno. Dopo l’esplosione ha immediatamente interrotto l’estrazione di petrolio. L’attentato, con molta probabilità potrebbe essere opera dell’Isis, secondo le ipotesi avanzate dalle forze di sicurezza a guardia degli impianti petroliferi libici. I miliziani dello Stato islamico sarebbero ancora attivi nella zona.

Il barile di Brent ha guadagnato l’1.73% sul mercato di Londra portandosi a 66,38 dollari, mentre a New York il Wti si è innalzato dell’1,68% portandosi 59,45 dollari. La Waha Oil, con l’esplosione ha diminuito la produzione che è crollata a 60.000-70.000 barili al giorno dai 260.000 della produzione regolare. Waha è una joint venture fra la libica National Oil Corp, Hess, Marathon Oil e ConocoPhillips.

Il terminale di Al Sider è sotto il controllo politico-militare del generale Khalifa Haftar e non è lontano da un altro terminale strategico, quello di Ras Lanuf. Insieme, i due siti sono i principali terminali del greggio libico.

La deflagrazione è avvenuta, con maggiore precisione, a circa 30 chilometri a nord-ovest di Marada. Molto presumibilmente gli attentatori potrebbero far parte delle Brigate di difesa di Bengasi.

Quest’ultimo fatto ha ridotto ulteriormente l’offerta di petrolio greggio sui mercati.

Per comprendere meglio lo scenario che si prospetta attorno all’oro nero, bisogna ricordare alcuni dei principali eventi dell’anno relativi al mercato degli energetici e provare a capire cosa potremmo attenderci nel 2018.

Senza dubbio, l’evento più importante del 2017 è stato l’aumento del prezzo del  greggio. Analisti e osservatori dei mercati non si trovano d’accordo su cosa possa esserci dietro all’impennata del riferimento WTI passato dal minimo di 44 dollari al barile nell’estate 2017 al massimo di quasi 60 dollari al barile a dicembre. Tra i fattori che hanno contribuito troviamo: i tagli alla produzione OPEC; la stabile crescita della domanda globale; la vacillante produzione da parte dell’ex gigante del greggio, il Venezuela; le interruzioni alla produzione e alla distribuzione causate dagli uragani nel sud-est degli Stati Uniti; la chiusura degli  oleodotti  nel nord degli Stati Uniti, in  Libia e nel Mare del Nord.

Il mercato del greggio probabilmente resterà volatile anche nel 2018. Persiste un eccesso di greggio e la domanda da parte di paesi come Cina e Stati Uniti è ancora essenziale per impedire ai prezzi di crollare. Probabilmente continueremo a vedere eventi che avranno un impatto significativo sul mercato del greggio.

La notizia più importante per i titoli petroliferi quest’anno è stata sicuramente la decisione  di Royal Dutch Shell di vendere circa 30 miliardi di dollari di asset della produzione e di concentrare le attività future sulla produzione dei derivati piuttosto che sulle trivellazioni. Nell’anno in corso, Shell ha venduto o ha cercato di vendere 587 milioni di dollari di asset in Gabon, 1,23 milioni di dollari di asset del gas in Irlanda, 500 milioni di dollari di asset del gas in Tunisia e un miliardo di dollari di asset in Nuova Zelanda. Parte di questa strategia di cessione deriva dalla necessità di eliminare gli ‘asset non strategici’ dal bilancio di Shell. Tuttavia, l’Amministratore Delegato di Shell ha spiegato il cambiamento come una risposta alla crescita del mercato dei veicoli elettrici ed alle previsioni di un ‘picco della domanda di greggio’.

La decisione di Shell di investire meno nello sviluppo di asset nella produzione è emblematica di una diversa presa di posizione tra le principali compagnie petrolifere che persisterà nel 2018. Alcune compagnie petrolifere (compresa Shell) stanno investendo meno nello sviluppo di asset e più nel cercare profitto dal settore petrolchimico, dalle rinnovabili o dalla raffinazione. Altre compagnie, come Aramco, stanno continuando o espandendo gli investimenti nello sviluppo di asset nella produzione. I colossi che scelgono di vendere gli asset della produzione vedranno un aumento dei prezzi dei titoli a breve termine. Tuttavia, non è chiaro se gli asset dei derivati e delle rinnovabili renderanno il tipo di profitti che queste compagnie hanno di solito avuto con la produzione e la vendita di greggio nei periodi di prezzi alti. Dobbiamo aspettarci un aumento della differenza nella presa di posizione nel 2018.

Quest’anno, i veicoli elettrici sono stati sotto i riflettori.  Molti paesi hanno emesso mandati finalizzati a diminuire la vendita dei tradizionali veicoli a benzina spingendo la popolazione ad acquistare veicoli elettrici. Le principali case automobilistiche come Volvo e Toyota  si stanno impegnando nella produzione di nuovi modelli di auto elettriche. Allo stesso tempo, la compagnia di veicoli elettrici Tesla sta incontrando degli ostacoli nel lancio della sua Model 3, l’auto elettrica per le masse.

Nonostante le previsioni ottimiste che mostrano un tasso maggiore di adozione di veicoli elettrici, il futuro delle auto elettriche è incerto. Stanno già sorgendo problemi in India sulle auto elettriche ed i consumatori stanno scoprendo i costi sociali ed ambientali dell’estrazione del litio e dello smaltimento delle batterie. A meno di una svolta tecnologica significativa, molti acquirenti di auto, nel 2018, scopriranno che i veicoli elettrici non valgono il loro costo.

Il divieto sulle esportazioni di greggio USA è stato eliminato alla fine del 2015. Solo nel 2017 si è notato un evidente aumento delle esportazioni di greggio statunitensi. Ad ottobre, gli Stati Uniti hanno esportato circa 2 milioni di barili al giorno, un quantitativo persino superiore a quanto ha prodotto il Venezuela nello stesso mese. Il mercato delle esportazioni USA può ancora crescere all’interno della sua infrastruttura esistente. Nel 2018, le esportazioni di greggio USA potrebbero contribuire a diminuire lo squilibrio commerciale americano con la Cina. A  novembre, gli Stati Uniti hanno esportato la quantità record di 289.000 barili al giorno in Cina. La cifra rappresenta solo una piccola frazione dei 9 milioni di barili al giorno che la Cina ha importato in quel mese, ma i produttori petroliferi statunitensi possono espandersi.

La produzione di greggio in Venezuela ha continuato a scendere nel 2017 fino al punto da non poter più produrre greggio sufficiente a soddisfare il consumo nazionale, figuriamoci i clienti esteri. I problemi con il settore petrolifero venezuelano si sono accumulati negli ultimi anni, ma il 2018 potrebbe rappresentare il punto di svolta. Se il Venezuela dovesse essere inadempiente ai pagamenti del prestito, la PDVSA, la compagnia petrolifera nazionale, potrebbe essere inadempiente nei confronti dei suoi creditori. Uno dei suoi creditori è il colosso petrolifero russo Rosneft. D’altra parte, una rivoluzione o un colpo di stato in Venezuela potrebbe deporre il Presidente Nicholas Maduro ed il nuovo governo potrebbe cambiare completamente il settore petrolifero del paese.

Il mercato del greggio nel 2018 potrebbe essere influenzato dalla situazione già esistente ma anche da altri eventi che potrebbero aggiungersi. Certamente i petrolieri cercheranno di continuare a massimizzare i loro profitti.

Salvatore Rondello

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Commenti all'articolo
  1. Intanto in Europa, come si legge ne La Voce di Reggio Emilia, la questione migranti continua a provocare strappi e divisioni. Oggi il 31enne cancelliere austriaco Kurz ha nuovamente messo i puntini sulle i riguardo al nodo dell’accoglienza: “Costringere i Paesi ad accogliere i rifugiati – ha dichiarato – non aiuterà l’Europa. Se continuiamo così – ha minacciato – gli Stati membri decideranno ognuno per proprio conto quante persone accogliere”.

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